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Primo Maggio. Faremo festa quando sarà ripristinato l’articolo 18

 

Sento il “Concertone” del 1 Maggio sempre più un rito di rimozione, piuttosto che di festa.
Non ho niente contro i ragazzi che si riuniscono per ascoltare musica, ma non capisco cosa ci sia da festeggiare in modo così ostentato, quando sono proprio i giovani le prime vittime di sfruttamento, disoccupazione, emigrazione. Inoltre, credo che il mondo del lavoro dovrebbe rispettare un atteggiamento “non festeggiante”, da quando è stato abolito dal Governo Renzi l’artico 18, che prevedeva la tutela del reintegro per il licenziamento più odioso, quello senza giusta causa.

Vorrei un 1 Maggio di riflessione: per esempio, sull’impatto della tecnologia sulla distruzione/creazione di posti di lavoro.
Vorrei un 1 Maggio di volontariato ambientale: per esempio con una gigantesca pulizia delle periferie, parchi, pinete, spiagge
Di solidarietà: per esempio con visite nelle carceri, nei CIE dei migranti, nei campi che Libera ha strappato alla mafia
Di riconoscimento, istituendo una “decorazione sindacale”, a favore di chi ha mostrato umanità nel mondo del lavoro, per esempio donando ferie a un collega malato di tumore, facendo collette per un’operazione di un compagno di lavoro, fornendo un alloggio decente a un bracciante straniero, organizzando donazioni aziendali di sangue, mostre fotografiche sullo sfruttamento del lavoro, ecc.
E con un impegno: faremo festa – e, stavolta sì, un Concertone – solo quando sarà ripristinato l’articolo 18.

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