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Legge elettorale, una tira l’altra

 

Mattarellum, Porcellum, Italicum. La legge elettorale domina la scena. La Seconda Repubblica batte ogni primato: giù l’occupazione, il sistema industriale, la produttività, il reddito dei cittadini, la qualità e la quantità dei servizi sociali erogati, su le leggi elettorali. Tante: il Mattarellum approvato nel 1993, il Porcellum nel 2005, l’Italicum nel 2015. Tre diversi sistemi elettorali, fatti approvare dal Parlamento o dal centro-sinistra o dal centro-destra, tramontati in appena pochi anni. L’ultimo, l’Italicum, primato nel primato, non è mai stato usato nemmeno in una consultazione perché prima bocciato in alcuni punti  per incostituzionalità dalla Consulta e poi definitivamente affondato, dopo il no al referendum del 4 dicembre 2016 sulla riforma costituzionale proposta da Matteo Renzi. Così tutto è ricominciato da capo. A giugno sembrava fatta per la nuova legge elettorale.  Pd, M5S, Forza Italia e Lega Nord rimisero mano alla riforma elettorale e proposero il Germanellum, un sistema proporzionale con sbarramento al 5% ispirato al modello tedesco. Ma la larghissima intesa tra una forza della maggioranza, il Pd di Renzi, e le opposizioni di Beppe Grillo, Silvio Berlusconi e Matteo Salvini, non approdò a nulla: il progetto fu silurato nei voti segreti in Parlamento.

Adesso ci risiamo. Dal nome del capogruppo Pd alla Camera, Ettore Rosato, è il turno del Rosatellum bis (la prima versione è stata affossata nei mesi scorsi). Una nuova maggioranza, formata da Renzi, Berlusconi, Salvini ed Angelino Alfano (Alternativa popolare) sta cercando di far passare un sistema elettorale misto, per un terzo maggioritario e per due terzi proporzionale. Alla Camera, nell’aula e in piazza Montecitorio, lo scontro è stato furibondo anche perché il governo Gentiloni ha chiesto tre voti di fiducia sul testo. Cinquestelle, Mdp e Sinistra italiana sono perfino arrivati alle accuse di “Fascistellum”, gli altri hanno replicato agli “Agitatores” dandogli degli irresponsabili.

La lotta è anche a colpi di latino maccheronico. Fu il professor Giovanni Sartori ad utilizzare per primo la lingua di Marco Tullio Cicerone. Per semplificare la spiegazione di sistemi elettorali complicati, ricorse al latino maccheronico. Nei suoi editoriali sul ‘Corriere della Sera’, s’inventò prima il nome di Mattarellum (perché il proponente fu Sergio Mattarella, allora capogruppo dei popolari alla Camera) e poi quello di Porcellum (riferendosi alla definizione di “porcata” affibbiata alla legge elettorale dal suo stesso elaboratore, il leghista Roberto Calderoli).

Mattarellum e Porcellum per combattere la frammentazione dei partiti e garantire governabilità adottarono meccanismi maggioritari, ma fu un fallimento. L’instabilità dei governi crebbe e aumentarono il numero dei partiti e dei partitini. Sartori, morto lo scorso aprile a 92 anni, fin dall’inizio fu critico,  pronosticò la “moltiplicazione” dei partiti perché si trattava di sistemi misti e non pienamente maggioritari. Il meccanismo ha scatenato una micidiale pioggia acida. Non solo. I sistemi elettorali per le amministrative, sempre maggioritari, sono ancora diversi. L’Italia va a votare alle regionali con il Tatarellum (dal nome di Giuseppe Tatarella, braccio destro di Gianfranco Fini nel Msi e in An, inventore di quel meccanismo elettorale maggioritario di tipo presidenziale), anche se poi le varie regioni hanno adottato particolari modifiche. Poi si va alle urne per le province con il Provincellum e alle comunali con il Comunellum.

La politica non sopporta supplenze. L’ingegneria elettorale da sola non può supplire alle carenze della politica. La Prima Repubblica, per quasi cinquant’anni, ha avuto un unico sistema elettorale pienamente proporzionale e in Parlamento, in genere, erano rappresentati solo 8 partiti. Nella Seconda Repubblica siamo arrivati invece fino ad oltre quota 40, tra partiti, partitini e micro partiti. Dal 1945 al 1994 la Dc, al centro del sistema politico italiano, garantì la stabilità politica alleandosi o con i partiti laici (centrismo), o con il Psi (centro-sinistra) o con il Pci (unità nazionale).

La Camera la sera di giovedì 12 ottobre, dopo il disco verde a tre voti di fiducia, ha approvato il testo a scrutinio segreto con 375 sì e 215 no, ma alla maggioranza pro Rosatellum bis sono mancati 66 sì nel segreto dell’urna. E’ una pesante ipoteca sul futuro. Al Senato i numeri della maggioranza sono più risicati e i “franchi tiratori” potrebbero affossare la legge elettorale, l’esecutivo Gentiloni e la legislatura ormai agli sgoccioli. C’è il rischio, se naufragherà anche il Rosatellum bis, di andare a votare alle politiche all’inizio del 2018 con due diversi sistemi elettorali, uno per la Camera e l’altro per il Senato (l’Italicum non concedeva potestà legislativa a palazzo Madama). Negli altri paesi europei i sistemi elettorali durano decenni, in alcuni casi secoli. Invece in Italia le leggi elettorali sono come le ciliegie: una tira l’altra.

Fonte: www.sfogliaroma.it

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