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L’Europa mette fine al far west digitale: svolta epocale sul diritto d’autore

 

Una riforma attesa da anni e che una volta configurata ha avuto un percorso lungo di trattative, iniziate sul testo presentato dalla Commissione Ue nel settembre 2016, che hanno portato ad un accordo di compromesso nel febbraio scorso nel Consiglio europeo, prima di approdare in aula per il voto finale. Tanti gli ostacoli incontrati, che talvolta sono sembrati insuperabili per le campagne di ostilità diffuse in rete, che hanno spaccato le opinioni pubbliche nei Paesi dell’Ue e alimentato uno scontro aperto nei partiti politici e all’interno degli stessi, tanto che fino all’ultimo si è dubitato sull’esito del voto, che infine si è risolto con 348 sì alla riforma, 274 no e 36 astenuti, su 658 eurodeputati presenti.

Garantire un equo compenso agli autori

Tra i commenti positivi quelli del presidente dell’europarlamento, Antonio Tajani, per la fine dell’attuale “far-west digitale” e di Carlo Perrone, presidente  degli editori di giornali europei per “una grande vittoria della stampa”. Da parte opposta tra i giganti del web maggiormente ‘penalizzati’ dalla riforma, Google prefigura che la nuova normativa “porterà comunque ad incertezza giuridica e impatterà sulle economie creative e digitali d’Europa”. In risposta l’esperto Antonio Martusciello, commissario dell’Autorità garante per le comunicazioni (Agcom) osserva che “in un mercato sempre più dominato dalle grandi piattaforme internazionali”, gli obiettivi di questa riforma sono “garantire agli autori dei contenuti un equo compenso in relazione al valore che generano e responsabilizzare i giganti del web”.

Paesi Ue hanno due anni per recepire le nuove norme

La riforma passerà ora al vaglio del Consiglio europeo per l’approvazione formale a maggioranza qualificata; entrerà quindi in vigore dopo la pubblicazione sulla Gazzetta ufficiale dell’Ue ed i parlamenti avranno due anni di tempo per recepirla nelle legislazioni nazionali.

Correggere una situazione di totale anarchia

Tante le voci della politica e della società civile contrarie alla riforma che hanno gridato alla censura in rete e alla libera circolazione dei saperi ma tante anche le disinformazioni  sul testo, che è stato approvato per correggere una situazione di totale anarchia e di libertà di ‘saccheggio’ dei contenuti a danno di autori e produttori, con gravi ripercussioni sulle professioni e sul mondo del lavoro e per operare maggiori controlli su attività illegali impunite, in difesa dei cittadini e della loro dignità in rete, a partire dalla tutela dei minori.

I giganti del web pagheranno notizie, audio e video

Tra le norme più rilevanti della riforma è quella che prevede una remunerazione del diritto d’autore da parte degli grandi aggregatori di notizie e di audio-video. Il testo consentirà a editori, produttori, musicisti, artisti e creativi in generale di negoziare accordi con i giganti del web per ottenere un giusto compenso per l’uso delle loro opere, grazie alle quali soggetti come Google, You Tube, Facebook, Twitter ed altri conquistano enorme seguito fra gli utenti della rete e realizzando profitti stratosferici – mai così concentrati in poche mani – grazie alla pubblicità e alla raccolta dati personali – sovente occulta e fraudolenta – una merce sempre più ambita nel più grande mercato globale on line.

Eccezioni per piattaforme piccole o senza scopo di lucro

La direttiva prevede eccezioni per le piccole e medie imprese e per le start up – con meno di 5 milioni di utenti unici al mese e meno di 10 milioni di fatturato l’anno – che saranno soggette a vincoli meno stringenti rispetto alle grandi piattaforme. Le restrizioni sul diritto d’autore non saranno inoltre applicate ai contenuti utilizzati per l’insegnamento e la ricerca scientifica. Infondati i timori che a pagare possano essere gli utenti della rete, per i quali non è previsto alcun pagamento del diritto d’autore, né da parte di singoli privati né da parte di piattaforme, che non hanno fini di lucro, come anche enciclopedie on line, ad esempio Wikipedia, che potranno attingere gratuitamente ai contenuti dal web.

Mettere ordine nel disordine digitale per il bene comune

Una riforma che si rivela come primo tentativo in Europa di mettere ordine nel disordine digitale, tutelando i soggetti più deboli, sostenendo le attività dei creativi e di tutto l’indotto lavorativo, richiamando i soggetti più forti, che hanno profittato dell’assenza di regole, al dovere di pagare il dovuto e contribuire al bene comune, rimettendo parte dei loro introiti a disposizione dei cittadini.

Il lavoro intellettuale merita di essere sempre retribuito

“L’obiettivo è quello di tutelare i piccoli artisti, i creativi e i giornalisti. Per la prima volta viene introdotto il tema dell’equo compenso e della giusta remunerazione”: così ha detto al microfono di Camillo Barone di Radio Vaticana Italia Pamela La Farciola, giurista esperta del settore e giornalista, che ha comunque ribadito che ci vorrà del tempo prima che la direttiva potrà diventare operativa, infatti i 28 parlamenti nazionali degli stati membri dovranno ridiscutere la legge e creare dei provvedimenti ad hoc. “Il messaggio chiave è che il lavoro va sempre e comunque retribuito. L’Europa dice che l’ingegno, la dignità del lavoro e il lavoro intellettuale sono valori non negoziabili”, ha poi concluso La Farciola.

Fonte: VaticanNews

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