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Libertà di stampa. L’Italia risale la classifica ma minacce, bavagli e querele continuano a preoccupare

 

La classifica di Reporter sans frontiere ci dice inequivocabilmente che lo stato dell’informazione minacciata nel nostro Continente è gravissima. Ritengo innanzitutto che i dati forniti sulla Turchia siano inquietanti e che tutti, senza provincialismi (o sterili nazionalismi), dobbiamo tentare di svelare il velo sulla situazione di quel Paese. Gabriele Del Grande è la testimonianza (suo malgrado) di come qualsiasi collega possa, nel tentativo di fare soltanto il proprio lavoro, vivere la privazione della libertà in Turchia. È per tale ragione che, nell’analisi dei dati forniti da Reporter, parto dalla Turchia e ritengo che, proprio noi giornalisti italiani che viviamo situazioni di difficoltà e privazione della libertà per altre ragioni, dovremo essere presenti al sit-in organizzato per il 2 maggio.
Sui dati che riguardano il nostro Paese, sono felice che la situazione riscontrata da Reporter sia migliore di quella degli altri anni (e di quella a volte percepita). Ritengo che l’impegno, ad esempio, della Federazione Nazionale della Stampa nei diversi processi che vedono parte offesa i tanti colleghi (ed anche nei contatti istituzionali al fine di interventi normativi su questi temi) sia uno dei segnali che avranno fatto risalire il nostro Paese nella speciale classifica.
Rimaniamo particolarmente preoccupati – come Articolo 21 – per le continue minacce che, dalla Fnsi, da Ossigeno, dall’Usigrai e da Libera Informazione (per citarne solo alcuni), vengono pressoché quotidianamente messe in risalto, così come per la questione relativa ai populismi (tema mondiale, non solo italiano) e per le querele temerarie.
Proprio le “querele temerarie” rappresentano un problema urgente che necessita di un’attenzione maggiore da chi ci governa: la legge è ferma al palo in commissione Giustizia del Senato e come Articolo 21 più volte ci siamo fatti promotori (o abbiamo partecipato) ad iniziative sul tema. I risultati ci hanno portato a “tante promesse” da parte di chi ci governa, ma pochi fatti. E sono quelli che noi attendiamo, nel ricordo (come bene afferma sempre il Presidente della Fnsi, Beppe Giulietti) di Roberto Morrione e di Santo Della Volpe. Ed è anche nel loro ricordo che continuiamo a batterci, come chiesto dal segretario dell’Usigrai, Vittorio Di Trapani, affinché la Rai possa costituire un nucleo di “Giornalismo investigativo”. Tutti questi temi, se affrontati, faranno realmente acquistare democrazia al nostro Paese.
Infine il tema scottante dei colleghi sotto scorta. Sulla questione è palese come il numero indicato dall’annuale rapporto di Reporter sia sbagliato, magari fossero soltanto sei le colleghe ed i colleghi costretti a vivere con la costante presenza di uomini delle forze dell’ordine. Purtroppo sono certamente più del doppio e questo ci fa comprendere come ci sia ancora tanto, ma tanto, da fare.
In questo “tanto da fare” c’è soprattutto il “noi”, il “dovere” del fare squadra contro chi vorrebbe (ancora oggi) tapparci la bocca, con minacce fisiche e psicologiche. Perché un giornalista che non racconta semplicemente non farà il proprio dovere. Ed oggi, questo nostro Paese, ha bisogno solo ed unicamente di persone (e quindi giornalisti) che abbiano voglia di fare quotidianamente il proprio dovere, non spegnendo mai i riflettori su chi, per farlo, rischia la propria vita, magari in territori periferici. Al di là del posto occupato in una classifica!

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