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Angelo Guglielmi, il demiurgo 

 
La sola idea che uno come Angelo Guglielmi possa aver raggiunto i novanta appare ridicola, per non dire assurda. Cioè Guglielmi, mica uno qualsiasi: uno che se lo senti parlare e lo guardi negli occhi ha ancora la vitalità e la tenacia di un ventenne, uno che ha inventato e diretto Raitre, rivitalizzato l’Istituto Luce, analizzato il cinema, la letteratura e il mondo della cultura nel suo insieme per oltre mezzo secolo, animando, fra gli altri, il famoso Gruppo 63, uno che non si è mai fermato un momento e che, non a caso, ha deciso di festeggiare il compleanno regalandoci un altro piccolo gioiello intitolato “Sfido a rconoscermi”, con annessi tre saggi su Gadda che egli ha considerato essenziali per la pubblicazione dell’opera.
Ma come può un uomo così avere novant’anni? Confessa, vecchio e caro direttore, che ci stai prendendo in giro, che ci stai giocando uno dei tuoi soliti scherzi, che è un tiro mancino bello e buono, roba degna della penna di Berselli, che in realtà ne hai molti di meno e hai truccato la carta d’identità per provare l’ebbrezza, per la prima volta in vita tua, di farti compatire!

Confessa che stai bluffando perché altrimenti vien davvero da pensare che tu sia candidato all’eternità, vista la grinta, la tenacia e la lucidità con cui ancora ti esprimi e ci prendi per mano, noi che dovremmo essere il futuro ma, in confronto a te, sembriamo vecchi e privi di idee, non riuscendo in alcun modo a tener testa a quel vulcano di cui Madre natura ti ha fatto dono.
Caro Guglielmi, novant’anni e un secolo attraversato quasi per intero, novant’anni e una vita, novant’anni e una passione smisurata, novant’anni e un nuovo secolo tutto da vivere, il secondo per te dopo essere stato protagonista del precedente, novant’anni e i punti fermi dell’esperienza, la tua saggezza, il tuo buongusto, il tuo genio creativo costantemente in azione, il tuo dinamismo rivoluzionario e il tuo desiderio demiurgico di cambiare e rendere migliore ogni luogo che abbia avuto l’onore di vederti direttore.

Novant’anni e grazie per tutte le trasmissioni che hai inventato, per aver posto lo spettatore al centro senza mai scadere nel populismo, per aver saputo maneggiare con la dovuta perizia anche lo stile tribunizio di un Santoro, per averci creduto più di tutti e per aver continuato a crederci anche quando chiunque altro avrebbe lasciato perdere.
Novant’anni: chi l’avrebbe mai detto che un giorno sarebbe accaduto davvero! Ovviamente, non ci crediamo e andiamo avanti perché, in fondo, è questo che ha reso la tua vita straordinaria: il rilancio continuo di una sfida che ormai è andata al di là di ogni barriera.

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