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Iniziato il processo a giornalisti Cumhuriyet, #nobavaglioturco invade la rete. Sostegno Articolo 21 e Fnsi continua

 

Per ore l’hashtag #nobavaglioturco ha tenuto alta l’attenzione sul processo a Istanbul, iniziato ieri, a 17 giornalisti di Cumhuriyet, storico quotidiano di opposizione in Turchia. La prima udienza è stata fissata, quasi beffardamente, nella Giornata nazionale della libertà di stampa. Il 24 luglio del 1908 veniva abolita la censura nel Paese.
Anche per questo l’applauso corale di chi dalle 8 di mattina era già in aula ad attendere il loro arrivo è stato ancora più caloroso e intenso.
Accusati di appartenere alla presunta rete terroristica Feto gli imputati, che hanno scontato già nove mesi di prigione, sono ritenuti fiancheggiatori di Fethullah Gulen, il nemico numero 1 di Recep Tayip Erdogan e considerato l’ideatore del fallito golpe del 15 luglio 2016.

A sostenere i colleghi turchi, che rischiano la condanna all’ergastolo, centinaia di manifestanti all’esterno del Palazzo di giustizia, con palloncini e cartelli con slogan inneggianti alla libertà di stampa. All’interno decine di persone accorse a seguire il dibattimento per non fari sentire soli. E sulla rete, con una mobilitazione promossa da Articolo 21 e Fnsi che ha coinvolto operatori dell’informazione e attivisti per i diritti umani portando #nobavaglioturco ai primi posti nella topic di tendenza su Twitter.

Il processo è iniziato con la denuncia, da parte degli avvocati del direttore Murat Sabuncu, del sequestro in prigione dei documenti della difesa. In aula, tranne l’ex direttore Can Ddar, da tempo in esilio in Germania, erano presenti sia i giornalisti che i dirigenti dello storico quotidiano di opposizione, da sempre critico nei confronti del presidente Erdogan. Altri due imputati, il corrispondente da Washington e un amministratore di un account twitter, saranno giudicati in un processo a parte.

Gli imputati devono difendersi non solo dall’accusa di sostegno a Feto ma anche a “organizzazioni terroristiche armate”, ovvero al Pkk e al Fronte rivoluzionario di liberazione del popolo (Dhkp-C). “Vogliamo giustizia”, ha titolato oggi in prima pagina Cumhuriyet da cui la settimana scorsa è arrivata la richiesta alle Federazioni della stampa europea e italiana di dare visibilità al processo e diffondere immagini e notizie sul dibattimento per sostenere la loro battaglia per la libertà di espressione e contro il bavaglio turco imposto da Erdogan.

Sono oltre 160 i giornalisti attualmente in carcere in Turchia, la più grande prigione al mondo per gli operatori dei media come ribadisce in queste ore anche Reporters sans frontières. Quello che si è aperto oggi è dunque solo uno dei primi processi a carico di operatori dell’informazione. La Procura chiede pene tra gli otto anni e l’ergastolo. Eppure all’accusa di “collaborazione a organizzazione terrorista senza esserne membri” non è mai seguita un’imputazione specifica.

Molte altre organizzazioni, tra cui International Press Institute (IPI), Federazione europea dei giornalisti (EFJ) e Reporters sans frontières, oltre ai sindacati e a gruppi di cittadini nel Paese, hanno inviato osservatori al processo. Anche se la sentenza è prevista entro il 28 luglio, secondo le impressioni di oggi, potrebbero essere necessarie settimane prima che  i giudici pronuncino un verdetto.

Articolo 21 continuerà a seguire il dibattimento, ribadendo il sostegno ai colleghi di Cumhuriyet e a tutti gli altri giornalisti e operatori dell’informazione vittime del bavaglio turco.

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