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Angela Merkel allarga l’egemonia ai Balcani

 

Angela Merkel stringe la mano di Alexis Tsipras. La cancelliera tedesca cerca di archiviare tutti i duri contrasti del passato. Nella visita di due giorni ad Atene effettuata ai primi di gennaio ha riconosciuto: «Gli ultimi anni sono stati molto difficili per diverse persone in Grecia». Ha indicato i «grandi progressi» compiuti e i progetti per il futuro: «Grecia e Germania hanno legami molto stretti sia sul piano dei rapporti bilaterali che come partner dell’Unione europea e della Nato».

Alexis Tsipras è riuscito in un capolavoro politico. Ha rimesso in ordine i conti pubblici, ha impedito il fallimento della Grecia, l’uscita dall’euro e il ritorno alla dracma. Ma il paese di Socrate e di Aristotele ha pagato un prezzo altissimo: la disoccupazione è a livelli pesantissimi, salari e pensioni sono di poche centinaia di euro, la sanità pubblica fa acqua da tutte le parti, la povertà ha colpito gran parte del ceto popolare e di quello medio, circa mezzo milione di persone è stata costretta ad emigrare all’estero.

Tsipras ha spalancato le braccia al dialogo e alla collaborazione: «Oggi lei arriva in una Grecia molto diversa, che punta innanzitutto alla crescita. Le tensioni tra i due nostri Paesi sono ormai superate». Il clima è stato ben diverso da quello del 2014, l’ultima visita ad Atene della cancelliera tedesca. Allora la Grecia era sull’orlo del fallimento, rischiava di uscire dall’euro. Tsipras era all’opposizione, tuonava contro l’austerità economica chiesta dalla Ue e dalla Repubblica federale tedesca: quasi cinque anni fa manifestava contro la visita della Merkel.

Anche nella visita di gennaio ci sono state tensioni e proteste. L’estrema destra e l’estrema sinistra sono scese in piazza ad Atene contro l’arrivo della Merkel, ma Tsipras ha retto bene, ha potuto vantare i successi del suo governo. La Grecia, in particolare, lo scorso agosto è uscita dalla morsa dei piani di salvataggio della Troika (Commissione europea, Banca centrale europea, Fondo monetaria internazionale) che aveva imposto un pesante piano di rigore economico in cambio di 260 miliardi di aiuti.

La Germania ha approfittato del piano di privatizzazioni. La società degli aeroporti di Francoforte (Fraport) ha conquistato 14 scali delle isole turistiche greche, la AviAlliacence di Amburgo ha acquisito il 40% dello scalo internazionale di Atene, la Deutsche Telekom ha espugnato il sistema di comunicazioni elleniche.

La Merkel ha mostrato simpatia per Tsipras, alle guida di Syriza, un raggruppamento di sinistra radicale. Ha aperto la porta a una storica richiesta greca: «La Germania si assume la responsabilità per i crimini compiuti dai nazisti in Grecia». Tuttavia non ha aperto il portafoglio alla richiesta di 289 miliardi di euro avanzata dal Parlamento greco come risarcimento per le distruzioni causate dall’occupazione tedesca durante la Seconda guerra mondiale.

Berlino ha bisogno di Atene. Non è solo un problema economico e di affari. La Merkel vuole allargare la rete di sicurezza nei Balcani coinvolgendo Grecia, Macedonia e Albania (non a caso sponsorizza l’adesione di queste due ultime nazioni alla Ue) in una politica per impedire l’arrivo dei migranti dalla Turchia (ha già accolto un milione di profughi). Non solo. Vuole evitare a tutti i costi l’espansione della Russia di Vladimir Putin nei Balcani.

Così la cancelliera tedesca ha molto apprezzato l’accordo concluso da Atene con Skopje sul nuovo nome della Macedonia in “Repubblica della Macedonia Settentrionale”. Ma la decisione non è piaciuta alla destra e all’estrema destra greca. Non è piaciuta nemmeno a molti greci affezionati al nome Macedonia, la patria di Alessandro Magno. Del resto Macedonia designa la regione settentrionale della Grecia con capoluogo Salonicco.

Tsipras ha vinto la prima battaglia: ha chiesto e ottenuto la fiducia del Parlamento di Atene dopo le dimissioni di Panos Kammenos, leader del partito dei Greci Indipendenti (formazione della destra nazionalista) da ministro della Difesa. Adesso dovrà affrontare le elezioni europee di maggio e poi quelle politiche di ottobre. Dovrà recuperare velocemente terreno perché i sondaggi lo danno in discesa per il grande disagio sociale che continua a travagliare la Grecia.

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