Sei qui:  / Opinioni / La democrazia degli altri: non sparate su Wagner!

La democrazia degli altri: non sparate su Wagner!

 

In democrazia gli estremisti hanno diritto di espressione. Loro, come anche i fascisti e i terroristi. Hanno diritto di opinione come chiunque altro e possono partecipare a dibattiti sociali, pubblici e liberi nei quali non si impone ma si chiede per favore, nei quali vige il reciproco rispetto e si comprendono i punti di vista altrui. Se non siamo d’accordo, possiamo sempre opporci con intelligenza e senza venire alle mani.

Il gioco è tutto nelle motivazioni. Su quelle del terrorista ho cercato a lungo spiegazioni: come poter accettare criticamente e consapevolmente di stare uccidendo, trovando nell’annientamento altrui l’unica soluzione alla propria libertà? Una delle esperienze traumatiche più estreme al quale l’essere umano è stato chiamato ad assistere è poi sfociato nel Processo di Norimberga. Lì, nel contesto esterno del campo di sterminio l’individuo era stato di fatto esiliato dalla propria vita. Se oltre al giudizio si fosse sospesa l’azione e la mala-intenzione non sarebbe stato istituito nessun tribunale speciale. L’organo di potere militare che attualmente risiede in Medio Oriente segue nel meccanismo legale regole procedurali diverse da quelle ordinarie con una significativa riduzione dei diritti dell’imputato. Se nel corso della Storia non ci si fosse illusi di confondere le leggi universali, come l’uguaglianza, non solo si sarebbe evitato il conflitto ma non sarebbe stato commesso alcun crimine contro l’umanità. E con questo dobbiamo farci i conti come nell’assenso per non commettere crimini del genere.

 

Pensiero diverso, cervello simile

Il potere della globalizzazione ci ha resi immuni alle atrocità che vediamo passare in televisione o alle quali siamo testimoni. Il nostro cervello ci difende talmente bene che il nostro Pensiero, grazie all’ambiente in cui viviamo e al nostro corredo genetico, è come intrappolato in modo che alla nostra coscienza sottraiamo la verità se questa è negativa e potenzialmente distruttiva per le nostre strutture cerebrali. La personalità di un individuo, sia esso un terrorista, è talmente complessa che esso può decidere di persuadere un soggetto debole in modo che questi concluda una certa prassi secondo le sue direttive, oppure nel caso dello stesso soggetto debole, come sia esso un kamikaze, possiamo attenderci che preferisca irrazionalmente un pensiero altrui dominante anche se vorrà dire andare contro se stesso.

In ogni caso, confermata dalla cronaca, la condizione dell’estremista sembra essere quella che vedrebbe l’istigazione all’odio inibire la libera scelta di agire, in modo che anche l’orientamento più laico possa sfociare in una disfatta relativa in termini di democratizzazione e in termini assoluti di diritto alla vita. Condizione ancora più aggravata dalla soppressione della memoria storica: la distruzione di Palmira ne fu un classico esempio, come se non avendo un passato gli attentatori dell’Isis credessero che all’unanimità il mondo avrebbe aderito al credo della violenza.

La Storia come la mente umana ha la tendenza a ripetere gli errori fatti. Mi viene in mente quando Hitler decise di far risuonare nei campi di prigionia le composizioni di Wagner, con il risultato che a causa di questo uso improprio Israele decise per lungo tempo di eliminare dalla storia della musica Richard Wagner e dalla Storia stessa le sue idee antisemite, un bavaglio moderno. Il motivo era plausibile: la mente aveva associato le sue musiche a quel che era avvenuto, l’esecrabilità di quelle convinzioni erano state talmente radicate nella memoria identitaria di quel popolo ferito da non poter concepire neanche l’idea di riascoltarlo. Il cambiamento e la maturazione delle successive generazioni fu fortunatamente quella di separare quel che era avvenuto con la musica di uno dei compositori più rivoluzionari del Novecento, in modo che le orchestre poterono cominciare a studiarlo. Questo ci riporta alla ragione iniziale, la comprensione delle motivazioni.

Oggi che identifichiamo il pericolo soprattutto nell’ascesa dei nazionalismi e nel terrorista dello Stato Islamico, è bene sapere che molti pensatori islamici hanno cercato di contrastare l’idea distorta di Jihad perpetrata dal terrorista targato Isis, ricordando che secondo il Corano non può esistere coercizione nella sfera religiosa. La manipolazione del Corano è avvenuta fin dalle sue origini, mal traducendo dal persiano in arabo, non facendo distinzioni di genere e senza dare alcuna importanza alla traduzione del contesto che sta dietro e dentro le parole. In questo modo, dato il moltiplicarsi di ingiustizie e guerriglie succedutosi dalla seconda guerra mondiale ad oggi, senza generalizzare, alcuni musulmani pensano che il terrorismo verso gli infedeli sia giustificato e altri invece ne sono contrariati. Una donna che ad esempio respinse le aberranti dichiarazioni del terrorismo de facto fu Benazir Bhutto, ex primo ministro pachistano uccisa a Islamabad in un attentato nel 2007 che ripensando alle parole credeva nel dialogo: “La mia fede musulmana si oppone a coloro che usano l’Islam per giustificare atti terroristici, distorcendo, manipolando e sfruttando la religione per i loro particolari programmi politici. Le loro azioni non sono solo antitetiche all’Islam, ma espressamente proibite dal Corano”. Una delle condizioni dell’esistenza è che anche il terrorista sia qualcuno solo in presenza dell’Altro, benché cerchi di distruggerlo.

TI POTREBBE INTERESSARE ANCHE