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Raccontare il presente per disegnare il futuro

 

intervista a Filippo Giannuzzi. Segretario generale della Fondazione Di Vagno, direttore scientifico del festival Lectorinfabula.

[intervista a cura di Claudio Paravati]

La Fondazione Di Vagno è un’organizzazione che porta il nome del primo deputato socialista al Parlamento vittima, nel 1921, della violenza fascista e trae origine ideale dall’Istituto di cultura socialista “Giuseppe Di Vagno”. La Fondazione, che ha sede a Conversano, svolge studi, ricerche e promuove iniziative culturali fra cui Lectorinfabula, un festival di approfondimento culturale che nasce dalla necessità, mentre si racconta il presente, di disegnare il futuro. Abbiamo intervistato Filippo Giannuzzi, segretario generale della Fondazione e direttore scientifico di Lectorinfabula.

Come nasce l’idea di “Lectorinfabula”? 
Nasce quindici anni fa dall’esigenza della Fondazione Di Vagno di affiancare all’archivio e alla biblioteca altre attività di promozione culturale. L’idea era quella di creare un luogo di confronto e di dibattito pubblico sulla contemporaneità. Si è partiti con poche risorse ma con molte idee. E con l’ambizione di far crescere un piccolo evento legato a una serie di incontri pubblici, anno dopo anno, migliorando la struttura organizzativa e allargando la partecipazione. Così, dal basso, si sono create le condizioni perché il festival diventasse sempre più importante, senza strappi o crisi di crescita. È stata una bella esperienza che ha portato anche – e soprattutto – alla valorizzazione di giovani professionalità che adesso collaborano con noi in pianta stabile.

Sul sito si legge che il sottotitolo di “Lector in Fabula” è “European Cultural Festival” e che ha un forte e importante collegamento con il territorio… 
Questa sua doppia dimensione ha a che fare con quello che è ormai la Fondazione Di Vagno: un centro di cultura riconosciuto del Ministero per i beni e le attività culturali che ha una duplice missione, da un lato rappresentare sempre un punto di riferimento per il territorio in cui insiste e in cui svolge le sue attività, costruendo un rapporto di fiducia e di collaborazione con le persone che lo abitano e con le scuole, le università, le associazioni, gli enti e le imprese. Dall’altro lanciare uno sguardo oltre confine, per costruire reti fortemente ancorati all’idea di Europa e ai valori che essa incarna. In questo senso sono nate tutta una serie di iniziative e di rapporti internazionali che ci consentono di denominare il festival “europeo” a pieno titolo. Un network europeo che abbiamo costruito cercando di sfruttare la posizione geografica della Puglia, ponte tra l’Europa e il Mediterraneo. Tuttavia, la cosa interessante è che questo network non è costituito solo di singole persone ma anche da organismi, enti e istituzioni, permettendo di dare continuità e solidità a questo tipo di progetto.

Quanto è importante questo festival per Conversano e per la Puglia? 
Ci sono diverse chiavi di lettura. Partendo da quella economica, un festival rappresenta un ritorno importante per un territorio, soprattutto quando la capacità di fundraising è tale per cui la stabilità di un evento che costa ormai 250mila euro non dipende esclusivamente da un sostenitore ma da soggetti diversi. Il che rende possibile dare continuità e rendere il capitale speso un ottimo investimento che rende nel tempo.
L’altra chiave è quella meno appariscente, o meglio, quella i cui risultati sono meno visibili, ovvero i benefici intangibili e immateriali. Parliamo naturalmente di benessere, di crescita del territorio e della possibilità di alimentare quotidianamente buone pratiche, esercitando una maggiore attenzione sulle scelta che si fanno, di sviluppo di iniziative e di ricerca. Per fare solo un esempio, ormai saranno una decina di anni che una parte molto importante del nostro programma è rivolta alle scuole, di ogni ordine e grado. Il risultato più evidente è che ogni anno abbiamo una valanga di volontari, tutti studenti e tutti giovanissimi. Vivere un’esperienza così unica a 15-16 anni può diventare fortissima, in grado di segnare le scelte future. Il festival è diventato un momento di attesa e di grande partecipazione, come detto non solo di pubblico. E questo segna profondamente il nostro territorio. Oltre che portare a sviluppare tantissime altre buone pratiche. Certo è difficile cambiare il mondo da soli, ma Lectorinfabula dimostra di essere diventato un modello di buone prassi, e di reale e diffusa collaborazione nella progettazione del programma da parte di enti pubblici, organismi internazionali, testate giornalistiche, case editrici, associazioni. Non una mera elencazione di nomi ma il risultato di una reale adesione e partecipazione.

Cosa possiamo anticipare della prossima edizione? 
Lavoriamo tra il fare memoria e dare sguardi sul contemporaneo; e per farlo giochiamo sempre sul calendario civile degli anniversari. Ce ne sono tanti quest’anno: la caduta del muro di Berlino, piazza Fontana, la crisi di Wall Street, i vent’anni dell’euro. Quello che però più di tutti è entrato nell’immaginario è lo sbarco del primo uomo sulla Luna. Da qui è nato il titolo, ma non tanto per parlare di viaggi nello spazio quanto piuttosto per ragionare su quello che stiamo combinando sulla Terra, a partire da una prospettiva diversa, più distaccata, più alta. O semplicemente “altra”. In questo rimando tra Terra e Luna si dipaneranno i giorni del festival, per dibattere sulle questioni più importanti: ambiente, globalizzazione, migrazioni, questioni demografiche, il Risiko della politica, le democrazie a rischio messe a dura prova dai rigurgiti nazionalisti e l’avanzata dei “sovranismi”. E poi, naturalmente tanta letteratura, musica, arte e poesia. Ovviamente, tutto dedicato a “sorella” Luna. Due le mostre prodotte per tutto il periodo del festival: l’ormai tradizionale spazio dedicato alla satira, con opere di vignettisti provenienti da tutto il mondo e curata dal nostro Centro sulla satira e la libertà di espressione Libex. E poi le fotografie di Michele Borzoni, autore di Inshallah, dedicate alle comunità cristiane in Medio Oriente.

Qualche nome da menzionare già da ora? 
Ce ne sono davvero tanti, da Sergio Fabbrini sull’Europa, a Pietro Ichino e Marco Bentivogli sul lavoro, da Luigi Dei e Eugenio Coccia sulla fisica, a Franco Farinelli sulle nuove geografie, da Stefano Catucci sugli immaginari legati alla luna, a Giorgio Porrà con il documentario prodotto per Sky tv 1969: Rivera sulla Luna, Giorgio Morosinotto per i piccoli e poi tra i nomi internazionali ci sarà il prestigioso disegnatore satirico e scrittore belga-israeliano Michel Kichka, Jeff Wasserstrom e Xavier Richet sulle vie della Seta, e poi tantissimi altri, giornalisti, scrittori, studiosi… Anche quest’anno ci accompagnerà Radio Tre con il format Agoràdio condotto da Marina Lalovic e con la partecipazione di Cristiana Castellotti, Pietro Del Soldà, Rossella Panarese, Anna Maria Giordano. La chiusura del festival sarà dedicata a Galileo con una lecture di Paolo Ponzio – direttore del dipartimento di filosofia e studi umanistici di Bari – e il concerto Galileo sotto le stelle un notturno di musica e parole prodotto dal festival della Valle d’Itria in occasione del centenario della nascita di Paolo Grassi.

Ci vediamo dunque a settembre a Conversano… Vi aspettiamo!

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