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Non c’è che resistere, e poi resistere ed ancora resistere. Sperando…

 

C’è un grande sgomento nell’elettorato di sinistra per i risultati delle elezioni europee. La vittoria della Lega era prevista, ma non di tali proporzioni. Che vincesse persino a Riace e Lampedusa, località simbolo in tutto il mondo dell’accoglienza e della solidarietà, nemmeno  lo si era pensato. Invece è successo. Come mai?

Per quel che riguarda Riace, Tonino Perna, noto sociologo, ha chiaramente indicato   su Rai 3, qualche giorno fa, le dinamiche locali che hanno portato al sorprendente risultato. E’ verosimile che la stessa spiegazione possa valere anche per Lampedusa e che  per ogni  altro luogo si possano trovare fattori specifici che spieghino la vittoria leghista. Ma a spiegare la vittoria nettissima e generale a livello nazionale non bastano le motivazioni locali. Ci vuole altro.

La spiegazione può forse trovarsi in una frase pronunciata molti anni fa a Bari, alla Fiera del Levante, da Napoleone Colaianni, esponente di spicco del Partito Comunista:<il popolo  se non  c’è un partito che lo aiuti ad acquistare coscienza di classe, da solo non riesce ad andare oltre il ribellismo piccolo borghese. Ed il ribellismo di solito è di destra>.

Questa potrebbe essere una prima parziale spiegazione.

Se diamo per buona l’affermazione di Colaianni,  la vittoria leghista ha cause profonde e remote, che risalgono dunque  alla dissoluzione dei partiti della sinistra di classe, Partito Comunista, Partito Socialista, nonché le meteore della nuova sinistra. Secondo Bruno Amoroso addirittura molto prima. Se ne potrebbe dedurre che per risalire la china occorrerebbe ricostruire una cultura e qualche  partito di classe. Ma tutti i tentativi di rimettere in piedi dei partiti di sinistra sono falliti da quando i Socialisti,meno quelli che inconsultamente si accucciarono in Forza Italia, scomparvero  dalla scena politica ed il PCI   iniziò la metamorfosi che  attraverso  ripetuti cambiamenti di  nomi ed il progressivo  smarrimento  dell’identità e dell’anima  ne ha annientato  del tutto il carattere di classe e ne ha diluito persino buona parte delle caratteristiche di sinistra.

Per spiegare la debacle di questi tentativi  possono forse soccorrerci le lezioni di Lidia Menapace, leggendaria leader della Nuova Sinistra e del Movimento Femminista, intellettuale raffinata e giornalista. Quando ancora esisteva il PCI e vi era appena confluito buona  parte del PdUP, Lidia Menapace spiegava nei Seminari del Movimento Politico per l’Alternativa e sulle pagine de il manifesto che la forma partito era in crisi, bisognava superarla e occorreva provare a  costruire  formazioni politiche nuove, partendo dal basso e senza burocrazie.  Non spiegò solo questo. Spiegò anche che il mondo stava cambiando e che ancor più sarebbe cambiato sicché   per capire ed interpretare una società sempre più complessa  non ci si poteva rifare solo alla contraddizione capitale-lavoro,ma che c’erano da considerare almeno altre  tre contraddizioni dotate di “capacità fondativa”, corrispondenti  ad altrettanti cruciali problemi  della modernità ed  in grado  di  mobilitare risorse ed energie per affrontarli: la contraddizione di genere (maschio e femmina), la contraddizione ambientale (produzione e ambiente), la contraddizione guerra e pace.

Invece tutti i tentativi di costruire nuove forze politiche di sinistra hanno mirato alla forma partito e sono consistiti in  operazioni di vertice, guidate  dall’alto ed agite da nomenclature o, piuttosto e più spesso, da pseudo nomenclature;   quanto alle contraddizioni da considerare, lungi da assumere le  nuove, si sono fatti affascinare dalle illusioni della globalizzazione ed hanno dismesso quella storica  del capitale e lavoro,   oppure  l’hanno cristallizzata nei contenuti e nella forme del passato, rendendola del tutto inadeguata a comprendere e a contrastare il capitalismo predatorio che ha concentrato nel  5 per cento della nostra popolazione la stessa ricchezza detenuta dal 90 per cento più povero.

Non c’è da consolarsi sapendo  che si tratti di un fenomeno planetario tant’è che la ricchezza dell’uno per mille della popolazione mondiale  è pari a quella   del restante 99 per mille. Anzi c’è da preoccuparsi di più.  Come non c’è da consolarsi che anche negli altri paesi europei le elezioni hanno premiato, anche se non nella misura che in Italia, i partiti sovranisti. E’ il “Suicidio dell’Europa”, pronosticato  da Pietro Barcellona, filoso del diritto,  che così intitolò uno dei suoi ultimi libri;come Bruno Amoroso, lungimirante economista, ci preavvertì che il liberismo ci avrebbe  portati in un apartheid globale.

C’è da domandarsi perché Napoleone Colaianni, Lidia Menapace, Pietro Barcellona, Bruno Amoroso e tante e tanti altri non hanno avuto ascolto? E’ una domanda alla quale non so rispondere. E’ da sperare  che benché in ritardo vengano ascoltati, prima che sia troppo tardi.

Intanto non ci resta che resistere, e poi resistere ed ancora resistere. E sperare che si faccia in tempo ad evitare il peggio  per l’ambiente, per la società, per la democrazia. Speriamo e se possibile diamoci da fare

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