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L’etica contro la propaganda: appello a media e giornali contro le parole di odio

 

Carta di Roma in questi 10 anni si è battuta a favore di una narrazione che restituisca la verità sostanziale dei fatti invece di inseguire gli slogan della politica. Ci siamo battuti per togliere dal vocabolario della informazione parole come “clandestino”, che è una parola usata in modo sbagliato. Sui barconi clandestini non ce ne sono, nessuno si nasconde, tutti aspettano di fare richiesta di asilo. Serve a criminalizzare.

Oggi ci troviamo, di nuovo, di fronte ad una narrazione delle migrazioni che usa male le parole, parole che vengono mutuate dalla politica, che con la realtà oggettiva, con la verità sostanziale dei fatti, nulla hanno a che fare.

Pacchia, crociera, clandestino, la paghetta dei 35 euro, invasione. Sono le parole di questi ultimi giorni. Parole  con cui la politica continua a fare propaganda. Parole che rimbalzano su tutti i giornali e su tutti i telegiornali continuamente in questi giorni di porti chiusi in cui abbiamo assistito a ministri che scavalcano la mediazione giornalistica, si rivolgono direttamente ai cittadini via web e parlano di “retorica della tortura”, di miliardi di africani pronti a partire, di “7 per cento di rifugiati veri” quando lo stesso Viminale pubblica sul sito dati che dicono che non è il 7, ma il 40 per cento il numero di richieste accolte.

C’è un distacco tra propaganda e realtà che produce odio, la violenza verbale si trasforma in violenza fisica con pestaggi, colpi di fucile, contiamo morti e feriti. Siamo già oltre. Per questo chiediamo, così come proposto negli Stati Uniti dal Washington Post, di non prestare il fianco alla propaganda, di mediare la comunicazione politica sempre con una attenta verifica di quanto viene detto.

Chiediamo di rispettare sempre le regole della Carta di Roma. L’etica contro la propaganda. È un appello ai Direttori di giornali, telegiornali, alle redazioni, a tutti i professionisti dell’informazione.

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