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Caporalato. Il tavolo istituito da Di Maio? “Un bluff”

 
Sono passati 10 mesi dal giorno in cui in ministro lo presentò a Foggia, ma da allora non è stato più riconvocato. Tempi lunghi anche per i 6 sottogruppi, ma la campagna del pomodoro è arrivata e per il segretario generale della Flai Cgil, Giovanni Mininni, “ricomincia con le stesse armi spuntate dell’anno scorso”
Caporalato, braccianti agricoli immigrati

ROMA – “Con la costituzione di questo tavolo dichiariamo ancora una volta guerra al caporalato e al lavoro nero”. Era il 3 settembre 2018 quando il ministro del Lavoro Luigi Di Maio pronunciò queste parole al termine dell’incontro organizzato a Foggia per istituire ilTavolo nazionale contro il caporalato, ma per il segretario generale della Flai Cgil, Giovanni Mininni, è stato solo un “bluff”. “Da quel 3 settembre ad oggi non è stato fatto quasi nulla – denuncia Mininni -. Il tavolo nazionale non è stato più riconvocato e ora la campagna del pomodoro sta partendo con un tavolo e i suoi 6 sottogruppi che non hanno prodotto ancora nulla, se non discussioni e perdite di tempo. Abbiamo perso un anno, con una legge che c’era già e che bisognava soltanto attuarla. La campagna del pomodoro, così, ricomincia con le stesse armi spuntate che avevamo l’anno scorso”.

La denuncia della Flai arriva durante il viaggio in Puglia del segretario generale della Cgil, Maurizio Landini, che insieme allo stesso Mininni ieri 4 luglio sono stati ad Oria (Brindisi) per una cerimonia commemorativa al Monumento alle vittime del caporalato in ricordo delle tre donne braccianti che persero la vita 26 anni fa mentre andavano nei campi su di un furgoncino insieme ad altre 15 persone, nonostante quest’ultimo fosse omologato per soli otto passeggeri. Una manifestazione che ha visto la partecipazione dei lavoratori che vivono nei ghetti del foggiano al fianco di quelli italiani del brindisino. Oggi, 5 luglio, invece, Landini e Mininni sono a Borgo Mezzanone, in provincia di Foggia, per inaugurare una Camera del lavoro proprio nei pressi del ghetto, che permetterà alla Flai di presidiare stabilmente il territorio.

“Abbiamo perso un anno di tempo – torna a ribadire Mininni -. In quella prima riunione furono invitate alla prefettura di Foggia associazioni, sindacati, tutti gli assessori regionali d’Italia, la Caritas e l’Arci. Poi sono nati 6 sottogruppi, di cui solo due hanno prodotto un documento, ovvero quello che riguarda la Rete del lavoro agricolo di qualità e quello dell’ispettorato. Non tutti i sei tavoli hanno completato il loro lavoro, metteranno a punto dei documenti di proposta che saranno ulteriormente sottoposti al legislatore ma non sappiamo come vogliano continuare. Per un anno abbiamo parlato, parlato e riparlato su cose che già conosciamo. È stato proprio un bluff”. I tavoli tematici, infatti, sono partiti soltanto alcuni mesi dopo l’incontro del settembre del 2018, come conferma una nota pubblicata dal sito del ministero del Lavoro e per Mininni siamo ancora alle fasi iniziali. “La nostra è una denuncia contro il governo – continua Mininni – che aveva annunciato ferro e fuoco, ma nulla è stato fatto”.

Intanto, sui territori qualcosa si muove, anche se a rilento. Sono diverse, ma ancora poche, le sezioni territoriali della Rete del lavoro di qualità avviate, come chiede la legge 199 del 2016, chiamata spesso “legge contro il caporalato” ma che in realtà definisce il più ampio “contrasto ai fenomeni del lavoro nero, dello sfruttamento del lavoro in agricoltura e di riallineamento retributivo nel settore agricolo”. Sezioni territoriali che vedono la Puglia come una delle regioni più attive con la prima sezione territoriale in Italia attivata lo scorso anno a Foggia, a cui è seguita Taranto, Brindisi e a breve anche Lecce. “Nei prossimi giorni si insedierà la sezione territoriale – spiega Mininni -, proprio per le pressioni che stiamo facendo sul prefetto”.

A livello nazionale, però, la situazione non è rosea. Secondo lo stesso Mininni, sul fronte sezioni territoriali “siamo proprio fermi”, soprattutto al Centro-Nord. Solo in Piemonte e nel Lazio qualcosa è accaduto: nel primo caso con l’adozione di un protocollo di contrasto al caporalato, mentre nel secondo caso “c’è una situazione che guardiamo con grande attenzione – spiega Mininni -. La regione Lazio ha dato vita ad un protocollo che si è posto il problema di sostenere l’applicazione della legge 199. Ci sono due sezioni territoriali, a Latina e a Rieti, e la regione ha creato anche un’app che gestisce l’incontro tra domanda e offerta di lavoro. Una sperimentazione simile la stiamo portando avanti a Foggia, col progetto CaporALT”.

Tra le regioni del Sud, spiega Mininni, è la Calabria ad esser “rimasta parecchio indietro”, nonostante i diversi fatti di cronaca che l’hanno vista protagonista nell’ultimo anno. “A Reggio non si è mai insediata la sezione territoriale, pur essendo stata la seconda sezione autorizzata subito dopo quella di Foggia – racconta Mininni -. Stiamo parlando del dicembre 2017. Il prefetto che c’era fino a poco tempo fa addirittura negava la necessità di istituirla e aveva dato vita a un tavolo che affrontava le emergenze legate alla tendopoli di San Ferdinando e che convocava ogni volta che succedeva un incendio e moriva qualcuno. È andata avanti così per anni. A Reggio Calabria non si è mosso nulla, quindi. L’unica cosa fatta è che hanno demolito la vecchia baraccopoli, ma ci sono ancora le tendopoli”.

Eppure, in quei territori dove le sezioni territoriali sono state avviate, i risultati non mancano. Come dimostra l’operazione condotta da Carabinieri e Procura sabato 29 giugno a Foggia, che ha portato all’arresto di due imprenditori locali. I lavoratori, tuttavia, sono stati tutelati e l’azienda è stata posta sotto controllo giudiziario. “L’insediamento dell’amministratore giudiziario serve a ripristinare le condizioni di legalità e cioè l’applicazione dei contratti di lavoro – aggiunge Mininni -. L’operazione è stata molto intelligente e nello spirito della 199. È una legge importantissima, perché prima di tutto si pone il problema dal punto di vista del lavoro, di come tutelarlo e tutelare chi denuncia. L’azione di Foggia è stata innovativa ed è stato frutto di incontri avuti con la Flai che sta collaborando con la Procura da diverso tempo”.

L’operazione condotta a Foggia, tuttavia, non è l’unica condotta di recente e degna di nota. Basti pensare a quella di metà giugno in Basilicata, che ha portato al sequestro di beni per 7 milioni di euro. Quali sono allora le “armi spuntate” a cui si riferisce il segretario generale della Flai? I problemi sono noti ormai da tempo. “A Foggia la sezione esiste – spiega Mininni -, ma non decide sul trasporto o sul collocamento. Inoltre, le sezioni si insediano ma spesso ci sono detrattori all’interno che remano contro”. La prima cosa da fare, quindi, è “istituire immediatamente in tutta Italia le sezioni territoriali – spiega Mininni -, perché all’interno delle stesse noi possiamo batterci per farle funzionare. Se non ci sono, ci dobbiamo battere ancor prima per far attuare la legge. Oggi stiamo sprecando un sacco di energie per far attuare una norma che avrebbe dovuto essere attuata già tre anni fa. Ci aspettiamo quindi che il ministro Di Maio ci dia una mano e che il governo sensibilizzi le Procure su questo tema”.

Un riconoscimento al lavoro svolto dalla Flai Cgil a sostegno dei lavoratori vittime di sfruttamento è arrivato proprio in questi giorni. Nella relazione presentata presso il Consiglio dei diritti umani dell’Onu a Ginevra, il Rapporteur Speciale cita l’impegno della Flai e auspica che le esperienze realizzate sui territori possano essere replicate su larga scala. “Per la Flai e per la Cgil tutta – conclude Mininni -, è un riconoscimento straordinario. L’apprezzamento del nostro operato da parte dell’Onu è per noi uno stimolo a perseverare nella battaglia contro la mercificazione delle lavoratrici e dei lavoratori che è l’essenza stessa della tratta ai fini di sfruttamento lavorativo”.(ga)

Da redattoresociale

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