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Silenzio, parla Mattarella

 

“Apprezzabile, ma tardivo”: il giudizio della Bonino è quello che più condivido nella valutazione del discorso di Conte. Che ha volato alto sui doveri dei servitori dello Stato, con puntuali richiami alla difficoltà del Paese e ai numerosi provvedimenti che rimarranno incompiuti a causa della crisi. Mi ha colpito anche il rispetto che ha accordato ad alleati e opposizione e una compostezza nei toni che nelle aule parlamentari – tra cappi, mortadelle e cori da stadio – non si vedeva da anni. Tuttavia la sua pacatezza non gli ha impedito di elencare tutte le manchevolezze di Salvini, con accuse lucide ed argomentate; dalla brama di “pieni poteri” all’improprio utilizzo di simboli religiosi, rivendicando la laicità dello Stato. Non solo, ma si è anche tolto il sassolino dalla scarpa di rimproverare ai 5 Stelle l’abbandono dell’aula, durante le sue comunicazioni (al posto di Salvini) sul caso Metropol.

Salvini ha avuto la sventura di parlare subito dopo Conte, dopo il cortese ma netto invito della presidente Casellati a lasciare il banco del governo, per accomodarsi e parlare dal suo seggio. Il confronto è stato impietoso: una lunga rivendicazione di vaghi punti di programma, fino alla retromarcia annunciata: “noi non abbiamo paura dell’elezioni, ma siamo pronti a votare la riduzione dei parlamentari e andare avanti”. Renzi ha fatto un buon intervento. Dopo aver sottolineato il fallimento del Governo, ha precisato che in un esecutivo 5Stelle PD  non chiederebbe poltrone. Ma si sente che il partito è ancora in transizione.
Ed ora? Silenzio, parla Mattarella.

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