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Fnsi, la ripresa dopo la pausa estiva riparte dall’impegno per il lavoro

 

È opinione diffusa che il nuovo anno cominci in realtà a settembre. Finiscono le vacanze, riaprono le scuole, il mondo del lavoro e la politica si rimettono in moto dopo la pausa agostana. E con il lavoro riparte anche l’impegno e l’attività del sindacato dei giornalisti, insostituibile presidio per difendere una professione che negli ultimi anni ha dovuto affrontare – sta ancora affrontando – una crisi senza precedenti.
Il governo garantisce da settimane bonus stabili da inserire nella prossima finanziaria per incentivare l’assunzione stabile soprattutto di giovani. Un impegno da apprezzare ma da attendere a un’attenta verifica dei fatti.

Nel nostro settore, infatti, i fondi pubblici in parte sono già arrivati e in parte arriveranno (oltre venti miliardi lo scorso anno, altri quarantacinque spalmati nel prossimo quinquennio), ma si tratta sempre e soltanto di denari destinati alle aziende per permetter loro di ultimare i propri stati di crisi e le rispettive ristrutturazioni.
Che significa? Semplice: prepensionare quasi quattrocento giornalisti attorno ai sessant’anni (più della metà sono già andati), senza però che queste posizioni vengano sostituite con forze giovani e fresche all’interno delle redazioni. Magari attingendo ai tanti giovani e meno giovani precari che lavorano quotidianamente per i giornali, pagati poco e male, e che tante volte si trovano costretti – a malincuore, dopo molti anni di lavoro e moltissime promesse, senza prospettive certe e nemmeno probabili – a ricorrere al giudice del lavoro per veder riconosciuti i propri diritti.
Un piccolo “contentino” in realtà c’è, ed esiste grazie all’impegno del sindacato unitario dei giornalisti: secondo il decreto legislativo del 2014, a ogni tre prepensionamenti deve corrispondere infatti almeno un’assunzione. Com’è di tutta evidenza, una “riparazione” limitata, anche considerando il fatto che il costo industriale di un giornalista di sessant’anni che esce (con scatti di anzianità, di carriera, vecchi contratti integrativi e quant’altro…) coprirebbe il costo di tre o quattro nuovi assunti. Cionostante, gli editori hanno tentato di cancellare anche l’obbligo normativo di quella singola assunzione ogni tre uscite. Non ci sono riusciti, ma non opera dello spirito santo: per l’impegno e l’ostinazione del sindacato.
Anche per questi motivi nell’agenda per il nuovo anno di lavoro che comincia a settembre, il sindacato dei giornalisti pone ancora l’obiettivo della nuova occupazione. Senza la quale si stenta a immaginare un futuro per un settore come il nostro, che ha vissuto e sta vivendo trasformazioni epocali a seguito delle rivoluzioni tecnologiche avvenute e ancora in atto.
Com’è stato già più volte detto, un’informazione precaria è un’informazione meno autorevole e meno autonoma. E il futuro dell’informazione nel nostro Paese non può passare solo da tagli, pensionamenti anticipati e lavoro precario. I giornalisti hanno fatto e stanno facendo la propria parte, aspettiamo segnali di vita (e di responsabilità) anche dall’altra parte del tavolo.

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