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Il caso di Gianluca Costantini ci interroga sulla libertà d’espressione e sulla democrazia autoritaria

 

Più che “bannato”: Gianluca Costantini è dannato. Il disegnatore italiano – la definizione gli va un po’ stretta – ci ha ricordato oggi che dal 2016 i suoi disegni/editoriali, tutti incentrati sui diritti umani, non si possono vedere in Turchia, su ordine del Tribunale. Ritrarre la faccia di Erdogan coperta del sangue delle vittime della sua repressione evidentemente non è piaciuto ai giudici turchi. Ma la vicenda di Gianluca Costantini va oltre il presunto vilipendio: è un caso che ci interroga sulla libertà d’espressione, sulla democrazia autoritaria, su “muri” e “ponti” tecnologici.

Gianluca Costantini non è solo nella sentenza di censura: oltre a @channeldraw (che è il suo account twitter) vengono colpiti altri 37 indirizzi digitali, tra cui la pagina ufficiale dell’arcinemico di Erdogan, Gulen e alcuni siti di informazione curdi. Non è un caso: la sentenza dei giudici turchi accusa tutti questi account di ≪incitare al terrorismo, incoraggiare la violenza e la criminalità, minacciare l’ordine pubblico e la sicurezza nazionale≫. Che il ritratto diretto, forte, senza sconti che Gianluca Costantini ha fatto possa dar fastidio al patriottismo pro-Erdogan è un conto, che così fiancheggi il terrorismo è a dir poco esagerato. E’ evidente il carattere intimidatorio del provvedimento giudiziario. Ed è possibile proprio perché in Turchia da anni il partito AKP ha instaurato una “democratura”, dove nessun potere può bilanciare quello esecutivo. ≪Il provvedimento è stato preso dal tribunale il 24 luglio 2016 – spiega Gianluca Costantini – il fallito colpo di stato di cui sono accusati i sostenitori di Fetullah Gulen, è avvenuto pochi giorni prima, la vignetta è del 22 luglio≫. La censura quindi rientra nelle misure emergenziali di quei giorni e colpisce chiunque si opponga – anche solo a parole – al regime di Erdogan. ≪Credo che questo disegno, che potrebbe essere accusato di vilipendio della bandiera e del presidente turco – dice ancora Costantini – sia una scusa per andare a colpire il mio profilo twitter che negli ultimi anni aveva seguito gli avvenimenti della politica e dei diritti umani in Turchia. Ricordo che avevo realizzato molti disegni per Occupy Gezi nel 2013 https://www.gianlucacostantini.com/human-rights/occupy-gezi/ e soprattutto le vicende della città di Cizre https://medium.com/channel-draw/the-resistance-of-the-kurdish-people-1d7b103178bd all’inizio del 2016≫. Erdogan colpisce nel mucchio – dal colpo di stato fallito sono state arrestate almeno 77.000 persone e licenziate 150 mila persone tra impiegati pubblici e soldati – ma sa anche selezionare le sue vittime. Insieme a Gianluca Costantini, come detto, ci sono esponenti della lobby di Gulen ma anche comunicatori curdi.

Così come nell’elenco sterminato di arrestati e ancora sotto processo ci sono difensori dei diritti umani come il presidente onorario di Amnesty Turchia Taner Kilic e l’ex direttrice della stessa associazione Idil Eser, lo scrittore Ahmet Altan, il segretario del partito inter-etnico Selahattin Demirtas. Nel caso di Gianluca Costantini c’è, infine, un’altra lezione: apparentemente la tecnologia dovrebbe essere in grado di superare i muri che vengono alzati da queste democrazie autoritarie, ciascun utente di twitter, facebook o youtube dovrebbe poter accedere liberamente a news, vignette, documentari. Invece questi giganti (in termini di fatturato) sono bloccati da due giudici turchi, che possono decretare la “dannazione” di un disegnatore italiano. ≪La Turchia è un paese che amo molto, soprattutto la città di Istanbul che sento come la mia seconda casa. Sento la sua mancanza quasi che una parte di me sia esiliata≫, dice Gianluca Costantini, ≪ma come ho detto in un’intervista sul sito di informazioni turco Bianet: “Se ami un posto, ami anche le persone che lottano per la libertà di quel luogo” http://bianet.org/english/human-rights/206053-if-you-love-a-place-you-also-love-people-fighting-for-freedom-there e proprio per questo dopo questa censura, il mio impegno è aumentato ancora di più e ho continuato a lavorare sulla Turchia≫. E noi al fianco di Gianluca.

Danilo De Biasio, direttore del Festival dei Diritti Umani

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