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Elezioni. Liste, scaduto il termine

 

Nel Pd, Renzi si arrocca col giglio magico in Toscana. In LeU Grasso sceglie la Sicilia, Fratoianni la Toscana e Speranza la Basilicata. M5S candida medici, imprenditori e atleti. Forza Italia spera nei presidenti delle squadre di calcio, Lotito e Galliani

Di Pino Salerno

Alle ore 20 di lunedì 29 gennaio si sono chiusi i termini per la presentazione ufficiale presso le Corti d’Appello, delle liste dei partiti per le elezioni politiche del 4 marzo. Come sempre, la definizione delle liste, la loro composizione, la metodologia seguita da ciascuna forza politica hanno generato tensioni, malesseri, opposizioni, accuse, e psicodrammi. Tuttavia, alle abitudini ormai decennali si è aggiunta anche una legge elettorale, il Rosatellum (ci vorrebbe un Nobel ad hoc per il suo creatore) che ora sta mostrando tutte le sue reali e concrete mostruosità, a partire intanto dal voto unico sulla scheda, non disgiunto, tra la parte maggioritaria (un terzo dei candidati e dunque degli eletti) e la parte proporzionale, due terzi dei candidati e degli eletti. Così, senza alcuna eccezione, la formazione delle liste ha dovuto tenere conto di questa prima indicazione: i big delle forze politiche hanno preferito usare le pluricandidature, in più circoscrizioni, per avere la certezza dell’elezione al Parlamento, senza ovviamente rinunciare a candidature nella parte uninominale. Per questa ragione, se si leggono le liste si trovano i nomi dei big in più posti. Più complesse le sfide nei collegi uninominali, pensati secondo lo schema inglese del Westminster: chi prende anche un solo voto in più conquista il seggio, anche se, per effetto del voto su scheda unica, i voti ottenuti dal candidato vengono distribuiti tra i partiti delle coalizioni (secondo una distribuzione proporzionale) o vanno automaticamente all’unico partito che lo sostiene. Ed ecco il primo grande inciampo, per i partiti che fanno parte di una coalizione (e per i poveri presidenti di seggio che di certo ammattiranno): saranno costretti a invitare i loro elettori a fare la croce sul partito e non sul candidato uninominale, proprio in virtù della regola delle distribuzione proporzionale dei voti, cosa che avrà poi una sua importanza per stabilire quali di essi abbia superato le soglie minime di sbarramento previste dall’astruso Rosatellum. Inoltre, l’altro inciampo che ha avuto conseguenze notevoli nella definizione delle liste è la sostanziale differenza tra Rosatellum e Porcellum, poiché quest’ultimo prevedeva un congruo premio di maggioranza per la forza politica di minoranza con più voti. Così, sono entrati in Parlamento, grazie alle liste bloccate, nella coalizione del 2013 Italia bene comune (Pd e Sel), tra Senato e Camera circa duecento eletti. Senza premio di maggioranza, ecco che si è scatenata la bagarre soprattutto nel Partito democratico, che tra l’altro ha dovuto fare i conti con sondaggi sempre più negativi e con la presenza di Liberi e Uguali, la lista che appunto raccoglie coloro che hanno abbandonato il Pd di Renzi, Sinistra Italiana e Possibile.

Il Pd candida l’intero Consiglio dei ministri (compresa la Boschi) in posizioni di sicurezza, mentre il Giglio Magico si arrocca in Toscana

Il Pd dunque è uscito malconcio dalla “notte dei lunghi coltelli”, durante la quale Matteo Renzi ha imposto la regola della maggioranza e ha presentato ovunque i suoi ministri e i capicorrente. Dario Franceschini, Andrea Orlando, Valeria Fedeli ma anche Beatrice Lorenzin e Pierferdinando Casini: in Emilia Romagna, regione rossa assieme alla Toscana, si concentrano i capi corrente ai quali le liste Pd riservano posti di primo piano e sicura elezione. Il leader di Area Dem e ministro dei Beni Culturali guida quella della Camera a Forlì, seguito dall’orfiniana Giuditta Pini e da Sandro Gozi, pressocché sicuri dell’elezione vista la candidatura di Franceschini nell’uninominale Camera a Ferrara. Piero Fassino occupa il primo posto della lista alla Camera a Ferrara, seguito da Paola De Micheli e Andrea Rossi. La new netry Carla Cantone, una vita in Cgil, guida Imola. In Emilia Romagna, nell’uninominale di Sassuolo, anche il ministro Claudio De Vincenti, subentrato a Cuperlo. Nel Lazio invece sparisce la minoranza. Roberto Morassut, già assessore all’Urbanistica nella giunta capitolina guidata da Walter Veltroni, è uno dei pochi nomi non riconducibili direttamente alla maggioranza dem che viene dal partito locale. Fuori rimangono, ad esempio, il deputato uscente Marco Miccoli, o il presidente Pd in commissione Trasporti, Michele Meta, per sua scelta. Il ministro Marianna Madia è la prima del listino Roma Est, ma è anche candidata nell’uninominale Roma 2. In caso di una vittoria data per certa in ambienti dem, diverrebbe primo della lista Luciano Nobili, renziano di ferro che si affacciò alla politica sostenendo con la lista under 30 l’allora candidato sindaco Francesco Rutelli (poi sconfitto da Gianni Alemanno) ed ha curato più di recente la campagna elettorale di Roberto Giachetti (poi sconfitto da Virginia Raggi). A Roma Ovest è candidato Matteo Orfini come capolista seguito da Marianna Madia. Ora, sia Madia che Orfini corrono anche per l’uninominale, quindi è facile immaginare che – con le loro più che eventuali vittorie – salirebbe di due posizioni, dalla terza alla prima, il deputato Michele Anzaldi, deputato molto vicino al presidente del Consiglio, Paolo Gentiloni. L’area di maggioranza guidata da Maurizio Martina è rappresentata dalla deputata uscente Micaela Campana, che figura al terzo posto, ma dopo Maria Elena Boschi (candidata nell’uninominale a Bolzano) e Roberto Morassut. Missione difficile, per lei, ma non impossibile dunque. A Rieti e Viterbo, il listino Pd presenta il franceschiniano Fabio Melilli e la renziana di ferro Lorenza Bonaccorsi. La candidatura di Giuseppe Fioroni all’uninominale a Viterbo – suo bacino elettorale – dovrebbe garantire un traino di voti sufficiente a portare in Parlamento tutti e tre i candidati.  La Lombardia è caratterizzata dalla presenza di Simona Malpezzi, deputata renziana specializzata in scuola ed educazione, in quattro diversi collegi plurinominali, nonché nel collegio uninominale di Cologno Monzese, duro da contendere per il Pd. Nel caso la spuntasse a Cologno, Malpezzi permetterebbe di scalare posizioni all’ex tesoriere del Pd, Antonio Misiani, all’ultra renziano Roberto Cociancich e Roberto Rampi. Quest’ultimo è un deputato uscente vicino all’area del vice segretario dem, Maurizio Martina, cosi’ come Matteo Mauri, primo in lista a Bollate-Sesto. Per quello che riguarda gli alleati, Bruno Tabacci dovrà vincere l’uninominale della Camera a Milano.  I ministri Marianna Madia, Roberta Pinotti, Valeria Fedeli, Pier Calro Padoan, Luca Lotti; il sottosegretario con delega alle telecomunicazione Antonello Giacomelli; i renziani della prima ora, Francesco Bonifazi, Andrea Marcucci, David Ermini, Dario Parrini. E poi lui, il segertario del Partito Democratico Matteo Renzi. Tutti candidati nella roccaforte del renzismo, in Toscana. E’ qui che il Partito democratico ha scelto di mettere al sicuro il futuro. Ecco allora che Marianna Madia figura come capolista a Prato, pronta – con la più che probabile vittoria a Roma – ad Antonello Giacomelli. A Pisa corre come capolista Rosa Maria Di Giorgi, candidata anche nell’uninominale a Firenze Scandicci. Pressocché sicura, quindi, l’elezione del secondo in lista, il costituzionalista Stefano Ceccanti. Ma Rosa Maria Di Giorgi figura anche come terza in lista al Mugello, prima di Filippo Sensi, già portavoce di Matteo Renzi ed attuale portavoce del presidente del Consiglio, Paolo Gentiloni. Con la vittoria di Di Giorgi nell’uninominale si troverebbe in terza posizione, che a Firenze Scandicci dovrebbe garantire il passaggio verso il Parlamento. Ad Arezzo corre Giuliano Da Empoli, amico di vecchia data del segretario dem, in terza posizione.

I candidati “eccellenti” di Liberi e Uguali

Per quanto riguarda le liste di Liberi e Uguali, il leader Pietro Grasso, è candidato per il Senato nel collegio uninominale di Palermo centro e nella circoscrizione proporzionale della Sicilia occidentale. L’ex segretario nazionale della Cgil ed ex segretario del PD Guglielmo Epifani è invece candidato per la Camera dei deputati nei tre collegi proporzionali della circoscrizione della Sicilia orientale. Laura Boldrini è candidata all’uninominale e al proporzionale alla Camera nella circoscrizione Milano 1. L’esponente di Liberi e uguali è presente come capolista in Lombardia anche nel proporzionale a Legnano, Seregno e Cologno. In Senato per LeU c’è Francesco Laforgia nell’uninominale Milano 3-4 e nel proporzionale a Milano 1-2 e Bergamo. Alla Camera due proporzionali per Pippo Civati uno a Bergamo e l’altro a Palazzuolo sull’Oglio. D’Alema, invece, giocherà le sue carte tutte in Puglia, sia nell’uninominale sia da capolista al plurinominale. A Bari sarà invece l’avvocato penalista Michele Laforgia, il contraltare che il partito di Grasso ha schierato alla Camera per contrastare il segretario del Pd Puglia e consigliere regionale ‘renziano’ Marco Lacarra: entrambi si confronteranno nel plurinominale da capolista e nell’uninominale. Nella circoscrizione Veneto 2, collegio di Verona, c’è, all’uninominale per la Camera, Pierluigi Bersani. L’ex segretario del Pd corre nel plurinominale nel collegio Emilia Romagna 03. Il leader di sinistra italiana, Nicola Fratoianni, è in lista nell’uninominale nel collegio di Pisa, e in Piemonte nel plurinominale. Federico Fornaro ‘trasloca’ invece dal Senato alla Camera, candidato nell’uninominale ad Alessandria contro il segretario della lega piemontese Molinari, e si presenta capolista nel plurinominale. Arturo Scotto è capolista nel plurinominale Campania 1. In campo per Leu anche altri parlamentari uscenti, come la capogruppo in Senato Maria Cecilia Guerra in corsa questa volta per Montecitorio. L’ex capogruppo del Pd, Roberto Speranza, è candidato alla Camera nel collegio Lazio 1 per il plurinominale e nel collegio di Potenza per l’uninominale, in lista anche la senatrice Loredana De Petris che si presenta nel Lazio. Alla Camera sono capilista a Roma anche Stefano Fassina, Elisa Simoni (a Guidonia-Velletri) e Alfredo D’Attorre (Lazio 2), che correrà anche in un collegio uninominale. Con Liberi e uguali corre anche Sergio Cofferati, ex segretario Cgil e già sindaco di Bologna, nel collegio uninominale di Genova.

Il Movimento 5Stelle pesca tra professionisti, sportivi, docenti universitari, medici, imprenditori, militari 

La parola che torna è competenza, anzi ‘super competenza’ come la chiama Luigi Di Maio, al tempio di Adriano per presentare il suo dream team, la squadra dei candidati del M5S nei collegi uninominali. Una sfilata di docenti universitari, imprenditori, esponenti del mondo delle divise, startupper, presidenti di ordini professionali, medici. Ma anche un testimone di giustizia sotto scorta con la sua famiglia da 13 anni, una dipendente pubblica che ha denunciato illeciti sul posto di lavoro e nomi eccellenti dello sport. Tra i pentastellati ci sono state diverse scelte in chiave “sportiva”: il Movimento ha candidato l’ex nuotatore e campione olimpico azzurro Domenico Fioravanti (Torino), il velista Andrea Mura (Cagliari); l’ex bronzo a Montreal 1976 ed allenatore di judo (Fiamme Gialle) Felice Mariani (Roma) ed infine il presidente imprenditore del Potenza Salvatore Caiata, mentre è sfumata proprio in dirittura d’arrivo la candidatura del triplista azzurro Fabrizio Donato.

Infornata di dirigenti sportivi, da Galliani a Lotito, e di atleti nelle liste di Forza Italia

Forza Italia, da parte sua, candida la new entry ed ex ad del Milan Adriano Galliani (capolista al Senato nel proporzionale, collegio Lombardia 3), l’atleta paralimpica calabrese Giusy Versace (a Varese) ed anche l’ex calciatore del Napoli e del Milan Giuseppe Incocciati, con un passato di assessore allo sport del Comune di Fiuggi. Ma non finisce qui. Proprio nel giorno delle elezioni in Federcalcio che hanno prodotto un nulla di fatto e creato il presupposto per un commissariamento, il candidato presidente della Lega nazionale dilettanti Cosimo Sibilia può consolarsi con la candidatura come capolista alla Camera per le province di Avellino e Benevento. E risulta candidato in Senato (in lista dopo la moglie di Mastella nel collegio plurinominale Caserta Avellino Benevento) anche uno dei suoi principali sponsor per l’elezione in Figc, il presidente della Lazio Claudio Lotito. Esce di scena Franco Carraro, non candidato, mentre rimane in sella il presidente della Federnuoto Paolo Barelli candidato al Senato nell’uninominale nel collegio di Terracina. Da Forza Italia a “Noi con l’Italia”, lista di centrodestra, che candida l’ex marciatrice cuneese Elisa Rigaudo.

Da jobsnews

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