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Siria. Le truppe turche sfondano il confine ed entrano nel Rojava

 

Si profila un genocidio del popolo curdo, e una pulizia etnica. Allarme dell’Unhcr: già 60mila gli sfollati

Di Pino Salerno

Le truppe turche si spingeranno fino a 30 km oltre il confine entro il territorio siriano con l’operazione militare contro le milizie curde lanciata ieri. Lo ha detto il ministro degli Esteri di Ankara, Mevlut Cavusoglu, confermando il piano strategico dichiarato finora da Ankara. Il ministro ha inoltre assicurato che, nonostante le proteste internazionali, l’offensiva proseguirà finché “tutti i terroristi saranno neutralizzati”. Sul piano militare, infatti, le cittadine siriane di Tall Abyad e Ras al Ayn sono state circondate dalle forze turche e dalle milizie arabo-siriane cooptate da Ankara nel nord-est della Siria. Lo riferiscono fonti sul terreno. Le due cittadine ricoprono un ruolo chiave nell’offensiva turca perché costituiscono il punto d’accesso nell’entroterra siriano nella zona centrale del confine tra Turchia e Siria. Ed è salito a 7 il numero di villaggi del nord-est della Siria già passati, in una notte, sotto il controllo dell’esercito turco. Ankara ha annunciato di aver “liberato dai terroristi” delle milizie curde i villaggi di Asik e Hamidiye, a sud est di Tel Abyad, portando a 7 il numero di villaggi conquistati, tutti situati in prossimità delle città di Tel Abyad e Ras al Ayn, entrambe abbandonate dai marines americani lo scorso lunedì.

Proseguono intanto gli scontri a Qamishli, da dove colpi di mortaio vengono esplosi dai miliziani Ypg oltre il confine turco. Il presidente turco Recep Tayyip Erdogan ha lanciato ieri l’operazione militare “Fonte di pace” nel nord della Siria, per eliminare il Pyd-Ypg dalla regione a est del fiume Eufrate. Lo scorso 7 agosto Stati Uniti e Turchia avevano trovato un’intesa, definita poi da Erdogan “una favola”, per ottenere il controllo di un’area profonda circa 32 km, estesa per 480 km in territorio siriano a est del fiume Eufrate fino al confine con l’Iraq, di cui la Turchia è ora decisa a ottenere il controllo con un intervento unilaterale. E se ciò non bastasse, la Turchia ”manderà 3,6 milioni di rifugiati” in Europa se Bruxelles definirà come ”una invasione” l’operazione militare lanciata ieri nella Siria nordorientale, ha dichiarato il presidente turco Recep Tayyip Erdogan intervenendo ad Ankara e minacciando di ”aprire le porte” ai rifugiati siriani attualmente in Turchia. ‘Hey Unione europea! Non potete definire la nostra operazione come un’invasione”, ha detto Erdogan ad Ankara. L’unico obiettivo dell’operazione militare turca è quella di ”eliminare il terrorismo”.

Un disastro umanitario già in corso. Decine di migliaia gli sfollati

L’escalation del conflitto nel nord della Siria rischia di causare ulteriori sofferenze umane e nuovi esodi in quella che è già la più grande crisi di movimento forzato di popolazioni al mondo. Decine di migliaia di civili si stanno spostando per fuggire ai combattimenti e cercare salvezza. L’UNHCR, l’Agenzia delle Nazioni Unite per i Rifugiati, chiede alle parti di rispettare il diritto umanitario internazionale, anche garantendo accesso alle agenzie umanitarie. “Centinaia di migliaia di civili nella Siria settentrionale sono ora in pericolo. I cittadini e le infrastrutture civili non devono rappresentare un bersaglio” dichiara in una nota l’Alto commissario delle Nazioni Unite per i rifugiati Filippo Grandi. “L’escalation del conflitto nel nord della Siria rischia di causare ulteriori sofferenze umane e nuovi esodi in quella che è già la più grande crisi di movimento forzato di popolazioni al mondo” si legge nel comunicato: “decine di migliaia di civili si stanno spostando per fuggire ai combattimenti e cercare salvezza. L’Unhcr, l’Agenzia delle Nazioni Unite per i rifugiati, chiede alle parti di rispettare il diritto umanitario internazionale, anche garantendo accesso alle agenzie umanitarie”. “La situazione di coloro che sono stati coinvolti nei combattimenti è aggravata dalle temperature più basse in tutta la regione a causa dell’avvicinarsi della stagione invernale” è l’allarme dell’agenzia Onu. L’Unhcr fa presente inoltre “l’urgenza di avere libero accesso umanitario per poter raggiungere chi è stato costretto alla fuga e assisterli ovunque sia necessario”. “Spetta ai rifugiati- sottolinea infine la nota- decidere se e quando desiderano tornare in Siria”. Dopo otto anni di conflitto, la Siria rappresenta la più grande crisi di rifugiati al mondo, con 5,6 milioni di siriani che vivono come rifugiati nella regione. La Turchia ne ospita più di 3,6 milioni, il che la rende il Paese che ospita più rifugiati al mondo. Inoltre, più di 6,2 milioni di persone sono sfollate all’interno della Siria secondo le stime delle Nazioni Unite.

La comandante curda Issa Montecitorio: “la Turchia può fare un genocidio e liberare i terroristi”

“Noi sappiamo che ci sono già moltissimi feriti e morti. Chiediamo alla comunità internazionale di far fermare subito gli attacchi turchi in Rojava” dice Ahmad Yousef, membro del consiglio esecutivo della federazione della Siria del Nord. “Oggi c’è una riunione del consiglio di sicurezza dell’Onu. Speriamo che decidano di fermare la Turchia e che si decida l’istituzione di una zona cuscinetto, una no fly zone, in modo che gli aerei turchi non possano bombardare. Noi diciamo alla comunità internazionale: insieme abbiamo cancellato lo Stato islamico, ora voi siete con noi o con i jihadisti?”, aggiunge Ahmad Yousef. “Con la Turchia in Rojava – ricorda- non possiamo più controllare i detenuti dell’Isis in Rojava e questi detenuti vanno in tutto il mondo essendo cittadini di 52 paesi”. Dalbr Jomma Issa, comandante YPJ, comandante in capo della operazione per liberare Raqqa delle SDF, aggiunge che “la Turchia non attacca da sola: ha portato tutti i suoi amici jihadisti al nord della Siria. Noi chiediamo come mai un paese membro della Nato può attaccare i civili e un’alleanza che ha lottato contro lo Stato islamico. Nel mondo, nel ventunesimo secolo, la Turchia può fare un nuovo genocidio di popolo”.

Attacchi barbari del regime turco, provocano morti e feriti, prese di mira le chiese

Le aree della Siria settentrionale sotto il controllo curdo sono state sottoposte ad “attacchi barbari da parte del regime turco. Questi attacchi disumani hanno provocato morti e decine di feriti e hanno anche preso di mira molti siti religiosi come chiese nelle città di Qamishli, Ain-Issa, Ras al-Ayn e Tal Abyad”. E’ quanto si legge in una nota dell’Amministrazione autonoma curda nel nord-est della Siria, nella quale si denuncia che “migliaia di famiglie” sono già state costrette a lasciare le loro case. “Condanniamo questa campagna barbara che punta ad occupare la nostra regione e a cambiare la sua demografia”, prosegue la nota. “Noi chiediamo inoltre alla comunità internazionale, al Consiglio di Sicurezza Onu, alla Lega Araba e tutte le organizzazioni per i diritti umani e ai media internazionali di mettere in evidenza queste azioni criminali che stanno accadendo davanti agli occhi del mondo”, si conclude il comunicato.

Da jobsnews

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