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La Filarmonica Romana torna al Teatro Argentina con Piotr Anderszewski

 

La stagione concertistica dell’Accademia Filarmonica Romana 2019/20 è stata impreziosita da una serata magica: quella che ha offerto al pubblico romano, giovedì 28 novembre, Piotr Anderszewski (classe 1969), di origini polacche –  senz’altro una delle più interessanti figure della musica concertistica a livello mondiale –  alle prese con un recital dal programma “contrappuntistico” sul palco del Teatro Argentina di Roma. Il concerto è stato aperto da una selezione di sei Preludi e Fughe tratte dal secondo Libro del Clavicembalo bentemperato di Johann Sebastian Bach, composti nel 1774, per poi proseguire con 7 bellissime Sonate per pianoforte in forma di fughette, Op. 126, che  Robert Schumann ha scritto nel 1853 in omaggio al genio di Bach. La serata si è conclusa con la Sonata in la bemolle maggiore n. 31, op. 110, di Ludwig van Beethoven, terminata nel 1821.

Un programma concertistico di ampio respiro e di raro ascolto che ha accomunato due geni assoluti della musica classica: Bach e Beethoven; l’Antico e il Nuovo Testamento della Musica, per dirla con Hans von Bülow, passando per uno dei padri della musica romantica: Robert Schumann.

Un concerto che ha saputo creare quella magia che solo la buona musica è in grado di fare, perché unica ed immediata ne è la sua fruizione, irripetibile! Un pubblico in estasi che ha richiamato sul palco più volte l’artista che si è concesso eseguendo altri tre brani del suo repertorio con una grazia ed un virtuosismo unici.

Un’atmosfera romantica, fatta di poesia, di seduzione, dove l’amore dell’esecutore verso questi Maestri immortali è risultato palpabile: la musica come ragione di vita! Ma, ne siamo certi, anche l’abbraccio, il calore, che il pubblico romano gli ha tributato avrà rafforzato nell’artista il convincimento che la musica trova la sua stessa ragion d’essere anche nella sua condivisione con chi la ascolta.

Il maestro Anderszewsky, figura indiscussa e riconosciuta a livello internazionale per l’originalità e l’intensità delle sue interpretazioni, mancava da Roma dal 2011. Egli è, oramai, una presenza stabile presso le più importanti sale concertistiche: dalla  Wiener Konzerthaus alla Berlin Philharmonie, dalla Wigmore Hall alla, Carnegie Hall, per citarne solo alcune; e presso le più importanti orchestre: dalla Berliner Philharmoniker alla London Symphony Orchestra. Tra i numerosissimi premi ricevuti, ricordiamo il Gilmore Prize, che viene assegnato ogni quattro anni ad un pianista concertista. Particolarità del premio: la valutazione dei candidati avviene in modo discreto, all’insaputa degli stessi, attraverso l’ascolto degli spettacoli dal vivo e delle registrazioni in un certo lasso di tempo.

Nelle prossime settimane, sempre il teatro Argentina, ospiterà altri appuntamenti di assoluta eccellenza: giovedì 5 dicembre il Pavel Haas Quartet eseguirà il ciclo integrale dei Quartetti per Archi di Beethoven, giovedì 12 dicembre sarà la volta del pianista italiano Filippo Gorini, alle prese con Mozart, Schumann e Schubert, mentre il 23 gennaio si assisterà ad una serata dedicata al repertorio barocco in “Giulio Cesare: Un eroe Barocco” con il controtenore Raffaele Pe.

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