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Sbarchi di migranti e rifugiati, perché non è un assedio

 

Un confronto tra i dati italiani ed europei, dal 2016 al 2017, per fare chiarezza sul fenomeno migratorio e consentire una riflessione ampia e informata su arrivi e accoglienza

Di Alessandro Lanni (@alessandrolanni)

«Sbarchi, i perché di un assedio». Si apriva così il Corriere della sera domenica 16 luglio 2017. Un taglio della notizia molto simile a quello usato un anno fa durante la campagna elettorale per il referendum sulla Brexit da alcuni giornali inglesi che “descrivevano” gli arrivi dei migranti sull’isola. Un frame, quello del pericolo immigrazione, che ha contribuito a creare un clima d’opinione che ha condotto alla vittoria del leave con le conseguenze che ormai conosciamo.

“Invasione”, “assedio”. Termini forti ed emotivamente connotati utilizzati come strumento di comunicazione politica e di propaganda. Tutt’altro che neutri nel racconto di un fenomeno complesso come quello dei viaggi degli ultimi anni da Medioriente e Africa verso l’Europa.

In questo contesto non si vuole discutere l’uso di termini come “assedio” per riferirsi ai disperati che arrivano in Italia. Piuttosto offriremo qualche spunto per vedere se esiste una base quantitativa e oggettiva che fondi l’idea di un’invasione. Attraverso gli ultimi dati rilasciati nei giorni scorsi dall’Unhcr è possibile fare un po’ di chiarezza sulle reali dimensioni del fenomeno migratorio.

Il contesto italiano

Partiamo dall’Italia. Nel primo semestre del 2016 la proporzione tra arrivi via mare in Italia e nell’intera Europa era di poco meno di 1 a 3 (70222 arrivi nel nostro paese, 231463 in tutto il continente). Un rapporto che ancora risentiva del flusso massiccio proveniente soprattutto da Siria, Iraq e Afghanistan, e che dalla Turchia raggiungeva le coste greche per intraprendere la via balcanica… Continua su cartadiroma

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