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De Mauro, Nebbiolo e Atkinson: l’importante adesso è reagire

 

L’importante adesso è reagire. Reagire sì, perché la scomparsa di tre figure straordinarie come il linguista Tullio De Mauro, lo storico giornalista ed inviato della RAI Gino Nebbiolo e l’economista, nonché maestro di Piketty, Anthony Atkinson fa male e imprime un segno totalmente negativo all’anno che è appena iniziato.
Ci sono, infatti, tutti i presupposti perché il 2017 si riveli simile al 2016 che si è appena concluso e che abbiamo, sinceramente, maledetto per le troppe personalità di spessore che ci ha strappato via, in ogni ambito, lasciandoci più soli, più fragili, più deboli, costretti a fare i conti con la complessità di un mondo globale e drammaticamente privi di personalità in grado di interpretarlo, di spiegarlo e di addomesticarne le spinte distruttive, guidandoci nel contesto di una modernità tanto affascinante quanto da prendere con le molle.
Atkinson, scomparso lo scorso 1° gennaio, ci mancherà per i suoi studi e per le sue denunce degli effetti nefasti delle disuguaglianze che stanno devastando il pianeta ma, ancor di più, per le sue proposte innovative, fattibili e volte ad alleviare le sofferenze, il malessere e la disperazione di quei ceti sociali che si vedono scivolare sempre più verso il basso.

Nebbiolo ci mancherà per la sua forza d’animo, per il suo spirito indomito, per la sua tenacia nell’andare a scoprire il mondo e per la sua grande abilità nell’aiutarci a comprenderlo, raccontando le rivoluzioni che hanno investito i diversi continenti a partire dal dopoguerra, l’ascesa e il declino delle ideologie e degli imperi, politici ed economici, che hanno caratterizzato il Novecento.
Di De Mauro, invece, ci mancheranno soprattutto l’eleganza, l’amore per la lingua italiana, il servizio che ha offerto alla politica e alla scuola e la sua lungimiranza nel rapportarsi con un ambiente mai semplice e reso ancora più complesso dal sorgere di nuove tecnologie e nuovi linguaggi; infine, ci mancherà la sua umiltà, la sua semplicità e la sua profondità di pensiero: virtù preziose e pressoché scomparse in un quadro politico sempre più popolato da piccoli uomini, convinti di essere chissà chi pur non essendo e non valendo nulla.
Lo studio, la cultura, la narrazione, la proposta, il pensiero, la scoperta e lo sguardo lontano: Atkinson, Nebbiolo e De Mauro erano sostanzialmente questo e il 2017 che ce li ha strappati via si presenta come un anno difficile, nel quale ci troveremo a dover fare i conti con sfide disumane e dovremo essere bravi a trovare nuovi linguaggi per interpretarle e muoverci in modo corretto fra i marosi di una globalizzazione ingovernabile e segnata da un pericoloso imbarbarimento del confronto pubblico, figlio legittimo del progressivo rattrappimento del pensiero.
L’importante, dunque, come detto, è reagire, far nostri i loro insegnamenti, far camminare sulle nostre gambe il loro messaggio di speranza e continuare a lottare, come se fossero ancora qui, al nostro fianco, questi tre giganti di cui, in tempi bui come quelli che stiamo attraversando, avremmo più che mai bisogno.

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