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Il giallo di Parco Bassini

 

Un “piccolo” giallo si sta svolgendo in questi giorni a Milano, esattamente al Politecnico, una delle glorie della città da oltre un secolo e mezzo. Ma il giallo, con annesso scandalo ambientale, non riguarda solo il Politecnico, né solo Milano. Intanto è uno strappo all’art.9 della Costituzione, oltre ad essere una violazione al “Nuovo Regolamento edilizio Comune di Milano” emanato nel 2014 e infine, pur non essendo certo paragonabile  alla devastazione dell’Amazzonia, è un crimine “verde” e come tale ci riguarda tutti, perché  ovunque in Italia si distrugga un parco, anche piccolo, per far posto al cemento, là si dà forza ai devastatori che come unico valore hanno il profitto.

Veniamo ai fatti.

Il Rettore, all’insaputa del Municipio 3 di cui fa parte la Città studi, e all’insaputa dei docenti e degli studenti,  ha approvato una delibera in seguito alla quale autorizzava  l’abbattimento degli alberi del campus Bassini  per far posto a un’ennesima colata di cemento di cui – secondo i docenti che si oppongono alla distruzione del parco – non ci sarebbe assolutamente bisogno data l’esistenza di altri spazi utilizzabili per lo stesso scopo, che potrebbero essere destinati al riuso e che invece saranno condannati all’abbandono a tutto vantaggio di nuovo consumo di suolo.

Né docenti né studenti si oppongono alla realizzazione  del  nuovo spazio da dedicare al dipartimento  di Chimica, oggetto ufficiale del contendere,   ma chiedono soltanto che questo si realizzi senza aggiungere cemento, visto che ciò è possibile, salvando il verde pubblico.

L’esecuzione del nuovo edificio era già stata progettata nel 2013 e poi rivista e variata nel 2014, quindi il  “giallo” lo si ritrova solo nell’evoluzione della faccenda.

Secondo il Rettore, prof. Resta, è stata esperita ogni giusta procedura  e quindi l’autorizzazione a procedere nell’abbattimento degli alberi per far posto alla nuova palazzina è regolare.

Secondo alcuni rappresentanti del Municipio di competenza la scelta è stata deliberata senza darne la dovuta comunicazione, quindi commettendo una scorrettezza sul piano istituzionale e tenendo all’oscuro i residenti che verrebbero privati di questo piccolo polmone di verde.

Secondo i docenti che hanno chiesto il blocco dei lavori e lanciato una petizione (ancora sottoscrivibile a questo link http://chng.it/CZZRKyQM) l’avvio dei lavori è stato deliberato sulla base di piani di costruzione redatti nel 2013 e 2014 e comunque riferiti ad una diversa area e senza il rispetto dei regolamenti vigenti, col silenzio difficilmente commentabile del Sindaco Sala e dell’Assessore all’Urbanistica Maran.

Mentre si cerca di capire, si scopre che all’interno del giallo c’è anche lo scandalo. Anzi, gli scandali perché, stando alla denuncia del gruppo “Milano in Comune” gli scandali sarebbero due: uno verde e uno atomico. Sì, perché rientra in questo piano anche la demolizione di una palazzina contenente un  reattore nucleare sperimentale sulla cui area, dopo la messa in sicurezza, verrebbe creato un piccolo giardino pubblico come compensazione della distruzione del campus universitario.

Ma il decommisioning del reattore nucleare, cioè la messa in sicurezza,  prevede un tempo ipotizzato tra i dieci e i venti anni e, secondo alcuni degli oppositori al progetto, creare un giardino in zona già radioattiva non fornirebbe le giuste rassicurazioni neanche dopo la bonifica della stessa, oltre al fatto che quei bambini che potranno eventualmente usufruirne non sono ancora nati e quelli oggi deprivati del loro giardino non saranno più bambini quando l’area sarà disponibile.

La docente del dipartimento di ingegneria ambientale che ha lanciato la petizione, la prof. Arianna Azzellino,  dichiara che “Ritenendo il consumo di suolo l’impatto più importante di questo intervento si era  chiesto al Senato Accademico di poter avviare una riflessione e un approfondimento sul progetto attraverso il coinvolgimento delle tante competenze presenti in ateneo, ma  il Senato non ha accolto la richiesta di avviare una riflessione e un approfondimento istruttorio sull’opera e il Politecnico ha perso l’opportunità di mettere a sistema le proprie competenze per rendere questo progetto molto più sostenibile”

Mentre al Politecnico si lotta per salvare questo piccolo ma importante spazio verde, da varie parti d’Italia  arrivano notizie di centinaia di alberi ad alto fusto abbattuti sebbene in buona salute, con il placet delle varie amministrazioni comunali che poi, ove possibile, si mostrano nella veste di difensori dell’ambiente facendo foto di propaganda con zappette in mano e invitando i giovani a proteggere l’ambiente.

Tutto questo ci sembra un tradimento nei nostri confronti” ha detto un ragazzo molto giovane in una delle tante iniziative che si stanno avvicendando per salvare il campus, mentre un docente di Fisica del Politecnico ricorda “che l’Obiettivo del Nuovo Regolamento d’Uso e Tutela del Verde Pubblico e Privato del Comune di Milano sarebbe la difesa del verde cittadino, considerato bene comune per questo risulta incredibile che proprio un’istituzione pubblica e votata alla scienza possa farsi promotrice di tale scempio e che il Comune di Milano si faccia supporter dello stesso.”

Alla petizione firmata da circa 7000 persone, alle richieste di sospensione dei lavori fatte da alcuni rappresentanti del Terzo Municipio, agli articoli su giornali locali e nazionali, alle interviste radio, ai presidi pubblici, alle richieste di revisione in base a dati scientifici dimostrati e dimostrabili, alle proposte di confronto, alle lettere inviate sia al Rettore che al Senato accademico e al Sindaco Sala, l’unica amara risposta che si è avuta, la si è avuta stamattina, 4 dicembre, ed è stato il ronzio delle motoseghe che hanno iniziato a uccidere gli alberi.

Il Rettore, dando prova di disprezzo e di arroganza verso studenti, docenti, cittadini e consiglieri comunali, forse supportato dal Sindaco o forse no, non ha tenuto conto di alcuna richiesta e stamattina è iniziata “la danza macabra” che pare abbia, tra l’altro, un costo di 44 mila euro. Denaro speso per distruggere, quindi tolto ai cittadini nello stesso tempo in cui si toglie loro bene pubblico e comune.

Dov’è in tutto questo il Sindaco Sala? Anche questo fa parte del giallo.  In forma diversa abbiamo sentito ripetere la stessa domanda da chiunque. Già, dov’è il Sindaco Sala? Oggi dovrebbe essergli pervenuta una nuova lettera, indirizzata oltre che a lui all’Assessore Maran e ancora  al Rettore chiedendo ragione del perché si è derogato a ogni regolamento vigente per poter realizzare questa nuova costruzione a danno del parco Bassini.

Il Rettore, nonostante le molteplici richieste e l’intervento del consigliere comunale Minguzzi che ha chiesto la momentanea sospensione dei lavori si è dichiarato irremovibile e domani le motoseghe saranno nuovamente in azione. A questo il comitato spontaneo che si è formato sotto il nome di “Salviamo gli alberi del campus Bassini” ha risposto tramite social chiamando tutte e tutti a difendere il parco presenziando il cantiere domattina alle 7,30.

Sembra una lotta impari: da una parte il potere e l’arroganza a servizio della devastazione ambientale e, dall’altra, la resistenza  al potere e all’arroganza per salvare dalla devastazione questo  micro  spicchio di pianeta. Non sembra, è,  una lotta impari, ma questo non significa che la si debba perdere.

Intanto una vittoria straordinaria questo comitato spontaneo l’ha già avuta: ha visto nascere accanto alla determinazione di una persona che ha preso di petto il problema con coraggio, la professoressa Azzellino, un movimento intergenerazionale autentico e autenticamente a difesa di un bene comune oltre che pubblico.

Se questo movimento riuscirà a fermare le motoseghe, la vittoria andrà ben oltre il parco Bassini e avrà la forza positiva dell’esempio. Se invece non ce la farà, avrà comunque fatto crescere consapevolezza: quel bene che una volta acquisito non si perde più.

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