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La libertà dell’informazione deve poggiare sulla verità dei fatti. I giornalisti del Veneto incontrano il sottosegretario Martella

 

Nella sede del Sindacato giornalisti del Veneto di Venezia si è svolto venerdì 18 ottobre un incontro istituzionale con il sottosegretario Andrea Martella con delega all’editoria presso il dipartimento della presidenza del Consiglio, a cui hanno partecipato delegazioni dei sindacati regionali del Veneto, Emilia Romagna, Campania, Trentino Alto Adige, Liguria e Lombardia, oltre ai consiglieri nazionali e regionali veneti: la sua presenza era stata fortemente voluta dalla Federazione nazionale della stampa per un confronto proficuo tra la categoria della stampa e un esponente istituzionale a cui riferirsi, data dalla possibilità di porre delle domande alle quali ha risposto con determinazione ad ogni quesito posto. Si è anche dimostrato soddisfatto nel partecipare ad un dibattito nella città dove è residente. «Sono contento di essere qui a Venezia e penso sia arrivato il momento di delineare nuove linee guida stabilendo un principio fondamentale: in un paese civile esiste il dialogo, il confronto con tutti e con i giornalisti in primis. Per questo mi recherò di persona anche a Milano e a Napoli per confrontarmi con la vostra categoria». La partecipazione così numerosa di colleghi e ospiti provenienti da tutte le regioni è stata la miglior di dimostrazione nel chiedere,  a chi si deve occupare di garantire il diritto d’informazione (come quello di essere informati), e al contempo  salvaguardare il lavoro a chi subisce continue minacce e rischi di licenziamento.  Si è parlato di diritti e doveri, di libertà di stampa, di difesa dei diritti del lavoro e dei più deboli come sono considerati i giornalisti precari. Non ultimo il problema dei colleghi minacciati. Interventi mirati per chiedere al governo in carica di farsi carico di una problematica che vede coinvolti editori, testate giornalistiche, televisioni, radio e garantire una pluralità dell’informazione necessaria per garantire una vera democrazia nel nostro paese.

L’incontro, coordinato dalla segretaria del Sindacato giornalisti del Veneto Monica Andolfatto, è servito a fare il punto della situazione a livello nazionale e spiegare ad Andrea Martella le iniziative messe in campo per la formazione, tra le quali c’è l’istituzione di un protocollo del Sgv  con l’Università di Padova per impedire la disinformazione e le fake news (dove è stato prezioso il contributo anche dei colleghi Enrico Ferri, Roberto Reale e Massimo Zennaro,  insieme ad alcuni docenti universitari, tra cui Laura Nota con delega del Magnifico Rettore Rosario Rizzuto, per l’inclusione e la disabilità). Ad aprire il dibattito è intervenuto il presidente dell’Ordine del Veneto Gianluca Amadori il quale ha chiesto al sottosegretario di «esaminare la riforma della professione già redatta in un documento dal Consiglio nazionale. Nella legge per i professionali restano i principi cardine ma l’accesso, l’inquadramento alle figure professionali nuove e  difendere l’autonomia del sistema previdenziale dell’INPGI, oltre a legiferare delle norme contro le querele temerarie. Qualche volta anche noi giornalisti – ha spiegato il presidente Amadori – forziamo nei titoli e nei pezzi ma dobbiamo trovare una soluzione per impedire chi le presenta a chi fa onestamente il proprio lavoro».  Il segretario regionale del sindacato Trentino Alto Adige Südtirol, Rocco Cerone, ha poi illustrato la situazione del lavoro in Trentino Alto Adige e le prospettive future per il settore degli uffici stampa pubblici, un settore vitale per l’informazione e che occupa decine di colleghi. «È importante sottolineare la pluralità dei pensieri e dei soggetti rappresentati in Federazione e colgo anche l’occasione per invitare il sottosegretario Martella a Trento quando sarà costituita la Fondazione Megalizzi e la presentazione del libro che raccoglie gli scritti di Antonio curato da Paolo Borrometi. Per noi è importante difendere tutte le professionalità anche se non ancora iscritte all’Ordine, come era avvenuto per il giovane cronista radiofonico, il cui anniversario della morte ricorre il 14 dicembre prossimo».

L’intervento di Anna Del Freo rappresentante della Federazione europea dei giornalisti è stato improntato sulle minacce di morte e pressioni che subiscono i giornalisti: «sono molti i colleghi che hanno perso la vita per garantire la libertà d’informazione, tra cui c’è anche Antonio Russo ucciso in Georgia mentre stava documentando il conflitto in Cecenia. Daphne Caruana Galizia è stata assassinata a Malta (il 26 ottobre a Ronchi dei Legionari verrà conferita la cittadinanza onoraria al figlio Matthew anch’esso giornalista, ndr), dove io mi sono recata di persona per verificare come non sia stata fatta una reale inchiesta sull’omicidio. Il 16 ottobre di ogni anno è l’anniversario e la giornata per tutti i cronisti uccisi e siamo qui anche per testimoniare la nostra solidarietà al collega di Avvenire Nello Scavo (a cui è stata data la scorta, ndr) per le gravi minacce ricevute sui social. Il governo istituisca un’indagine per fermare questi pericolosi terroristi – ha chiesto Anna Del Freo a nome della Federazione nazionale della stampa – e non dimentichiamo anche i 200 colleghi che attualmente sono detenuti in carcere in Turchia». Gli interventi hanno saputo descrivere con molta precisione le evidenti difficoltà che la categoria sta attraversando, come ha spiegato Mattia Motta, segretario generale aggiunto della FNSI con delega sul lavoro autonomo: «più della metà della categoria professionale è composta da colleghi precari e il problema del lavoro è un’emergenza nazionale. A fronte  di pre-pensionamenti, è previsto un assunto ogni tre uscite; inoltre soltanto nella professione ordininistica dei giornalisti (al pari degli infermieri) vengono utlizzati i COCOCO. Io sono uno di questi e vengo retribuito con 30 euro lordi al giorno per il lavoro che faccio. Cosa ha intenzione di fare l’esecutivo per risolvere il problema – ha chiesto Motta rivolgendosi al sottosegretario – ».

Monica Andolfatto ha ribadito la preoccupazione di tutto il sindacato per la questione dell’equo compenso: «i collaboratori delle redazioni vanno considerati dei redattori aggiunti  e senza di loro i giornali non uscirebbero. Una categoria debole che va tutelata». Alessandra Costante vice segretaria della FNSI nel ringraziare Martella per aver difeso l’informazione in tutte le sue forme ha poi chiesto di passare dalle buone promesse ad azioni concrete: «le redazioni vengono decimate da stati di crisi, pre-pensionamenti e depauperate dove ci lavorano i pensionati e i free lance pagati con cinque euro lordi ad articolo, così come fa il più grande gruppo editoriale. La situazione è peggiorata e gli editori  dovrebbero pensare a modelli di business e non a smantellare le redazioni.  Bisogna ribaltare il paradigma e fare come negli altri paesi europei dove i problemi vengono affrontati seriamente. In Italia abbiamo l’Ordine dei giornalisti e la vigilanza del ministero della Giustizia. Un unicum rappresentato dal contratto  di lavoro giornalistico sempre più disatteso.

L’istituto previdenziale è superiore a quello dell’Aspi (Assicurazione sociale per l’impiego) per aiutare a rientrare nel mondo del lavoro i tanti colleghi espulsi per stati di crisi e anche per i giornalisti non sufficientemente allineati. L’Inpgi deve vivere e non sopravvivere a fronte di un giornalismo che è cambiato molto rispetto a 20 anni fa. Abbiamo molti colleghi non iscritti all’Inpgi». La situazione è grave in tutte le regioni e in Lombardia si fa sentire particolarmente sentire, ha ricordato Paolo Perucchini presidente dell’Associazione lombarda dei giornalisti: «Milano è sempre stata la capitale dell’informazione ma ora dobbiamo vincolare gli editori a fare il loro dovere in un altro modo, garantendo il pluralismo e il sostegno alle testate con contributi rimessi in circolo. Molti giornali e settimanali sono in crisi e non ricevono più contributi. Sono voci del territorio che si spengono. Nel 2017 il quaranta per cento dei contributi arrivava in Lombardia». Non va meglio in Campania dove la situazione è pesante a causa delle minacce che i giornalisti ricevono quotidianamente, ha fatto presente Roberta De Maddi del Sindacato unitario dei giornalisti della Campania:« lavoriamo in condizioni emergenziali e abbiamo quattro colleghi sotto scorta per minacce di morte. A breve chiuderanno sei testate che impediranno di continuare ad illuminare le periferie della nostra regione».  In Emilia Romagna i numeri della crisi dell’editoria dimostrano la particolare gravità che sta minando la categoria. Il presidente dell’Associazione stampa regionale, Matteo Naccari, ha portato all’attenzione di tutti un dato allarmante: 46 esuberi su 236 giornalisti che lavorano al Resto del Carlino.

Le domande indirizzate ad Andrea Martella hanno  suscitato delle risposte  accolte con favore da tutta la platea dei presenti, favorendo così un clima di dialogo reciproco e fiducioso nel cercare soluzioni condivise. «Nella legge di bilancio ci sarà un’adeguata attenzione al tema dei finanziamenti pubblici, all’informazione, non tagli, ma interventi per garantire stabilità e continuità al sostegno di un settore cruciale per il Paese, in vista di una nuova legge di riforma per l’editoria 5.0. Il 29 ottobre presenterò al Senato e alla Camera le dichiarazioni programmatiche per il mio dipartimento, che valgono come quelle degli altri ministeri, frutto di decisioni e programmi. Un’efficace interazione tra il parlamento e il governo si intreccia nella legge di bilancio che va inviata in Europa, ma è  chiaro che il governo deve impegnarsi per dare concretezza con i dovuti sostegni a libertà di espressione e pluralismo. Il settore dell’informazione è un bene primario per il funzionamento delle istituzioni pubbliche e la formazione d’opinione del singolo cittadino. Il sostegno pubblico va consolidato e stabilizzato. Vanno creati nuovi incentivi per dare sostegno a tutta la filiera (editori, giornali, edicole) e un ampliamento del sostegno indiretto.

La libertà dell’informazione deve poggiare sulla verità dei fatti. Va riconosciuto il giusto compenso e la commissione paritetica sarà ricostituita – ha spiegato Martella – così come vanno agevolate le stabilizzazioni dei lavoratori, incentivandone l’assunzione. Anche il settore del web va riconosciuto. Mi impegno anche a parlare con i ministri Amendola e Franceschini per far si che venga recepita la legge sul copyright emanata dal parlamento europeo». Il presidente Giuseppe Giulietti nel suo discorso ha spiegato come l’atteggiamento della Fnsi sia sempre stato il medesimo anche con i precedenti governi, stigmatizzando le tante aggressioni subite da parte di chi scrive per garantire l’informazione e rivolte alle voci delle diversità. «L’Italia è in terzultima posizione per quanto riguarda i contributi europei e bisogna ragionare sulla defiscalizzazione. Combattere seriamente le fake news che avvelenano l’informazione. L’Inpgi è un presidio dell’autonomia sulla funzione del giornalista. Chi chiede il commissariamento deve capire che il gruppo vincitore uscito dal congresso di Levico guida la linea maggioritaria del sindacato unitario. Va trovata un’intesa di tutte le correnti interne per andare alle prossime elezioni dell’Inpgi dimostrando coesione e unità. Esprimo anche un ringraziamento per il metodo adottato dal ministero per quanto riguarda la vertenza della Gazzetta del Mezzogiorno. I curatori fallimentari per due anni di seguito hanno impedito alle voci di manifestare in assemblea e aprire dei dibattiti seri per una ragionevole soluzione. Il tavolo di confronto con il ministro Boccia sull’equo compenso deve essere riaperto e il percorso di riforme deve precedere la campagna dei tagli – ha proseguito Giulietti nel suo accorato discorso – e il presidente Mattarella è intervenuto per ben tredici volte in soli quindici mesi a difesa della libertà dell’informazione. Ci si deve muovere dentro questo perimetro per garantire una maggiore serenità a tutti».

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