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Morti sul lavoro, una strage continua e l’amarezza per una classe politica indifferente e assente

 

Ventotto anni appena, Angelo Fuggiano. E’ morto dopo essere precipitato da una gru, nello stabilimento Ilva di Taranto. Lavorava per la ditta appaltatrice Ferplast alla manutenzione di questi giganti d’acciaio nell’area del porto. Un cavo ha ceduto e lo ha ucciso sul colpo.
L’ennesima vittima di una strage senza fine. Ormai non li conto piu’, un’immensa, tragica Spoon River: ognuno di quei nomi e’ una storia che andrebbe conosciuta, raccontata. Ricordata.
Da anni, instancabile, Carlo Soricelli ci ricorda le dimensioni di questa strage senza fine. Non sara’ mai ringraziato abbastanza, per questo. Nella passata legislatura, con Maria Antonietta Farina Coscioni si presentava un’interrogazione al ministro del Lavoro per ogni “caduto”. Qualche volta il titolare del ministero, attraverso qualche suo delegato, si degnava di rispondere. Non che fossero risposte soddisfacenti, ne’ ci si illudeva piu’ di tanto. Ma, almeno, in un documento parlamentare si “fissava” quel nome, quella storia, quella vicenda tragica. Oggi, credo, neppure piu’ questo. La politica e’ assente, indifferente, in altro occupata e interessata. Bisogna insistere, resistere, e cosi’ esistere. Pero’ al tempo stesso, che amarezza; e anche -inutile nascondercelo – una punta di disgusto per una classe politica come quella che ci tocca patire.

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