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Caso Regeni. Chi ha mentito più volte tornerà a farlo. Per questo serve un’informazione che non smetta di pretendere la verità

 

Ci auguriamo con tutte le nostre forze che i documenti inviati ai giudici italiani dalla Procura egiziana siano davvero “eccezionali” e tali da configurare una svolta nella ricerca della verità sull’assassinio di Giulio Regeni,
Ce lo auguriamo per la credibilità delle istituzioni e per rafforzare il sospetto che, alla fine, per l’ennesima volta, le ragioni degli affari abbiano prevalso sui diritti umani e civili.
Sino a quando questa “svolta” non sarà palese e apprezzabile da chi reclama verità e giustizia per Giulio e per i Giulio egiziani, non potremo che condividere le parole usate dalla famiglia Regeni e da Alessandra Ballerini, legale della famiglia.
Tempi e modi sono davvero singolari, sembra quasi che si sia atteso il 14 agosto, nel pieno del periodo vacanziero, per annunciare il rientro dell’ambasciatore.
Nel giro di pochi minuti le agenzie hanno lanciato l’invio dei documenti dall’Egitto, la soddisfazione del ministro Alfano, l’annuncio dell’invio della rappresentanza diplomatica.
La famiglia  è stata avvertita contestualmente all’annuncio.
Le “clamorose” novità sarebbero contenute in un faldone di documenti scritti in arabo e che nessun giudice italiano ha ancora avuto modo di leggere e di valutare.
Il vasto e trasversale consenso politico non fa che confermare la qualità e l’intensità delle presssioni arrivate dagli interessi italiani radicati in Egitto.
Naturalmente non chiediamo che di essere smentiti e che, al contrario, l’Egitto abbia davvero deciso di collaborare e di assicurare alla giustizia quei rappresentanti dei servizi di sicurezza del governo che ben sanno chi e perché ha sequestrato, torturato e fatto uccidere Giulio, esattamente come accade ogni giorno a cittadini egiziani “sgraditi” al regime.
Sino a quando questa svolta non ci sarà continueremo a partecipare alle iniziative di chi reclamerà , con ancora più determinazione, #veritapergiulioregeni e sosterremo in ogni modo le ragioni della famiglia Regeni, dei suoi amici, dei tanti che hanno esposto il drappo giallo per segnalare l’adesione ad una battaglia di civiltà e di dignità nazionale.
Al mondo dei media, ai giornalisti che hanno seguito con grande passione civile la tragedia di Giulio, chiediamo di non mollare, di raddoppiare gli sforzi, di “illuminare” con ancora più forza ritardi, depistaggi, omissioni che sicuramente non mancheranno.
Chi ha mentito più volte tornerà a farlo.
Da tempo la Rai si interroga sulla possibilità di dar vita ad un “consorzio investigativo” che metta insieme giornalisti delle diverse testate attorno a progetti di inchiesta, perché non iniziare da Giulio Regeni e dalle tante contraddizioni che segnano questa vicenda?

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