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Sconfitta in Cile. La sinistra divisa

 

Non si tratta dello scontro di ambizioni personali, né di massimalismo e il suo contrario, comunque non sarebbero questi i fattori determinanti. L’idea suggerita dal risultato finale delle elezioni presidenziali cilene è che a dividere la sinistra e portarla puntualmente alla sconfitta sia in sostanza un dato di fatto più ampio e profondo: sembra essere venuto meno quel minimo comune socioculturale ed economico che la teneva storicamente unita. Sono giovani e donne a basso reddito, residenti rurali e delle periferie urbane a costituire il grosso dell’astensionismo, che ancora nel ballottaggio di domenica 17 dicembre ha sommato oltre la metà dell’elettorato (51,1 per cento).

Nella capitale, Santiago, il minimo dell’affluenza è stato registrato nella maggiore sezione di un grande quartiere popolare, dove nel primo turno aveva vinto il Frente Amplio, un Podemos cileno, con Beatriz Sanchez: 37,3; il massimo si è avuto invece in una del barrio alto Vitacura, con il 73 e la vittoria del candidato della destra, l’ imprenditore miliardario Sebastian Piñera, eletto infine dal voto nazionale con un vantaggio di 9 punti (54,5 contro 45,4) sul candidato del centro-sinistra, Alejandro Guillier, ex docente e giornalista televisivo. Gli interessi materiali, certo, ma anche le sensibilità culturali delle nuove generazioni e delle donne, il loro immaginario quotidiano appaiono scarsamente compatibili con quelli dell’elettorato tradizionale del centrosinistra.

Piñera assumerà la presidenza nel prossimo marzo e governerà per i successivi 4 anni. Non avrà comunque vita facile. Perché il suo programma moderato non prevede di smantellare le riforme realizzate da Michelle Bachelet, bensì di depotenziarle e spostare la politica fiscale per favorire il profitto delle imprese. Egli non controlla infatti le assemblee legislative e neppure del tutto i gruppi parlamentari della propria coalizione. La destra anarco-liberale e quella dichiaratamente pinochetista vorranno spingere invece l’acceleratore. Mentre dal lato opposto socialdemocratici e Frente Amplio gareggeranno nell’irrigidire le rispettive opposizioni a cui è prevedibile si aggiunga di volta in volta la Democrazia Cristiana che in Cile si inclina verso il centro-sinistra.

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