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Refugee tracks: reportage sui binari per raccontare le migrazioni attraverso il tempo

 

Scoprire le storie e incontrare le persone nelle stazioni che sono di passaggio, per comprendere come i binari possano essere porta o confine, ecco a cosa serve il crowdfunding per il web documentario

Refugee Tracks è un reportage per raccontare le migrazioni seguendo il filo rosso dei binari ferroviari. Per realizzarlo l’ideatore Francesco Conte ha attivato un crowdfunding che si concluderà il 1 maggio. Tra i suoi progetti c’è TerminiTV, fondata nel 2014, per raccontare il “non luogo” legato alle stazioni e alle situazioni di transito, scoprendo così le storie di vecchie ferrovie, binari abbandonati, viaggiatori e senzatetto, migranti e residenti. Refugee tracks nasce da qui e a Conte abbiamo chiesto di parlarcene.

Quale l’idea alla base di Refugee tracks? Come sarà strutturato?

«Da una parte ci sarà il discorso legato all’attualità dei migranti, dall’altra la ricerca per ripercorrere le vie delle migrazioni storiche degli italiani. Saranno quattro le linee che attraverseremo: Trieste, Brennero, Domodossola e la Cuneo-Nizza, a partire quindi dalla zona nord-est italiana. In questo modo seguiremo la storia della nostra emigrazione. Vorrei così dare anche un quadro storico per esempio rispetto all’asilo politico, diritto sancito sin dagli antichi greci. Così raccontare il Brennero sarà ripercorrere la via dei rifornimenti militari e filmare Nova Gorica sarà raccontare una stazione che è stata dentro cinque paesi diversi. Per la parte storica ho a disposizione filmati degli anni ’20, dove, per esempio, ho scoperto che per gli italiani che andavano a lavorare nelle miniere in Belgio era prevista a Milano una visita medica prima di farli passare. Penso che lo snodo cruciale sia che dimentichiamo e non riusciamo più a capire, siamo stati emigranti eppure non accettiamo i migranti. Non siamo tutti uguali, siamo un misto di tutto, abbiamo un’identità complessa, da conoscere».

Confini, frontiere e binari, quale relazione c’è tra questi concetti?

«I binari a volte bucano i confini a volte lo sono. I confini possono cambiare ed essere abbandonati, ricchi o di frontiera, in ogni caso sono portatori di molteplicità, che sia etnica, di linguaggio o identitaria. Per esempio è interessante come da Trieste a Zagabria ci siano autobus ma non treni, come se la continuità dei binari fosse in qualche modo legata all’identità dello Stato stesso».

Chi sarete e come si svolgerà il lavoro?

«Oltre me ci saranno, Marco Carlone, Ruben Lagattolla e Gilberto Mastromatteo. Lo scenario in cui realizzeremo le cinque puntate del web documentario saranno sempre stazioni e binari. La parte complessa sarà trovare le storie e persone giuste, studiare le immagini d’archivio, cercare di ritrovare un posto per poi filmarlo oggi, mostrare come sono cambiati i luoghi e ricreare ritratti, comparando ritratti di archivio con quelli odierni, sarà quello che si dice un documentario di creazione.

Raggiungere i 5200 euro previsti dal crowdfunding vorrebbe dire poter raccontare storie nuove sulla base del canovaccio dell’immigrazione. Da questo punto di vista stare a Termini, con TerminiTV, mi ha permesso di registrare, oltre a 300 video, i cambiamenti nella società attraverso il microcosmo della stazione. Ed è il binario che voglio continuare a seguire».

Da cartadiroma

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