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La difficile estate del mondo

 

Ci ha detto addio l’indimenticabile Nanni Svampa e con lui Jerry Lewis e Benedetto Canfora: tre icone di un mondo dello spettacolo allegro ed elegante che, purtroppo, sembra essere diventato ormai minoritario.
Abbiamo sofferto un caldo senza precedenti, o quasi, e assistito alla caduta, ai Mondiali londinesi, del dio Bolt, simbolo di una stagione dell’atletica e dello sport e protagonista egemone dell’ultimo decennio su tutti i palcoscenici sui quali si sia esibito.

Siamo rimasti senza parole di fronte allo sgombero di un nutrito gruppo di migranti dal palazzo che occupavano in via Curtatone, a Roma, con annessi disperati accampati in piazza Indipendenza e polemiche a non finire per le modalità utilizzate dalle forze dell’ordine e per alcune frasi che non sono tollerabili in nessun caso, meno che mai se pronunciate da un agente di polizia, oltretutto recidivo.
Fatto sta che le notizie veramente inquietanti sono giunte dal resto del mondo, con il Venezuela di Maduro, ad esempio, ormai sull’orlo di una guerra civile e gli abitanti ridotti alla fame e privi di qualunque prospettiva per il futuro.

Senza dimenticare il riacutizzarsi delle tensioni fra la Corea del Nord e gli Stati Uniti, le quali si intersecano con i sempre più difficili rapporti fra questi ultimi e la Russia di Putin, in un intreccio perverso e pericolosissimo di relazioni internazionali ai limiti della rottura. Se a ciò aggiungiamo la posizione diplomatica, ma non per questo meno preoccupata e guardinga, di una Cina in bilico fra modernità, sviluppo e timori legati al proprio avvenire in una regione ridotta sempre più a una polveriera, ecco che si rischia davvero l’incidente fatale, in quanto non è detto che Putin e Xi Jinping riescano a ricondurre alla ragione due personalità impulsive ed egocentriche come Trump e Kim Jong-un.
Per non parlare poi della vicenda migranti che ha tenuto banco anche prima dei fatti di piazza Indipendenza, coinvolgendo esplicitamente pure il governo, con lo scontro fra Delrio e Minniti che ha riaperto la discussione a sinistra sulle differenti concezioni dello Stato e delle istituzioni fra la componente cattolica, incarnata per l’appunto da Delrio, e gli ex comunisti di matrice pecchioliana, per i quali ordine e disciplina rappresentano una sorta di sovrastruttura, un qualcosa che va al di là e si pone addirittura al di sopra della persona umana e delle sue esigenze.
Un’estate, ahinoi, che nel finale si è caratterizzata per i dati allarmanti relativi agli stupri nei confronti delle donne e per l’orrore che ha avuto luogo alla periferia di Rimini, dove una ragazza polacca e una transessuale peruviana sono state abusate da un branco composto da quattro belve, di cui tre minorenni.

Violenze e atti di barbarie che fanno il paio con lo stupro della natura perpetuata con selvaggia brutalità dai piromani e con l’odio razziale che percorre le viscere profonde dell’America di Trump, in un venirsi incontro di forme complementari di sopraffazione e di tangibili furori retrivi che squassano ormai da tempo un Occidente che sembra aver smarrito l’anima e una visione del proprio domani.
A proposito di ferocia selvaggia e ingiustificata, non c’è dubbio che la vicenda Regeni, i suoi sviluppi e il comportamento dei governi Renzi e Gentiloni, che tanto ha offeso i familiari del povero Giulio, costituiscano uno dei punti più infimi della nostra storia. Quanto alla decisione di rimandare l’ambasciatore in Egitto assunta nel periodo ferragostano e alle smentite per nulla convincenti di Palazzo Chigi circa le rivelazioni del New York Times sul coinvolgimento dei servizi segreti egiziani, si ha l’amara impressione che la dignità e la vita di un ragazzo di nemmeno trent’anni siano state ritenute meno importanti degli affari con una squallida e sanguinaria dittatura.
Infine la mattanza di Barcellona che, purtroppo, ha visto coinvolti anche alcuni nostri connazionali, oltre a sconvolgere una delle realtà più aperte e cosmopolite che esistano, funestata quest’estate sia dall’attacco terroristico che ha colpito le sue strade sia dall’omicidio di un altro nostro connazionale: Niccolò Ciatti, assassinato a Llorret de Mar da tre farabutti di nazionalità cecena nel corso di una serata in discoteca alla quale, peraltro, lo avevano trascinato gli amici.

In tanta malora, e ben coscienti che il dibattito in merito a come sconfiggere il mostro del terrorismo jihadista insinuatosi all’interno delle nostre società si protrarrà ancora a lungo, abbiamo apprezzato non poco la compostezza, il buonsenso e la reazione all’insegna delle porte aperte dell’alcaldesa di Barcellona Ada Colau, esponente di un movimentismo dotato di cultura di governo che purtroppo in Italia manca clamorosamente.
Della triste politica nostrana, per l’appunto, preferisco non occuparmene, almeno qui, in quanto avremo undici mesi per parlarne in maniera approfondita e innumerevoli evoluzioni da seguire, a cominciare da ciò che accadrà in seguito alle Regionali siciliane di novembre e nel corso della discussione parlamentare sulla Legge di Bilancio.
Non è stata certo un’estate esaltante ma, quanto meno, ha fatto chiarezza e fissato i punti che ci accompagneranno nel corso dell’anno che sta per iniziare. È già qualcosa.

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