Sei qui:  / Articoli / Informazione / Salvini non fermerà l’informazione, neanche se ci querela tutti

Salvini non fermerà l’informazione, neanche se ci querela tutti

 
Ci risiamo: un politico potente usa lo strumento della querela contro un giornalista e scrittore scomodo. Cosa c’è di nuovo nell’azione legale avviata dal Ministro dell’Interno in carica, Matteo Salvini, contro uno degli autori più importanti del Paese, Roberto Saviano? Nulla purtroppo, se non la conferma che le querele in Italia sono lo strumento legale per intimidire e minacciare i giornalisti e sono, al pari delle citazioni civili, pervasive e arroganti come i reati commessi contro i giornalisti. Con la differenza che un giornalista vittima di reato può attivare strumenti di difesa legali, credere nella Giustizia e nell’eventuale risarcimento, anche insieme agli organismi di rappresentanza. Con le querele e le azioni civili questo è impossibile perché non previsto dal sistema vigente. Cosa succederà della querela di Salvini d’ora in poi? Il solo fatto di averla presentata avvia un procedimento penale, Saviano verrà avvertito con notifica, seguirà forse un interrogatorio ma non è sicuro, poi la Procura, all’esito delle prime verifiche, chiederà se mandarlo al dibattimento o chiedere l’archiviazione e deciderà il gup. A quel punto secondo i tempi della Giustizia attuali saranno passati circa due anni dalla presentazione.
Se il gup deciderà per il dibattimento ne passeranno altri quattro circa, durante i quali, questo va sottolineato, Roberto Saviano dovrà difendersi affermando il suo diritto di cronaca e di critica e pagando la difesa con i suoi soldi e quelli dell’editore, mentre il querelante Matteo Salvini utilizzerà con l’Avvocatura di Stato  avendo agito da Ministro e naturalmente questi soldi saranno sostenuti da tutti i cittadini. Dunque è bene sapere che stiamo “inseguendo” Roberto Saviano con la denuncia di un cittadino privato, tutta da provare, e lo stiamo facendo con soldi dello Stato. Anche qui nulla di nuovo: secondo i dati di Ossigeno per l’informazione, l’osservatorio che da anni svolge un meritorio calcolo dei giornalisti minacciati in Italia, gli autori delle querele temerarie appartengono a tre  macro categorie. Queste: criminalità organizzata, grandi società e politici, l’ultima di esse agisce normalmente usando il ruolo pubblico pur rivendicando una lesione d’immagine privata, dunque con avvocati pagati dagli enti  pubblici. Oltre il 90% delle querele contro i giornalisti italiani finisce con archiviazioni dal Gup e assoluzioni in primo grado, ciò conferma l’uso puramente strumentale e intimidatorio delle stesse.
E anche questi sono dati purtroppo preesistenti il caso “Salvini contro Saviano”. Ma di nuovo e ancor più grave c’è la tempistica di questa querela, che arriva a sole 24 ore dall’aggressione di due cronisti che stavano seguendo l’operazione che ha smantellato il clan dei Casamonica a Roma; c’è stata(è evidente) qualche smagliatura sull’ordine pubblico che, esso sì, spetta al Ministro dell’Interno coordinare. E il Ministro invece di dire almeno una frase di circostanza sui giornalisti aggrediti, magari scusandosi per lo scarso ordine pubblico, ha presentato una denuncia nelle stesse ore contro uno di quelli che da sempre si battono contro la mafia e in specie i casalesi, i quali  – per chi non lo sa – rappresentano una delle organizzazioni  più feroci e ricche d’Europa. Avrebbe, sempre il Ministro, dire qualcosa sui giornalisti minacciati in Puglia, tipo Marilù Mastrogiovanni che insieme a pochi altri racconta l’altra Puglia e non solo quella delle vacanze. Avrebbe potuto dire qualcosa sui cronisti campani aggrediti ogni giorno proprio perché continuano a raccontare la prepotenza dei clan. Avrebbe potuto fare mente locale sulle decine di giornalisti costretti a vivere sotto scorta. Un dettaglio accomuna tutti questi scellerati: descrivono la criminalità e lo fanno scovando i legami tra i clan e la politica. Anche Saviano lo ha fatto, parlando della Lega e della ndrangheta. Ed prevedibile che continueranno a farlo, che continueremo tutti a farlo. Perché non sarà certo un Ministro di passaggio a fermare l’informazione neanche se decidesse di querelarci  tutti.

TI POTREBBE INTERESSARE ANCHE