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Il paradosso Dell’Aria continua, la prof di Palermo sconta ancora per il video sulle leggi razziali. Sulla punizione deciderà il Tribunale

 

Il tono pacato e con poche concessioni al sentimento è il miglior racconto di cosa sta succedendo alla professoressa Rosa Maria Dell’Aria, la docente di Palermo sospesa dal servizio per 15 giorni a maggio, perché, secondo il direttore dell’ufficio scolastico di quella provincia, non aveva adeguatamente controllato un lavoro fatto dai suoi alunni; in specie non aveva verificato il contenuto di due slide che accostavano le leggi razziali emanate in Italia nel 1938 al decreto sicurezza voluto dal Ministro dell’Interno allora in carica, Matteo Salvini. Rosa Maria dopo la sospensione è tornata nella sua scuola, l’Istituto tecnico “Vittorio Emanuele III ” di Palermo, a lavorare con il solito metodo e la passione che l’accompagnano da 40 anni, ma il provvedimento disciplinare non è stato mai revocato, nonostante le rassicurazioni arrivate persino dal Ministero dell’Istruzione. E nel frattempo le è stato tolto a rate dalle buste paga l’equivalente della retribuzione di quei 15 giorni, insieme alla quota contributiva della stessa durata. Eppure non è questo il cruccio dell’insegnante, bensì l’effetto morale e la “macchia” sulla sua biografia professionale. Lo spiega lei stessa ora che la sua storia torna a far discutere per l’equazione che si può fare tra questo caso singolo e la progressiva restrizione della libertà di espressione che si sta rischiando in questo Paese, in questo momento.

“A parte gli effetti economici – dice Rosa Maria Dell’Aria  – che comunque non ritengo giusti poiché sono stati applicati come provvedimento punitivo del pensiero critico, infatti ai miei alunni ho sempre cercato di trasmettere l’importanza del pensiero critico e della elaborazione libera di fatti e argomenti, c’è dell’altro e di più importante. E’  paradossale che per aver insegnato il valore del giudizio autonomo io abbia subito un provvedimento di punizione. Ma ciò che più conta è l’aspetto morale. Adesso vedo colleghi che mi dicono o pensano che forse non è congruo o non è giusto continuare a trasmettere questo messaggio ai ragazzi. Certo, io e molti altri insegnanti in tutte le scuole italiane continuiamo a lavorare in questo modo, scevri da condizionamenti, ma questa storia non aiuta e non è giusto”.

Cosa si aspettava in questi mesi?

“Credevo che fosse effettivamente possibile una revoca del provvedimento del direttore scolastico provinciale. Quell’atto include anche la mancata corresponsione del bonus di 500 euro che, anche qui, non è importante sotto l’aspetto economico bensì è l’ulteriore conseguenza della censura del mio comportamento. Insomma non sono stata una buona insegnante e io questo non credo sia vero perché  ho fatto il mio lavoro come sempre e al meglio. Ad ogni modo si era parlato di rivedere quella decisione e non è ancora accaduto”

Lei ha però presentato ricorso al giudice del lavoro per ottenere giustizia. E’ così?

“Sì, i miei avvocati hanno proposto ricorso e la prima udienza ci sarà a marzo. Ma se è stato detto in sede ministeriale che quell’atto non ci doveva essere perché non viene ritirato? Ho fiducia nella Giustizia e mi auguro che verrà annullato in quella sede. Resto sempre dell’avviso che  il gesto migliore sarebbe la revoca. Io l’anno prossimo dovrei andare in pensione e mi dispiace molto di questa ‘ombra’ nel curriculum. Voglio che sia cancellata per me e per il senso di democrazia insito nel messaggio che ho dato ai miei alunni in tanti anni di servizio”.

(Nella foto la premiazione della professoressa Rosa maria dell’aria da parte di Articolo 21 a luglio 2019)

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