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Raggi, Berdini e… Weber

 

La vicenda Raggi-Berdini assume una dimensione weberiana: la sindaca deve seguire l’ “etica dei principi” o l’ “etica della responsabilità”?
Nel primo caso, in nome dei principi di lealtà e di fiducia deve accettare le dimissioni dell’Assessore. Nel secondo caso, considerando invece prioritarie le conseguenze – cioè evitare una mega-speculazione camuffata da stadio – dovrebbe trattenerlo, per la sua credibilità come difensore di un uso democratico del suolo pubblico urbano. Non è una scelta facile. Come sempre, si presenta il drammatico dilemma tra soddisfazione e soluzione. O ti togli la soddisfazione di punire chi ti ha offeso; o superi l’offesa per ottenere la soluzione di un problema che ti sta più a cuore del risarcimento psicologico.

La decisione la prenderà la Raggi. Da cittadino, però, mi auguro che Berdini resti.
Almeno fino a quando non si sia deciso su come e dove fare lo Stadio Pallotta e se metterci intorno il quartiere Parnasi. Cedere ora ai palazzinari significherebbe perdere l’occasione di togliere Roma dalla stretta di chi l’ha dominata dal dopoguerra. E’ un’occasione storica di cambiamento dei rapporti di forza. Di quelli che possono innovare non solo una città, ma la sua mentalità.

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