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Turchia, nuove repressioni e dieci giornalisti arrestati nelle ultime 48 ore

 

Quarantotto ore di repressioni come non si vedevano da mesi in Turchia. Manifestanti dispersi con idranti e gas lacrimogeni, altri manganellati e mandati in ospedale, e dieci giornalisti arrestati in tre diverse città, Diyarbakir, Van e Mardin. Anche a Istanbul, fuori dal tribunale di Çağleayan, la polizia ha disperso un sit-in guidato dal giornalista, oggi onorevole dell’Hdp Ahmet Sik, malmenato dalle forze dell’ordine che non hanno esitato a colpire un parlamentare. Sik ha riportato lesioni alle braccia e alla testa. Altri operatori dell’informazione sono stati picchiati mentre seguivano le proteste contro la rimozione dei sindaci delle rispettive municipalità. Il licenziamento dei primi cittadini di Diyarbakır, Mardin e Van  da parte del Ministero degli Interni, sostituiti con degli  amministratori fiduciari.

La polizia è intervenuta per bloccare una serie di proteste nelle province turche a maggioranza curda dove gli amministratori eletti lo scorso 31 marzo sono stati destituiti dai loro incarichi contestualmente all’arresto di 400 persone per presunti legami con il Partito dei lavoratori del Kurdistan (PKK). Da lunedì un gruppo di persone, tra cui i deputati di Batman del Partito Democratico (HDP), partito filo-curdo Feleknas Uca e Ayşe Acar Başaran, hanno animato manifestazioni per contestare la decisione di Ankara. Oggi, per sgomberare il sit-in, le forze dell’ordine hanno usato la forza e morte persone sono rimaste  ferite. La polizia aveva chiuso al traffico le strade di Elazığ e Lise, tuttavia la folla aveva  rifiutato di allontanarsi. I membri dell’HDP che erano sul posto hanno decido di organizzare una conferenza stampa di fronte al quartier generale dell’HDP per denunciare la decisione del governo locale di vietare l’autorizzazione alle proteste pubbliche per un mese. Insomma un inasprimento della libertà di pensiero e di informazione che ripropone le misure restrittive dei decreti dello Stato di emergenza sospeso un anno fa.

davanti a questa nuova ondata di repressioni dei diritti dei cittadini turchi e dei giornalisti è doverosa una reazione decisa, nostra e dell’Europa tutta che non può più restare silente al cospetto di una deriva autoritaria inarrestabile e inaccettabile.

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