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Continuavano a chiamarlo Terence Hill 

 
Lasciate perdere Mario Girotti, il giovane e splendido attore che interpretò una piccola ma significativa parte ne “Il Gattopardo” di Luchino Visconti. Dal 1967, anno del suo primo film con Bud Spencer (Dio perdona… io no!”), l’attore veneziano, che oggi compie ottant’anni, ha cambiato identità, prospettive, pubblico.
Nato come figura di alto livello, Girotti ha saputo mantenere il suo talento cristallino, scoprendo, però, una straordinaria vena popolare, capace di parlare a un pubblico estremamente vasto, ad esempio interpretando il rivoluzionari ruolo di Trinità nella prima versione del western comico targato Enzo Barboni, evoluzione dello “spaghetti western” di Sergio Leone con la sua “Trilogia del dollaro”.
E poi sorrisi e cazzotti in ogni parte del mondo, sempre all’insegna di un’ironia godibile, per tutti, scanzonata, unica e inimitabile, tanto che tuttora nessuno ha avuto il coraggio di emulare la coppia Spencer-Hill né di riprendere un modello che non può essere copiato, per il semplice motivo che è un simbolo, un marchio di fabbrica, un’esplosione di vitalità di cui oggi si avverte disperatamente il bisogno ma che dovrà, per forza di cose, trovare nuove forme per esprimersi perché l’originale appartiene a loro ed è l’emblema di un tempo che non c’è più.
Terence Hill ha saputo essere un protagonista del nostro cinema, per poi reinventarsi nel ruolo, non meno significativo, di don Matteo, in una fiction a sua volta popolare e di incredibile successo, cambiando il proprio modo di recitare ma non rinunciando al suo dinamismo e alla sua qualità istrionica, trasformando Nino Frassica in una spalla di grande spessore e donandogli una seconda vita artistica e un ruolo riconoscibile per il quale sarà ricordato in futuro.
Ottant’anni: fa quasi impressione osservarlo nei suoi vecchi film, rendendosi conto del passaggio del tempo e di quante cose abbiamo perduto nel corso dell’ultimo mezzo secolo.
Non voglio entrare nel merito della vita privata di Terence Hill, non voglio ricordare la dolorosissima scomparsa del suo figlio adottivo Ross né soffermarmi sulle inevitabili cadute e sconfitte di un uomo eccezionale. Voglio riflettere, piuttosto, sulla sua duttilità, sul fatto che anche nei panni di una guardia forestale di San Candido in “A un passo dal cielo” sia stato notevole, soprattutto per la sua umanità, virtù oggi misconosciuta e, il più delle volte, irrisa. E voglio riflettere sulla mia passione, il mio entusiasmo e la mia gioia bambina quando li aspetto ancora, in televisione, Spencer ed Hill, con il loro falso nichilismo, la loro dolcezza, la loro simpatia e il loro essere i due volti di una sola persona, divisa dalle sorti della vita ma più unita che mai nella memoria e nel ricordo.
Buon compleanno Terence, dal profondo del cuore!

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