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Regeni, una verità c’è e dobbiamo conoscerla

 

Articolo 21 sin dal primo momento ha sostenuto Paola e Claudio Regeni, l’avvocato Alessandra Ballerini, e Amnesty Italia nella loro, diventata nostra, ricerca della verità per ciò che era accaduto a Giulio.
La verità storica è ormai conosciuta da tutti, ma bisogna continuare a chiedere una verità giudiziaria e pretendere che i responsabili delle torture e dell’uccisione di un giovane ricercatore, animato solo dalla voglia di conoscere il mondo e di portare avanti le sue passioni, siano individuati e processati.

Da qualche tempo il nostro sito di informazione ospita gli articoli del collettivo Giulio Siamo Noi, nato per portare avanti la sua memoria e per sostenere mamma Paola e papà Claudio nella loro battaglia.
Siamo lieti di poter essere megafono di questa straordinaria realtà, la più importante espressione e  esperienza di impegno della società civile degli ultimi anni. 

Con tutti gli amici e i colleghi di Articolo 21 saremo sempre dalla vostra parte, ricordando Giulio in ogni occasione pubblica, dalle nostre assemblee ai direttivi e alle varie iniziative e continuando a chiedere verità e giustizia come in occasione della consegna del premio come giornalista dell’anno dell’Associazione giornalisti salernitani alla nostra Antonella Napoli, membro del Direttivo di Articolo 21, il 23 gennaio a Salerno.

Ieri sera La7 ha mandato in onda un video di circa due minuti in cui la voce di Paola, la mamma di Giulio, racconta un ricordo molto particolare di suo figlio: Giulio amava il cinema, amava organizzare serate con gli amici in cui vedere i film che trovava più interessanti, e tra tutti uno di quelli che lo avevano interessato di più negli ultimi tempi era Garage Olimpo, il film di Marco Bechis che racconta la tragedia dei desaparecidos argentini. Sullo schermo scorrono le immagini terribili del film e le parole in sovraimpressione invitano a non mentire a noi stessi, a riconoscere che in Egitto si sta consumando la stessa tragedia che si è consumata in Argentina. Chiunque abbia visto Garage Olimpo sa che si tratta di una narrazione di straordinaria (e necessaria) crudezza ma, incredibilmente, nella voce pacata della madre di Giulio la durezza delle immagini si stempera perché non si può fare a meno di pensare che a Giulio è successo di peggio e che quel che è successo a Giulio è peggio perché è successo di nuovo, ancora e ancora dopo che si pensava di aver visto certi orrori per l’ultima volta. E all’improvviso ci si rende conto che quello che ci sta facendo gelare il sangue non sono solo le immagini di un film (realistico) ma la realtà della voce di Paola, una voce che potrebbe essere quella di un’amica, della madre di uno dei ragazzi che frequentano nostro figlio, la voce di una donna a cui quello che vediamo in questo filmato sta accadendo ora e lo sentiamo tutto nelle parole ferme e nella stanchezza e nel dolore che vibrano come una nota di fondo sotto il tono pacato della narrazione. Giulio era uno così. I suoi genitori non smettono di raccontarcelo perché Giulio non deve perdersi nella mitologia della sua morte, Giulio era così, un ragazzo da serata in casa con film, un giovane accademico, ma anche un ragazzo come tanti figli e figlie che la sera siedono con noi a tavola e ci parlano dell’ultimo film che hanno visto. Ecco: la morte di Giulio, la torura e l’omicidio di Giulio si sono insinuati all’improvviso in una vita così, ha strappato un ragazzo alla sua famiglia, ai suoi affetti e alle sue abitudini. Oggi. Come nell’Argentina di Bechis. Come in un film da incubo ma nella realtà di una vita ordinata che può essere la vita di ciascuno di noi. Può succedere, ci dicono Paola e Claudio, che non chiedono solo giustizia per loro figlio ma si alzano in piedi per tutte le Giulia e i Giulio del mondo, per ricordarci che succede, sta succedendo anche ora e potrebbe succedere ai nostri figli. Di fronte a questa considerazione, perfino le immagini di Bechis sembrano insufficienti e quando lo schermo torna ad essere scuro rimane addosso il respiro freddo di un orrore per il quale non si riescono a trovare parole. Bechis, a proposito di Garage Olimpo diceva di aver sentito di dover raccontare la vicenda come se quella tragedia stesse avvenendo anche oggi da qualche parte nel mondo. Giulio probabilmente sapeva che Bechis aveva perfettamente ragione. Ieri sera la voce di Paola è entrata nelle nostre case e ci ha preso per mano, senza urla e senza strepiti ma con la fermezza pacata che è la cifra di questi gentori che non si stancano di interrogare le nostre coscienze. Ieri sera eravamo certamente in tanti a sentirla e, mentre l’Italia si prepara a colorarsi di giallo e ad accendersi in un’unica, enorme fiaccolata nella sera del 25 gennaio per chiedere ancora una volta verità e giustizia per Giulio Regeni, viene da chiedersi se la voce di Paola, se il ricordo preziosissimo del suo figlio scomparso, sia giunto anche nelle case di chi dovrebbe pretendere giustizia in nome di Giulio, di chi dovrebbe rispondere ai genitori i Giulio e all’Italia tutta, di chi può evitare che alla morte si aggiungano il silenzio.

Il filmato andrà in onda su La7 tutti i giorni fino al 25 gennaio per ricordarci che Giulio non ha ancora ottenuto giustizia, per ricordarci che Giulio non è l’unica vittima, per aiutarci a non dimenticare. Perché potrebbe accadere a chiunque. Perché una verità c’è e dobbiamo conoscerla.
Perché Giulio siamo noi.

http://tg.la7.it/cronaca/2-anni-dal-rapimento-di-regeni-la-madre-ricordiamolo-in-tutte-le-piazze-19-01-2018-123871

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