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Sudan, fermata e rilasciata la giornalista Antonella Napoli

 
«La liberazione della nostra collega è davvero una bella notizia», scrivono in una nota congiunta Fnsi, Articolo 21, Ordine dei giornalisti, Usigrai e Amnesty International Italia. La reporter si trova nel Paese africano per seguire le proteste anti-Bashir.
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È durato solo qualche ora il fermo di Antonella Napoli in Sudan ma la paura è stata tanta. A raccontarlo all’Ansa è la stessa giornalista, raggiunta telefonicamente a Khartum, dove sta seguendo le proteste contro il presidente Omar al-Bashir che da giorni scuotono il Paese africano. «Ora sto bene ma mi sono presa un grande spavento», ha detto la giornalista, presidente della onlus ‘Italians for Darfur’, che al suo rilascio è stata accolta dall’Ambasciatore Fabrizio Lobasso. «Stavo facendo foto subito dopo il ponte che collega Khartum alla città di Omdurman dove c’era un assembramento di persone, quando due uomini mi hanno intimato di seguirli e mi hanno portata in un edificio lì vicino», ha spiegato Napoli.

Il primo a dare l’allarme è stato il portavoce di Amnesty International Italia, Riccardo Noury. «Mi ha mandato un messaggio dicendomi che era stata fermata da persone qualificatesi come agenti di polizia. Poi si sono interrotte le comunicazioni», ha raccontato. A diffondere la notizia del rilascio, il ministro degli Esteri Enzo Moavero Milanesi, che aveva dato istruzioni all’Ambasciata d’Italia a Khartum di attivarsi immediatamente in raccordo con la Farnesina, la quale ha «preso formale contatto con le Autorità locali allo scopo di avere tutte le necessarie informazioni e di ottenere il rilascio della giornalista italiana nei tempi più rapidi», ha spiegato.

A interessare i sedicenti poliziotti erano le foto scattate dalla giornalista: nel corso del fermo sono stati controllati la videocamera e lo smartphone e le immagini sono state cancellate. Anche in tempi di calma, foto e riprese sono malvisti dal regime di al-Bashir e chi conosce il Sudan sa che agenti in borghese e uomini della sicurezza sono a ogni angolo di strada, in ogni mercato, ovunque ci sia un raggruppamento di persone. Le procedure sono spesso tutt’altro che trasparenti anche se difficilmente – dati i buoni, anzi ottimi, rapporti con l’Italia – le autorità sudanesi si arrischiano a trattenere un connazionale.

Il rilascio della reporter italiana è stato comunque accolto con un sospiro di sollievo. «La liberazione della giornalista Antonella Napoli è davvero una bella notizia», hanno scritto in una nota congiunta Federazione nazionale della Stampa italiana, Articolo 21, Ordine dei giornalisti, Usigrai e Amnesty International Italia, che hanno ringraziato «il ministro Moavero, l’Unità di crisi della Farnesina, la rappresentanza diplomatica italiana in Sudan e quanti, a cominciare da Riccardo Noury, portavoce di Amnesty Italia, si sono immediatamente attivati per ‘illuminare’ la vicenda e individuare una soluzione».

Ora, si legge infine nella nota congiunta, «attendiamo il rientro in Italia di Antonella Napoli per continuare nel comune impegno contro i bavagli e le censure di ogni natura e colore, sempre, comunque e dovunque». (Ansa)

Da fnsi

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