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Mattarella striglia il governo, “serve collaborazione, io arbitro”. Gelo con Conte, Salvini manganella Tria e Fico

 

Sergio Mattarella da buon arbitro fischia il fallo alla squadra giallo-verde. Un governo costantemente sull’orlo della crisi, che chiama in causa nei momenti più bui, segnati da litigi e contrasti ormai giornalieri, il ruolo del capo dello Stato. Le scelte che si potrebbero compiere al Colle più alto di Roma, le tele che si potrebbero tessere, sempre alla ricerca di investigare i pensieri e le idee di un presidente della Repubblica poco incline alle parole. Tutto tempo perso. Sergio Mattarella, incontrando la stampa parlamentare, nella consueta cerimonia della consegna del Ventaglio, è costretto a rispolverare nuovamente la grammatica costituzionale e ricordare che “il Quirinale non compie scelte politiche, quelle competono e vengono contemplate dalle formazioni politiche presenti in Parlamento, nel rispetto della costituzione”. Il suo ruolo è infatti quello di “arbitro imparziale e di garanzia che non può non richiamare al rispetto del senso delle istituzioni e ai conseguenti obblighi, limiti e doveri”. Insomma il capo dello Stato seguirà alla lettera quanto gli impone la Costituzione, nessun retropensiero o ‘simpatie’ politiche guideranno le sue scelte. Su quanto potrebbe accadere di fronte a una crisi di governo, si legge tra le righe del discorso del presidente, la nostra Carta non lascia spazio a interpretazioni.

Mattarella: “La campagna elettorale, segnata da “contrapposizioni e forti tensioni fra le forze politiche e dentro la maggioranza” è finita

Non sono infatti ancora sopite le ultime tensioni, che hanno visto il governo a guida Lega-M5S mettere in discussione la stessa figura del premier Giuseppe Conte, con azioni scoordinate e decisioni prese seguendo l’impeto e non la ratio, come quella di uscire dall’aula del Senato mentre il capo del governo era impegnato nell’informativa sul presunto finanziamento della Russia al Carroccio. La finestra elettorale per un eventuale voto anticipato a settembre si è chiusa, ora però le istituzioni tutte, a partire da palazzo Chigi, si devono concentrare sulla legge di bilancio, tema che tornerà caldissimo a ritorno dalla pausa estiva. La campagna elettorale, segnata da “contrapposizioni e forti tensioni fra le forze politiche e dentro la maggioranza” è finita, avverte Mattarella, ora il Paese ha bisogno “di un clima che, lungi dalla conflittualità, sia di fattiva collaborazione per poter assumere decisioni sollecite e tempestive. Al fine di assicurare il buon andamento della vita nazionale, in tutte le sue dimensioni: da quella sociale a quella economica”. E’ su questo obiettivo, quello che preoccupa di più il Quirinale, che Mattarella ritorna ricordando che nel dicembre scorso si è evitata la procedura di infrazione solo grazie “a un atteggiamento costruttivo e dialogante” con Bruxelles. Pertanto, ribadisce, conscio che la scure della sanzione europea ancora è sul collo dell’Italia, “occorre mantenersi dentro questo processo e percorso virtuoso e rassicurante per i risparmiatori, gli imprenditori, gli investitori”. Non aprire un altro braccio di ferro con l’Unione rappresenta quindi la strada maestra, anche se lo stesso presidente non può nascondere che le elezioni di maggio hanno certificato “una diffusa richiesta di cambiamento”. L’Europa deve rinnovarsi, aprirsi a un atteggiamento di “maggiore solidarietà, soprattutto nei confronti delle giovani generazioni che si sentono, e sono, sempre di più, popolo europeo”. Tuttavia l’Italia non può e non deve permettersi di chiamarsi fuori perché, è questo il tema su cui Mattarella vuole far riflettere, una sorta di compito per le vacanze, “non c’è futuro al di fuori dell’Unione europea”.

Mattarella però parla ai sordi. Gelo Salvini-Conte, la sfida M5s-Lega si sposta su manovra

Le parole di Mattarella cadono sull’iceberg di palazzo Chigi, è l’ora del grande gelo. Matteo Salvini e Luigi Di Maio si vedono, per la prima volta a tu per tu da settimane, senza avvertire Giuseppe Conte. Riannodano i fili di un dialogo ma non accorciano le distanze: sulla manovra tra M5s e Lega sono già botte da orbi, con una frenata pentastellata sulla flat tax. Ma è con il premier che la tensione è ai massimi livelli. Ed è la scena a raccontarlo. Mentre i due vicepremier sono riuniti nella sede della presidenza, il presidente del Consiglio esce a piedi per andare a pranzo in un ristorante di sushi con il suo staff. “Dobbiamo lavorare, non chiacchierare”, dice lapidario. E respinge sdegnato i sospetti nati nello stesso governo: “E’ pura fantasia che io voglia una nuova maggioranza o farmi un partito”. Salvini, dopo essere passato all’incasso sulla Tav, punta dritto alla flat tax e arriva a evocare le elezioni anticipate: bisogna sfidare l’Ue perché “o riusciamo a tagliare le tasse per tanti con una manovra da decine di miliardi o chiediamo il parere agli italiani”, dice il ministro. E dice di non aver “ancora capito” quale sia l’idea di manovra. Il bersaglio diretto è Giovanni Tria: “Se pensa di fare una manovra economica da robetta”, una manovricchia, “non sarà il nostro ministro dell’Economia”. Le incognite che gravano sul governo sono ancora molte. Tanto che un dirigente pentastellato ammette: “Non so se sia recuperabile il rapporto con la Lega”.

Conte avrebbe chiarito con Di Maio la vicenda dell’uscita dall’Aula dei senatori M5s mercoledì, mentre lui parlava

Ma tra i Cinque stelle montano l’insofferenza e le fibrillazioni dopo il via libera alla Tav: il timore è che il gruppo possa non reggere nel voto al Senato sul decreto sicurezza bis, con una fronda di dissidenti che con il loro No aprirebbero la crisi di governo. Già alla Camera in 17 non votano e Roberto Fico esce dall’Aula. Assenze che però il Movimento 5 Stelle dice essere giustificate, con l’unica eccezione di Doriano Sarli. La temperatura è rovente però soprattutto tra Conte e il vicepremier leghista. Conte viene descritto parecchio irritato per essere stato accusato di un tentativo di ribaltone e lo dice: in caso di crisi di governo “andrei in Parlamento per trasparenza e non per una nuova maggioranza”, bisogna “volare alto” e non ragionare “con i peggiori schemi della prima Repubblica”. Ma Salvini scrolla le spalle. E contrattacca. “Mi interessano meno di zero” le parole Di Conte su Savoini, dichiara nelle ore in cui il Pd formalizza la mozione di sfiducia nei suoi confronti (in questo caso in soccorso dovrebbero comunque venire i voti del centrodestra). E sul sì alla Tav pungola Conte: “Avrà studiato e capito quel che noi sapevamo”. Ma il prossimo fronte è proprio la complicatissima manovra di bilancio, mentre tanti altri temi restano ancora aperti. Sull’autonomia la prossima settimana si affronterà la questione fiscale ma intanto, dopo un incontro di Conte con Stefani e Bonisoli, non si sciolgono neanche i nodi sui beni archeologici. La Lega è in pressing anche sulla Gronda. E sarebbe ancora lontana la soluzione del rebus commissario Ue. Resta sul tavolo l’ipotesi rimpasto.

Nel faccia a faccia con Di Maio, Salvini lamenta scelte e dichiarazioni del ministro ai Trasporti Danilo Toninelli: i no più pesanti sono venuti da lui. Ma il capo M5s ribatte che anche su scuola, agricoltura e turismo (titolari i leghisti Bussetti e Centinaio) il governo non brilla. Sullo sfondo, resta il rischio di una crisi. Perché è vero che Salvini dopo aver parlato per un’ora con Di Maio dichiara che il governo “va avanti”. Ma in casa Lega, pur raccontando un rapporto personale buono, smorzano l’ottimismo di fonti pentastellate che descrivono i due vicepremier andare avanti “spalla a spalla”. Nella maggioranza si diffonde l’impressione di un asse tra i leader di M5s e Lega che esclude Conte. Ma anche questa immagine i leghisti smentiscono. Il punto, affermano, è che la durata del governo si misurerà sulle cose concrete: non servono faccia a faccia, ma – è la linea – risposte. E serve un premier, chiosa un deputato, che torni al suo ruolo di arbitro, senza protagonismi.

Da jobsnews

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