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Occorre riscoprire il valore dell’etica nella politica

 
L’applauso di approvazione unanime della relazione di Zingaretti alla Direzione del Pd, che fissa la linea di quel partito dopo la crisi del Governo Conte, è stato sincero? In tal caso sarebbe un buon punto di partenza che esclude qualsiasi tatticismo per un governicchio! O un governo, con ampia maggioranza e un programma di vero cambiamento e in netta discontinuità con il “Contratto”, che ripristina la correttezza istituzionale e capace di affrontare i temi della crisi economica, della diseguaglianza sociale o si va subito al voto senza paura o vari “ammiccamenti”.

Zingaretti è stato chiaro, ora vedremo come si esprimeranno i pentastellati e le altre forze moderate e del Centrosinistra confrontandosi con le sue cinque proposte-guida così sintetizzate:

–          leale europeismo;

–          pieno riconoscimento della democrazia rappresentativa e della centralità del Parlamento;

–          sviluppo ecosostenibile;

–          cambio nella gestione dei flussi migratori, con pieno protagonismo dell’Ue;

–          svolta nelle ricette economiche sociali per aprire una stagione di investimenti e ridurre gli squilibri sociali.

La parlamentarizzazione della crisi del Governo Conte ha messo in evidenza la fragilità e l’”incartamento” di Salvini che chiedeva i pieni poteri, ma anche l’assenza di una qualche ammissione autocritica da parte di Conte e dei pentastellati. Il dibattito parlamentare, infatti, ha reso palese i tatticismi negli interventi del Tris Conte-Salvini-Renzi pur nella differenza sostanziale dei contenuti.

La deliberazione unanime della Direzione del Pd è stata chiara con l’affermazione di rendersi disponibili solo per un governo e un’ampia maggioranza parlamentare che mettano fine a vocazioni populiste e sovranismi autoritari e siano in discontinuità con il governo dimissionario. Tutto ciò non risponde a tutti gli interrogativi che dovranno trovare risposte nelle eventuali trattative, come i seguenti:

–          Il Decreto Sicurezza sarà cambiato?

–          Le politiche neoliberiste saranno accantonate?

–          Dove si troveranno i soldi per nuovi investimenti per la crescita, per il Welfare, per l’innovazione tecnologica, per contrastare la povertà?

–          Le politiche antimafia dal futuro e ipotetico governo saranno concrete? Usciranno dalla fumosa declaratoria salviniana?

–          Rafforzeranno l’indipendenza della magistratura e i mezzi delle forze dell’ordine e degli organi inquirenti?

–          Sarà riproposta la questione delle autonomie regionali nella logica del superamento dello storico divario Nord/Sud?

–          Con quali e quanti investimenti sarà avviata la ricrescita del Paese e fermata la grave emorragia migratoria dei giovani più qualificati del Paese? Con quali nuove politiche industriali, agroalimentari, scolastiche, di ricerca e innovazione?

Dal dibattito parlamentare è riemersa la necessità della “Politica” dopo il fallimento del populismo e del sovranismo di Lega e 5S, che ci consegnano un’Italia isolata internazionalmente, sospettata per i suoi ondeggiamenti tra Trump, Putin, Le Pen e Orban. Tutto ciò apre, però, nuove possibilità di iniziativa democratica per tutta la sinistra e il Centrosinistra, in Italia e in Sicilia.

L’immobilismo del Governo Musumeci è imbarazzante. Ma non fa fare salti di gioia nemmeno l’incertezza organizzativa e politica della sinistra e del centrosinistra siciliano ancora nel mezzo di un guado per un cambiamento politico, culturale e organizzativo. Quando torneranno a ridiscutere con la gente dei quartieri, delle professioni, del lavoro dipendente, delle imprese? A riaprire circoli e sedi in tutti i paesi e i quartieri della città, a riascoltare i corpi intermedi della società e a interpretarne e rappresentarne le proposte?

Il rinnovamento della rappresentanza politica presuppone un profondo cambiamento culturale e organizzativo della sinistra. Occorre riscoprire il valore dell’etica nella politica e della rappresentanza del bene comune, del pluralismo senza confonderlo col correntismo, della partecipazione digitale e fisica, da non ridurre alla semplice comunicazione digitale, di quanti desiderano impegnarsi fuori da ogni logica di intolleranza, odio sociale e rancore per rilanciare i grandi temi della solidarietà, della libertà e della democrazia.

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