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Le scorte non sono solo una “spesa”. I rischi per i giornalisti dopo la nuova direttiva

 

La nuova direttiva del Ministro dell’Interno sull’applicazione delle scorte è arrivata dopo alcuni  mesi di tweet e annunci sui social. L’obiettivo dichiarato è sempre lo stesso: risparmiare, razionalizzare, utilizzare gli uomini delle scorte per altri servizi a garanzia del cittadino e a tutela di tutti. Eppure si è davanti ad un provvedimento che qualche dubbio lo lascia, per ora. Pochi mesi fa lo stesso Ministro, sempre dalla rete, aveva “avvisato” Roberto Saviano, uno degli uomini sotto scorta più famosi e più a rischio, che stava rivedendo “i criteri di assegnazione delle scorte”. E, casualmente, nello stesso periodo si paventò la possibilità che ad un altro giornalista, Sandro Ruotolo, fosse tolta la protezione, poi confermata. I giornalisti sotto scorta in Italia sono 22, tutti a rischio per le loro inchieste e tutti cronisti che raccontano fatti di criminalità organizzata, tranne uno, l’ultimo, Paolo Berizzi che è il primo cui è stata assegnata la tutela 24 ore su 24 perché minacciato di morte, sia lui che la sua famiglia, da formazioni politiche neofasciste.  Dati che parlano da soli, pur volendo tralasciare tutti i giornalisti per i quali vige una vigilanza soft presso i luoghi che frequentano e anche su queste misure di protezione è stato annunciato un taglio per destinare altrove le forze dell’ordine. Una settimana fa una delegazione di giornalisti minacciati è stata sentita in audizione presso la Commissione Antimafia, insieme ai rappresentanti della Fnsi e in quella sede sono state ribadite tutte le preoccupazioni sulle condizioni in cui operano molti cronisti non solo nelle zone con un alto tasso di criminalità ma anche in regioni insospettabili finora. I vertici della Federazione della Stampa quel giorno hanno chiesto maggiore attenzione e interventi concreti, legislativi, per consentire ai cronisti minacciati di lavorare e dunque di informare. In un Paese dove sono stati uccisi 28 giornalisti e dove quasi altrettanti hanno una vita blindata ci si dovrebbe porre qualche domanda sui motivi della necessità di proteggerli, prima di snocciolare numeri  e considerare le scorte una semplice voce di spesa dove si può tagliare. Una diminuzione delle scorte c’è stata già e nell’ultimo anno si è passati da 618 a 569 e in questo contesto il numero dei giornalisti è aumentato, da 18 a 22 e ciò rende ancor più preoccupante l’analisi della condizione dei  cronisti in Italia che, purtroppo, va inquadrata nei contesti che vengono raccontati. Prendiamo l’esempio della Campania: è la terza Regione per numero di scorte, la provincia di Caserta conta il maggior numero di giornalisti  sotto protezione, oltre che il maggior numero di minacce e intimidazioni nei confronti dei cronisti. Perché? Per capirlo bisogna andare sul posto e scoprire quanto sia tuttora potente il clan dei casalesi, pervasivo, minaccioso proprio lì, nel suo feudo, pur avendo intrapreso la via dei traffici e degli accordi internazionali.  “La direttiva del Ministro è un atto amministrativo e non politico”, chissà perché il Viminale ha sentito il bisogno di specificare nel comunicato ufficiale sui tagli alle scorte una connotazione insita nel provvedimento.  Se si rivedono i tweet di qualche mese fa il sospetto che si tratti di una scelta politica è quasi inevitabile.

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