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Amref: “Non aiutateci per carità”, campagna e decalogo per una corretta e rispettosa narrazione dell’Africa

 

La campagna di Amref “Non aiutateci per carità” e del decalogo sulla comunicazione dell’Africa in Italia sono stati presentati il 19 settembre al Museo Maxxi di Roma

A cura di Amref

L’Africa ha bisogno di una nuova narrazione. Aderiscono all’appello per una comunicazione corretta del continente molti volti noti e influencer. Al via la campagna di Amref curata da Saatchi & Saatchi.

Non aiutateci per carità. È l’appello dell’Africa secondo Amref. Quattro parole che diventano lo slogan della nuova campagna di comunicazione dell’organizzazione sanitaria, che dal 1957 lavora nel continente africano. Obiettivo? Una nuova, corretta e rispettosa narrazione dell’Africa, continente in cammino, da sostenere negli sforzi di crescita, allontanando l’immagine caritatevole e drammatica che di solito se ne dà. Una nuova narrazione in grado di mettere in risalto le potenzialità dell’Africa, attraverso una nuova visione più realistica e meno stereotipata. Coinvolti nel lancio della campagna molti personaggi del mondo dello spettacolo e dell’informazione. La campagna è stata curata dall’agenzia Saatchi & Saatchi, l’agenzia guidata da Simone Masé.

“Non aiutateci perché i nostri bambini hanno poco da mangiare, aiutateci perché hanno fame di cambiamento”. É questo uno dei passaggi chiave del Manifesto, base della campagna. Dal suo punto di osservazione pienamente africano – quello della salute delle comunità ai margini – Amref guarda come l’Africa sia in cammino. Le curve dei dati dal 2000 ad oggi parlano di un declino di molti indicatori di malattia e povertà, come la mortalità infantile o la mortalità materna. Un declino che ha un ritmo troppo lento però per raggiungere gli obiettivi di sviluppo del 2030, e che consegna ancora dati drammatici. Sostenere quel ritmo, quel cammino, senza mai sostituirsi ai veri protagonisti – gli Africani – deve essere lo scopo di governi e organizzazioni come Amref.
Lo sviluppo e il sostegno all’Africa vanno di pari passo con la comunicazione. Cuore e testa insieme, perché l’Africa deve tornare a scaldare i cuori ed essere al centro di una informazione corretta. “La percezione dell’Africa negli ultimi anni si è trasformata da “continente povero ma buono” a terra di “conflitti e invasori” dichiara Ilaria Borletti Buitoni, presidente onorario di Amref Italia – nel contempo la popolazione italiana si reputa molto più povera di 20 anni fa. Aiutare la crescita e lo sviluppo del continente africano diventa un argomento meno “importante” per gli italiani, e quindi sono sempre meno quelli disposti a sostenere il futuro dell’Africa, mentre si insinua addirittura il sentimento opposto, quello di avversione e rifiuto. Riformulare il punto di vista delle persone verso l’Africa, aiutare a guardarla da una prospettiva diversa, puntando sul suo potenziale e non sul pietismo, è l’obiettivo di Amref con “Non aiutateci per carità”.

La campagna è stata lanciata il 19 settembre con un evento cui hanno preso parte Pif, Giobbe Covatta, Mauro Biani, Roberto Natale (Responsabilità Sociale Rai), Alfonso Biondi e Eddie Settembrini autori di Lercio, Valerio Cataldi (Carta di Roma), Sonny Olumati (ballerino e inviato di Nemo) ed Ekutsu Mambulu (Direttore e fondatore African Summer School). Tutti protagonisti di un dibattito sulla comunicazione dell’Africa, moderato da Maria Cuffaro (Tg3), presso lo spazio Linea, al Museo Maxxi di Roma.

La campagna “Non aiutateci per carità” – curata da Saatchi & Saatchi – punta su una mobilitazione del mondo “digital”, attraverso un video girato come una candid camera, all’interno di una banca. Protagonisti? Una strana agente finanziaria e dei clienti, spiazzati da una novità. L’atteso video si chiamerà La Banca dei sogni. Partecipano a questa “maratona digitale” diversi influencer e l’artista Anna Godeassi, con un contributo speciale alla campagna.

Presentato anche un decalogo sulla comunicazione dell’Africa in Italia, con consigli dedicati al mondo dell’informazione:

“Non aiutateci per carità” – 10 consigli per una corretta informazione sull’Africa

In collaborazione con Associazione Carta di Roma 
Redatto da Ekutsu Mambulu

  1. L’AFRICA NON È UN PAESE
    L’Africa è un continente con 54 Stati. Rispettare e rendere conto della complessità di un continente di 1,1 miliardi di abitanti è sicuramente difficile ma stimolante.
    Bisogna contestualizzare il più possibile le informazioni quando si parla di Africa.

  2. L’AFRICA NON È POVERA
    Il valore monetario delle sue ricchezze minerarie: 46.200 miliardi di dollari. A rivelarlo nel 2011 in un articolo del giornale “Les Afriques” è stato l’esperto congolese David Beylard. Con il 12% di questa somma il continente nero potrebbe da solo finanziare tutte le infrastrutture di cui ha bisogno. Sta provando a farlo cooperando anche con la Cina.
    Lo stereotipo della povertà africana impedisce di conoscere le diverse sfaccettature del cammino attuale e futuro dei Paesi di questo continente.

  3. LA CULTURA AFRICANA MERITA RISPETTO
    Conviene evitare di veicolare gli stereotipi: le religioni africane non sono “credenze”

  4. COLONIALISMO? UNA BREVE PARENTESI DELLA STORIA MILLENARIA AFRICANA
    Dopo l’Egitto Antico, i popoli africani hanno creato altre grandi civiltà tra cui quello del Mali (1235 d.c – 16 secolo d.c.) dove, nel 1236, l’Imperatore Soundjatta Keita promulgò la cosiddetta prima Carta dei diritti dell’uomo, ovvero il “Kouroukan Fouga”.
    Conoscere la storia dell’Africa nella sua diversità e ampiezza temporale è un primo passo per migliorare il racconto del continente.

  5. RACCONTARE LE ECCELLENZE AFRICANE È UN BUON RIMEDIO CONTRO GLI STEREOTIPI
    L’Africa non è solo immigrazione. In Africa non ci sono solo dittatori, corruzioni e malattia. La società civile africana è infatti sempre in movimento. Giovani e artisti esplodono di creatività anche se non sempre sostenuti dai governi locali. Nel luglio 2018 alcuni giovani
    artisti e responsabili dei movimenti civili di diversi paesi hanno lanciato in Senegal l’Università Popolare dell’impegno cittadino, nell’obiettivo di mobilitare i giovani e incoraggiarli a prendere in mano il destino dell’Africa.

  6. UN FRENO ALL’EUROCENTRISMO? LA VOCE E LE IDEE DEGLI OPINIONISTI AFRICANI
    Gli opinionisti africani offrono commenti e analisi sulla base di una sensibilità di chi vive direttamente i fatti. Alcune grandi reti di comunicazione internazionale come la francese Tv5 o l’inglese Bbc, stanno infatti rinforzando le loro squadre di reporters ed analisti con
    professionisti africani scelti localmente.

  7. I BAMBINI AFRICANI NON SONO MERCI IN VENDITA
    Le immagini dei bambini pubblicate per “colpire alla pancia” spesso e volentieri violano le norme giornalistiche, in particolare la Carta di Treviso del 5/10/1990 che condanna questo tipo di comportamenti nel suo art. 7: “nel caso di minori malati, feriti, svantaggiati o in difficoltà occorre porre particolare attenzione e sensibilità nella diffusione delle immagini e delle vicende al fine di evitare che, in nome di un sentimento pietoso, si arrivi ad un sensazionalismo che finisce per divenire sfruttamento della persona”.

  8. ATTENZIONE ALLE FAKE NEWS SULL’AFRICA
    Nel gennaio 2016 è stata, ad esempio, diffusa a livello internazionale, senza opportune verifiche, la falsa notizia secondo cui il governo eritreo avrebbe deciso di legalizzare la poligamia costringendo gli uomini a sposarsi almeno con due donne.

  9. LE IMMAGINI E LA RAPPRESENTAZIONE DEI MIGRANTI
    Cinesi, giapponesi, coreani, indiani, africani, arabi sono anche loro immigrati con tratti “diversamente visibili”. Associare indiscriminatamente le comunicazioni / articoli sull’immigrazione alle persone di pelle nera è una forzatura.
    Secondo dati Istat 2017, su 5.000.000 di stranieri presenti in Italia, gli africani subsahariani sono 400.000, cioè meno del 10% degli immigrati. Inoltre, esistono sempre più neri nati in Italia.

  10. AFRODISCENDENTI UN ALTRO MODO DI CHIAMARE LE “SECONDE GENERAZIONI”
    Negli ultimi anni è stato molto utilizzato “seconde generazioni” per denominare i giovani di origini straniere nati o cresciuti in Italia. Cresce anche l’utilizzo della combinazione “afro-italiani” per denominare i giovani neri di origine africana.
    All’interno delle comunità africane sta tuttavia affermandosi l’utilizzo del termine “afrodiscendente”.

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