Fianellum strangolato nella culla dal Pd

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L’emendamento sul voto in Trentino spacca la maggioranza. Il Pd grida al tradimento dei grillini. Bagarre e seduta sospesa. Il testo torna in Commissione

Di Pino Salerno

Alla seconda giornata di votazioni alla Camera sulla riforma elettorale, il cosiddetto Fianellum, ecco la buccia di banana che costruisce l’incidente e fa scoppiare il fuoco che si celava sotto la cenere dell’accordo tra Renzi-Berlusconi-Grillo-Salvini. Viene messo ai voti e sorprendentemente passa un emendamento che allarga anche al Trentino Alto-Adige la ripartizione dei seggi prevista dalla riforma. La seduta viene sospesa. Nel primo pomeriggio, alla ripresa, il Partito democratico propone il ritorno della legge in Commissione che viene approvato con 187 voti di differenza. Con il via libera dell’Aula il testo del ‘Fianellum’ ritorna quindi all’esame della commissione Affari costituzionali di Montecitorio. Cosa accadrà ora? Difficile dirlo. Molto probabilmente si ripartirà da zero, forse da un nuovo testo base.

La cronaca di una tranquilla mattinata di terrore politico a Montecitorio

Per un errore, però, il voto che doveva essere segreto, con le luci azzurre mostrate sul tabellone, per pochi secondi ha visto mostrare le luci verdi e rosse di chi votava a favore o contro. Un incidente tecnico o una manina compiacente? Dovrebbe indagare la presidenza della Camera, poiché è stata comunque inferta una ferita alla libertà dei deputati nel voto segreto. In ogni caso, il relatore della legge, Emanuele Fiano del Pd, ha avuto il tempo e la presenza di spirito di fotografare il tabellone elettronico e di postarlo su twitter. L’emendamento è dunque passato con 270 voti favorevoli, 256 contrari e un astenuto. Dal fermo immagine estrapolato dalla registrazione del dibattito in Aula, e appunto diffuso da Fiano, si evince per pochi secondi che a votare a favore dell’emendamento sono stati dei deputati del Movimento 5 stelle e di una parte di quelli di Forza Italia. Il voto ha inevitabilmente scatenato la bagarre in Aula, dove però già da ieri alcuni parlamentari sentivano odor di bruciato, proprio per effetto della presenza dei cosiddetti “franchi tiratori”. Durissima la reazione del Partito democratico.

Rosato, capogruppo Pd tuona: “La parola dei 5stelle non vale nulla!”

Il capogruppo del Pd, Ettore Rosato, nel corso di un intervento per la verità molto sopra le righe e concitato ha detto: “Quello che è accaduto è chiaro agli occhi di tutti. Abbiamo fatto lavoro serio in queste settimane per fare la legge elettorale condivisa da tutti. Poi ci siamo trovati di fronte alla richiesta M5s su preferenze e voto disgiunto. Con il voto di oggi il Movimento ha dimostrato che la loro parola non vale nulla. Nulla, non vale nulla. Lo dice chi più di altri si è speso dicendo che era possibile parlare con un gruppo parlamentare in maniera normale. Pensando ci fossero interlocutori capaci. Con il voto di oggi – ha tuonato Rosato – il Movimento ha dimostrato che la loro parola non vale nulla. Nulla, non vale nulla”.

Di Battista, 5Stelle: “Vogliamo l’applicazione della legge in tutto il Paese”

Altrettanto dura la replica in Transatlantico di Alessandro Di Battista. “Noi siamo favorevoli a questa legge al punto che la vogliamo applicare in tutta Italia, dalla Sicilia al Trentino-Alto Adige, e questo era il contenuto dell’emendamento che abbiamo presentato. Può essere responsabilità del Movimento 5 stelle il fatto che vogliamo l’applicazione di questa legge in tutto il Paese. E’ la schizofrenia totale di Rosato, Renzi e del suo partito che ha 870 correnti al suo interno”. In precedenza sempre Di Battista ha detto che il patto sulla riforma “è ancora in piedi. Noi siamo favorevoli a questa legge ma è la follia del Pd che teme i voti segreti e vuole gettare su di noi la colpa”. Molto duro il relatore di maggioranza della legge, Emanuele Fiano che su Twitter attacca i presunti colpevoli: “Sono stati i Cinquestelle a far fallire la legge elettorale. Per pochi secondi il voto è stato palese, loro hanno votato a favore questa è la prova”.

Laforgia, Mdp: “I 5Stelle lascino fuori dal Parlamento i loro disagi. Portiamo avanti la legge”. Sinistra Italiana: “proseguire evitando forzature. La legge non è morta”

Opponendosi alla richiesta di sospensione dei lavori, Michele Laforgia, capogruppo Mdp, si è rivolto proprio verso i grillini: “L’idea che quattro leader che sono fuori da quest’aula facciano un patto e che questo sia sovraordinato rispetto all’autonomia del parlamento è un manifesto politico che non fa parte né di una cultura politica né della cultura civile e istituzionale di questo Paese. Vogliamo continuare a svolgere i lavori dell’aula su questa materia e vogliamo andare avanti. Se i colleghi del M5s hanno un disagio profondo, come è evidente che ce l’abbiano, nel giustificare il fatto che sono seduti attorno a quel tavolo, gestiscano questo disagio fuori da qui e non sulla pelle delle istituzioni e delle regole democratiche. Noi vogliamo andare avanti nell’esame della legge elettorale”. A sua volta, Sinistra Italiana ha rinviato l’indicazione della sua posizione ad una conferenza stampa. Nel corso della conferenza stampa, Sinistra italiana ha invitato gli altri gruppi a “portare avanti” la legge elettorale senza prendere “a pretesto” l’approvazione di un emendamento che modifica “un aspetto minore” della legge, per bloccarla. “Speriamo che ciò che è accaduto – ha detto Marcon – non pregiudichi i lavori della legge elettorale, che è attesa dai cittadini ed è stata sollecitata dal presidente della Repubblica”; “sarebbe grave trovare dei pretesti per interrompere” l’esame della legge elettorale, su un emendamento che “tocca un aspetto marginale” della stessa legge. Civati ha detto che “desta sorpresa la sorpresa dei leader extra-parlamentari davanti a un Parlamento che vota liberamente”. Civati ha invitato a proseguire evitando forzature: “la fretta è cattiva consigliere e ricordo che a forza di botte di maggioranza, sia il Porcellum che l’Italicum sono state dichiarate incostituzionali”. “Qualcuno pensa di usare il Parlamento – ha detto Fratoianni – come luogo di mera ratifica di decisioni prese altrove; il fatto che eserciti il suo ruolo legislativo liberamente viene considerato illegittimo”. Insomma le parole del relatore Fiano secondo il quale “la legge è morta” “sono francamente inaccettabili”. Anche perché, ha detto De Petris, “siamo tuttora una repubblica parlamentare e non si può prendere a pretesto un emendamento per fermare tutto”. Avanti dunque con la legge elettorale, nella quale, hanno spiegato Marcon e Fratoianni, Si chiede di introdurre il voto disgiunto.

Fiano, relatore Pd della legge: “I 5stelle avevano contro l’emendamento in Commissione e nel Comitato dei nove”

Infine, lo stesso Fiano intervenendo in aula ha svelato il dato politico dell’incidente, che i 5stelle non hanno smentito. Fiano ha infatti ricordato che il M5s ha rispettato la bocciatura dell’emendamento in commissione e nel Comitato dei Nove. Perché il Pd ne aveva proposto la bocciatura? Perché della maggioranza di governo fa parte anche la SVP, il partito sudtirolese, che aveva chiesto a Fiano di rappresentarlo al tavolo delle trattative, non modificando la specificità del sistema elettorale del Trentino Alto Adige. L’emendamento, bocciato in Commissione e nel Comitato dei nove, è stato poi ripresentato in Aula dalla deputata di Forza Italia, Micaela Biancofiore, e come si sa, è stato approvato, facendo gridare il Pd al tradimento da parte dei 5Stelle. “Non dovevate cambiare il vostro voto in Aula”, ha tuonato infatti Emanuele Fiano. “E’ mancata questa coerenza. Per questo chiediamo la sospensione dei lavori”. Sospensione che l’Aula ha approvato con 149 voti di differenza. I lavori riprenderanno alle 15. Ma dalle numerose dichiarazioni che intanto si moltiplicano sulle agenzie, pare evidente che il Pd abbia deciso di strangolare nella culla il Fianellum.

Da jobsnews


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