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Peppino Impastato tra passato e presente, per costruire un futuro senza le mafie

 

Pierluigi Ermini il 

Nella notte tra l’8 e il 9 maggio veniva ucciso da Cosa Nostra Peppino Impastato.

Tra i tanti insegnamenti che questo giovane uomo ci ha lasciato, mi preme ricordare in primo luogo il suo attaccamento al territorio dove viveva.

La sua storia, il suo impegno, le sue lotte le ha portate avanti soprattutto nella sua Cinisi; lì ha combattuto contro la costruzione della seconda pista all’aeroporto, ha combattuto contro la speculazione edilizia voluta dalla mafia, ha denunciato le curve inutili lungo l’autostrada fatte per non toccare i terreni dei mafiosi, ha denunciato il taglio delle droghe che avveniva in alcune delle case della sua zona grazie ai voli diretti da Palermo a New York che trasportavano spesso sostanze stupefacenti.

Un uomo dunque che ci invita a conoscere prima di tutto la terra dove si vive, perchè solo attraverso la conoscenza di ciò che accade intorno a noi, si può costruire una società migliore.

Anche il suo impegno politico era legato essenzialmente alla sua città, tanto che si era presentato alle elezioni come candidato al consiglio comunale.

Anche in quei giorni di 41 anni fa, così come oggi in tante città del nostro paese, ci si stava preparando al voto.

Così pensando a lui e alle centinaia di candidati Sindaci e migliaia di candidati Consiglieri Comunali che si sfideranno per le prossime elezioni amministrative, mi viene da pensare quanto Peppino Impastato possa essere ancora oggi un modello per tutti, nell’impegno politico.

Perchè la sua storia e le sue battaglie nascevano proprio da un’attenta conoscenza della comunità dove viveva, che è la prima essenziale condizione di fare politica nel senso più nobile del termine, ovvvero quella di mettere a disposzione del bene comune il proprio impegno.

L’altro aspetto che vorrei ricordare, mi porta al presente di questi giorni e alla bella manifestazione di Napoli avvenuta domenica scorsa dopo il ferimento della piccola Noemi.

In quella piazza Antonio Piccirillo, figlio di un boss della Camorra, ha preso le distanze dal padre, pur dichiarando il suo amore per lui, ma dissociandosi dalle sue scelte di vita.

Antonio, come Peppino, è arrivato a dichiarare che la mafia è una montagna di m…

E Peppino come Antonio era comunque legato da un affetto grandissimo verso suo padre, che pure era un uomo legato alle organizzazioni mafiose.

E dunque ciò che caratterizza Peppino e Antonio è il coraggio delle loro azioni, un coraggio che scuote le nostre coscienze e spinge tutti noi ad un impegno concreto.

La conoscenza e il coraggio, cose che Peppino riesce a trasmettere per primo proprio alla madre Felicia, la prima che saprà portare avanti la sua rivoluzione.

Tutto appare chiaro quando si entra nella loro casa di Cinisi, oggi la Casa Memoria di Felicia e Peppino Impastato.

Entrando in quella casa, la prima cosa che noti è una poltrona vuota, posta all’ingresso davanti alla porta.

Era la sedia dove stava mamma Felicia e lì accoglieva tutti coloro che, varcando quella soglia, volevano conosce chi era veramente Peppino Impastato.

Mamma Felicia ha fatto la prima piccola rivoluzione, dopo la morte di suo figlio: ha tenuto aperta la porta e parlato, mentre la mafia gli chiedeva di tenerla chiusa e di restare in silenzio.

Una rivoluzione che in tanti in questi anni hanno portato avanti e che continua oggi nelle parole delle sempre più numerose mogli di boss che chiedono ai giudici di salvare i loro figli dalle mafie, continua nei giudici, nelle forze dell’ordine e nei giornalisti che ci parlano di inchieste, arresti e condanne, continua in uomini e donne che nella società civile si impegnano e si ribellano al potere e alla corruzione delle organizzazioni criminali, continua in persone come Antonio Piccirillo che pur amando il padre si dissocia dalle sue azioni.

Spero passi anche da una nuova classe politica, fatta anche da tanti futuri Sindaci, Assessori e Consiglieri Comunali che conoscendo la loro terra e ciò che ne limita lo sviluppo, operino per l’interesse e il bene comune dei cittadini che saranno chiamati a rappresentare.

Sarebbe il miglior modo per tenere in vita il messaggio di Peppino e di tutti coloro che come lui hanno perso la vita per colpa delle mafie.

Cinisi 9 Maggio, ”Con le idee ed il coraggio di Peppino noi continuiamo”

Da liberainformazione

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