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Sabato 10 novembre in piazza contro il razzismo

 

Mentre scriviamo sono circa 250 le associazioni, le forze sociali e politiche, i sindacati che hanno garantito la propria partecipazione alla manifestazione nazionale che si terrà a Roma, sabato 10 novembre contro il razzismo, per evitare che il Dl Salvini con la sua carica eversiva diventi legge, per connettere le tematiche legate all’immigrazione con quelle delle diseguaglianze sociali che crescono nel paese. E sono centinaia le adesioni di personalità del mondo della musica, dell’informazione, della cultura che stanno aderendo a quello che vuole essere un appuntamento non solo pacifico e di massa ma meticcio e plurale, in cui le tante aspettative possano incontrarsi, costruire relazioni non legate soltanto ad un appuntamento di massa, elaborare forme di opposizione durature ad una pessima deriva sociale, culturale e politica come quella che si vive non solo in Italia ma nell’intera Europa.

E il nesso con l’Europa è fondamentale. Come per la grande mobilitazione che c’è stata nei giorni scorsi a Berlino, i promotori per la manifestazione a Roma hanno scelto di darsi come logo la parola chiave #Indivisibili, a rimarcare la volontà di non accettare la separazione fra migranti e nativi, fra donne e uomini. La piattaforma di convocazione è semplice e netta, si parla non solo di contrasto a normative ancora più xenofobe di quelle già esistenti e messe in atto da governi di diverso segno, norme che dipingono una modalità di vita fondata sulle esclusioni sociali, sulla repressione e sul diritto differenziato, ma e soprattutto, è una piattaforma di sostegno a chi si oppone a questa e propria involuzione culturale prima che politica. Ci sono parole di sostegno all’esperienza di accoglienza e di sviluppo virtuoso nell’inclusione come quella di Riace, oggi distrutta da un contemporaneo attacco da parte della magistratura e del Viminale, al lavoro di salvataggio portato avanti dalle Ong, mentre il ministro dell’Interno tentava di chiudere i porti alle persone soccorse, alle donne e uomini che, indipendentemente dall’opinione politica compiono quotidianamente gesti di assistenza tali da portarli sul banco degli imputati per il “reato di solidarietà”.

Si vuole andare in piazza, nonostante ancora non si riesca, malgrado tale situazione, a definire un appuntamento comune di tutte le forze che condividono simili preoccupazioni e allarmi e nonostante, anche nel mondo dell’antirazzismo prevalgano inaccettabili divisioni, particolarismi, incapacità a cedere parte della propria “sovranità” in cambio dell’occasione di poter portare in piazza quella parte d’Italia che non si rassegna e che è ben diversa da quella dipinta dai fabbricatori di paura.

Alla notizia dell’arresto di Mimmo Lucano, sindaco di Riace, sono state decine le città in cui si sono realizzati in poche ore, presidi, spesso quasi spontanei, per affermare la propria indignazione; quando a Lodi, la sindaca ha deciso di togliere le facilitazioni economiche per l’accesso alla mensa scolastica ai 255 bambini figli di immigrati, che non potevano dimostrare di non avere beni nei propri paesi di origine, mettendo in dubbio quindi il loro accesso all’ISEE, la popolazione si è mobilitata perché “i bambini non si toccano”. In 2 settimane, un fondo attivato in attesa che il tribunale confermi o meno la validità del provvedimento, ha portato a raccogliere 145 mila euro, ne bastava meno della metà per garantire il servizio fino a fine dicembre. Almeno 2700 persone si sono schierate concretamente dalla parte dei bambini. E di episodi simili questo paese sospeso fra pulsioni xenofobe, magari dettate dal primo fatto criminoso attribuibile a stranieri, ed esempi di accoglienza diffusa, ce ne sono infiniti. Basterebbe trovare il modo per convogliarle in un grande e plurale spazio pubblico di discussione in cui vengano anche smontati i falsi miti allarmistici legati a inesistenti invasioni o a percezioni di insicurezza. Serve per questo una migliore politica e una migliore informazione.

E anche per avere questo ci si mobilita il 10 novembre prossimo e non solo.

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