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Morti sul lavoro. Anmil: “chiediamo un impegno serio per mettere un freno a queste tragedie dolorose e indegne di una società civile”

 

Non abbiamo tempo per rammaricarci per l’ennesimo grave incidente sul lavoro accaduto nelle Acciaierie Venete a Padova che ha provocato l’ustione di 4 operai di cui uno è in gravissime condizioni che si sono susseguiti altri incidenti mortali di cui pochi invece si accorgono: eppure tutti comportano danni, ripercussioni sulle famiglie e nelle stesse aziende sia in termini economici che lavorativi”.
“Quello accaduto a Padova è il terzo incidente grave dall’inizio di quest’anno in un’acciaieria – ricorda il Presidente dell’ANMIL Franco Bet-toni – ennesima riprova della scarsa attenzione verso la tutela della salute e della sicurezza dei lavoratori, soprattutto in settori dove le statistiche dell’Inail confermano che non c’è stato alcun arresto del fenomeno”.
“Nel nostro Paese per garantire la sicurezza e la salute sul posto di lavoro c’è ancora molto da fare – prosegue Bettoni  e aggiunge ancora che occorre un impegno continuo  poiché troppo spesso abbiamo visto affievolirsi in questo decennio, tanto che ci sono ancora da emanare una ventina di decreti attuativi del complesso normativo, tra i quali anche alcuni importanti come quello sulla qualificazione delle imprese. Le buone leggi, poi, vanno fatte rispettare e, negli ultimi anni, l’apparato ispettivo ha molto sofferto per carenza di personale e per attività di riorganizzazione che non si sono ancora completate”.

“Di lavoro si continua a morire – spiega il Presidente dell’ANMIL – perché in questi anni non si è fatto abbastanza per costruire una solida cultura della prevenzione dei rischi nei datori di lavoro e nei lavoratori. Da una parte si fatica a vedere la sicurezza come un valore aggiunto, un investimento, e dall’altra non si dimostra sufficientemente matura la consapevolezza dei rischi presenti all’interno di un ambiente di lavoro”.
Quello che l’ANMIL chiede da lungo tempo è che: siano velocizzati i tempi di attivazione della Commissione Consultiva Permanente per la Sicurezza nella sua nuova composizione; sia completata l’attuazione del Testo Unico Sicurezza; venga creata una Procura unica che si occupi di tutte le questioni legate agli incidenti sul lavoro per evitare lungaggini e soprattutto eventuali prescrizioni; venga adottato in via definitiva il Disegno di legge per il riordino della normativa in materia di amianto in un testo unico e, infine, che sia data attuazione concreta al SINP, introdotto con il decreto interministeriale n. 183 dello scorso 25 maggio 2016”.

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1 COMMENTO

  • enrico rondelli

    Quando avviene un’incidente sul lavoro attualmente l’infortunato subisce una pressione psicologica da parte della dirigenza affinché non dichiari l’accadimento sul luogo di lavoro ma in altri ambienti tipo in ambiente domestico.
    La dirigenza aziendale normalmente usa le leggi e le sanzioni come arma di pressione sul lavoratore, bisogna esser dalla parte della propria azienda e non dalla parte della legislazione su questo si gioca. Omettendo di dire e di riconoscere che gran parte degli infortuni sono causati dalla fretta di produrre o di una mancanza di conoscenza di quello che si sta facendo. Una proposta sensata sarebbe una visita sicura di un ispettore del lavoro sul luogo di lavoro per ogni apertura di una ragione sociale e che gli ispettori siano seriamente formati e abbiano accesso dei dati a disposizione dei vari enti che si occupano di lavoro e produzioni.

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