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L’ecumenismo di Pisapia

 

Pisapia, il federatore, dice che non vuole escludere le persone, ma ricomporre l’unità della sinistra sulle cose da fare.

Accetto. E parliamo di punti di programma.
Primo, ripristinare la tutela dell’art. 18, con il reintegro del posto di lavoro per il licenziamento arbitrario (senza giusta causa). Secondo, lotta vera all’evasione fiscale dei ricchi, per ridurre le tasse ai poveri. Terzo, lotta vera alla corruzione, con l’adozione di agenti provocatori che simulino la dazione di mazzette e regali costosi nella PA, per stanare le mele marce. E capire invece chi sono i dirigenti “Rolex-resistant”.
Rimessi a posto i “fondamentali”, si parlerà di piano industriale e sociale del Paese. Per orientare la nostra ricerca e competitività, rispettando i limiti della tutela dell’ambiente e del paesaggio. Con un potenziamento di scuola, sanità e giustizia, perché fornire servizi essenziali efficienti a tutti è di sinistra, in quanto riduce la diseguaglianza sociale e genera fiducia nelle istituzioni.
Pisapia, il federatore, non vuole escludere Renzi a priori, ma solo se si opporrà ad un programma di sinistra. Ma un no o un sì di Renzi è ancora credibile, dopo le incoerenze emerse tra quello che diceva come rottamatore e quello che ha fatto come premier? No, non lo è. Quindi, caro Pisapia, apprezzo il suo ecumenismo, ma persone come Renzi vanno evitate con cura. Abbiamo già dato.

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