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Benin, perché tradizioni e capi religiosi contano più dello Stato

 

 

Quando si viaggia nelle zone rurali dell’Africa si può restare stupiti e confusi da come, negli stessi villaggi di poche centinaia di persone, siano rappresentate sia autorità amministrative che noi definiremmo “moderne” sia figure tradizionali.

È quello che è successo a me in Benin, a Sokpontà (nel dipartimento delle Colline, non lontano dal confine con la Nigeria), dove viaggio per progetti di cooperazione. Lavorare con una società significa lavorare anche con le sue Istituzioni e lì si trovano, a poca distanza, l’ufficio del delegué (rappresentante dell’amministrazione statale eletto dal villaggio), la gendarmerie, il palazzo del re e il centro di geomanzia.

Una sensazione di strano “anacronismo” si ritrova anche leggendo alcune notizie di giornale, come quella del giugno scorso, quando il Gup di Milano ha condannato, in seguito alla perizia di un’antropologa, una donna nigeriana rea di aver ridotto in schiavitù e costretto a prostituirsi delle ragazze, anche loro nigeriane, facendo uso della coercizione tramite un rito voodoo. O quella, nel 2018, che riguarda l’Oba del Benin (Nigeria) che ha chiesto ai “medici nativi” di annullare le maledizioni di cui sono oggetto le donne vittime di tratta. Scorrendo il curriculum di quest’uomo si legge che, prima dell’incoronazione, si è laureato in economia a Cardiff, ha preso un master in pubblica amministrazione nel New Jersey ed è stato ambasciatore della Nigeria in Angola, Svezia ed Italia.

Riti voodoo, sovrani, medici tradizionali contro aule di tribunale, perizie tecniche, Università e ambasciate: sembrano concetti usciti da mondi ed epoche diverse, quasi inconciliabili.

Ma dove ritroviamo le radici di tutto ciò?

Per iniziare a sbrogliare la matassa occorre fare un passo indietro. Anzi, più di uno: prima dell’epoca della “corsa all’Africa”, già da secoli le società dell’Africa Sub-Sahariana erano estremamente diversificate. Vi erano grandi e ricchissimi imperi dove si assiste, ad esempio con quello del Mali nel XIV secolo, a modelli di accentramento amministrativo e di diritto pubblico, regni, potenti città-Stato così come piccoli gruppi sociali patriarcali o addirittura acefali. L’Islam, e con esso il diritto islamico, penetra nel continente in maniera lenta e, spesso, unendosi a tradizioni locali e creando nuove soluzioni.

L’inizio della penetrazione coloniale nel continente segna invece l’inizio del trapianto dei sistemi giuridici di tradizione occidentale in Africa. In realtà non si assisterà ad un semplice affiancamento tra due tradizioni giuridiche parallele (e quindi due diversi modi di organizzazione della società): il sistema di amministrazione coloniale agisce, grazie ad una serie di strumenti, da una posizione di forza, e modifica l’organizzazione sociale dei territori colonizzati.

Le principali potenze coloniali, Francia e Impero Britannico, adottano sulla carta due differenti strategie: assimilation (assimilare le colonie al modello culturale, sociale e amministrativo della “madre patria”) e indirect rule (gestire le colonie tramite l’inquadramento nel sistema amministrativo coloniale delle strutture di potere già esistenti)… Continua su vociglobali

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