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Candido Cannavò: l’epica della vita e dello sport 

 
Dieci anni senza Candido Cannavò. Dieci anni senza la sua passione civile, il suo amore per lo sport, la bellezza della sua prosa e la potenza evocativa dei suoi racconti colmi d’emozione. Dici anni e pare una vita, se si considera quante volte avremmo avuto bisogno di lui, della sua penna caustica e ricca d’amore per il prossimo, della sua dolcezza e della sua umanità, della sua gioia di vivere e del suo considerare gli altri la più significativa delle risorse.
Nell’ultimo periodo, l’uomo che aveva donato la propria vita alle inconfondibili pagine rosa della Gazzetta sognava di dar vita ad un giornale di sole buon notizie: un sogno ambizioso che oggi, in parte, il Corriere della Sera ha trasformato in realtà, grazie ad un inserto ad hoc che esce il martedì in allegato al giornale.
La ricerca della meraviglia in ogni cosa, in ogni persona, nei campioni e nei gregari, nei primi e negli ultimi, in chi spera e in chi soffre, in cui ci crede ancora e in chi si è lasciato andare, nei disabili che trovano nello sport il proprio riscatto e nei pretacci da marciapiede che ogni giorno si prendono cura di chi ė nato in condizioni di estremo disagio e, talvolta, ha commesso errori gravi: questo era Cannavò, un gentiluomo siciliano d’altri tempi, eppure modernissimo, tuttora attuale, capace di insegnamenti che parlano all’oggi e ci trasmettono un’idea del giornalismo della quale sembra essersi smarrito il seme.
Era un sentimentale, il direttore, Candido di nome e di fatto: un uomo di una purezza d’animo che potrebbe essere scambiata per ingenuità, anche se non lo era affatto, per nulla fragile o arrendevole ma sempre disposto ad ascoltare gli altri, a prenderli per mano, ad esser, al contempo, amico e maestro, commentatore e cronista, immaginifico nella scrittura ma senza le asprezze lessicali di Brera e, al contrario, cultore delle parole delicate, delle espressioni dolci, delle maniere gentili per dire tutto, anche per esprimere una critica o un dissenso, per contestare un’ingiustizia, per lottare,. come sempre ha fatto nel corso della sua vita, a favore dei diritti e della dignità di ciascun essere umano.
Dieci anni senza Candido e la sua concezione epica della vita e dello sport. Impossibile non sentirsi più soli.

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