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“Con la testa e con il cuore” – di Edoardo Sylos Labini

 
Vi è mai capitato di veder danzare un uomo e una donna seduti su una carrozzina? Un volteggiare lieve, elegante, ma anche forte e, soprattutto, vitale. Questo  esprime “Con la testa e con il cuore” – regia di Edoardo Sylos Labini – in scena al teatro Golden di Roma fino a domani – giovedì 19 – e poi in tournée per l’Italia. È la rappresentazione delle due vite di Giusy Versace, “il prima e dopo” l’incidente che, a 28 anni, le ha strappato entrambe le gambe fino al ginocchio. Un incidente che non è riuscito però a strapparle la vitalità, il sorriso, l’entusiasmo, la forza e la determinazione per tornare ad essere una donna completa e poi un’atleta vincente. Parla con il corpo Giusy, accanto a Raimondo Todaro. Volteggia ora leggera, ora forte e sensuale in un tango rosso come il sangue, come la passione. Si racconta, accompagnata dalle musiche di Daniele Stefani e nelle evocative coreografie di Matteo Bittante, si spoglia di se stessa e delle sue protesi per spiegare tutto: il dolore straziante, il terrore di morire e le preghiere per riuscire a guardare avanti anche quando, nel pieno della vita, non hai più l’equilibrio per restare in piedi. Una pièce intensa, allegra e autentica come la protagonista, mai stanca di ascoltare e raccontare, spiegare, dentro e fuori la scena. Al Golden di Roma si entra in modo  intimo nella vita di Giusy,  lei  accompagna, creando un’umana magia che si ripeterà nei teatri  di Mestre, Bologna, Firenze e nelle altre date in calendario.

Prodotta dal fratello Domenico Versace,  questa rappresentazione di vita – chiamarla spettacolo teatrale sarebbe del tutto riduttivo –  dovrebbe essere promossa nelle scuole, per spiegare come ci si può rialzare e camminare senza piedi. I testi sono  asciutti e cuciti addosso all’interprete, in scena anche con il compagno Antonio Magra,  l’uomo che l’ha convinta che, se solo lo avesse voluto, avrebbe corso, gareggiato e vinto, anche con  protesi di titanio.
Lo vedi questo bottone? Lo schiaccio, mi tolgo il piede e ci metto quello con il tacco – spiega senza alcun imbarazzo Giusy -. In realtà le protesi non sarebbero per un tacco 12. Ma io sono riuscita a farmelo fare. Perché voglio essere elegante e sexy”.
Giusy Versace è così, anche quando a fine spettacolo – rivolgendosi al papà, alla mamma e agli amici più cari – li ammonisce in modo semiserio,  perché nessuno ha pensato di portarle i fiori a fine  debutto romano. Una donna che se  non avesse questo carattere e questa testa non sarebbe arrivata ovunque, come invece ha fatto.

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