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Aleppo è il nostro fallimento ma gli appelli non si fermino

 

La fine annunciata di Aleppo, i civili e gli ospedali presi di mira volutamente per mesi dai bombardamenti, i crimini di guerra, i rastrellamenti e le esecuzioni sommarie che continuano anche in queste ore, il tutto per reinstallare una feroce dittatura sotto il protettorato russo, sono il nostro fallimento. La vergogna della nostra società, quella occidentale, che non ha dato il giusto peso all’immensa tragedia siriana.
E non è finita. Anzi. Sarà sempre peggio.
Aleppo è la nuova Sarajevo. Pari la durata dell’assedio, doppio il numero delle vittime. Anche quando non cadranno più le bombe e non risuoneranno i colpi di mortaio, il terrore non cessera’ Per chi resta l’inferno è ancora lungo. E senza uscita.
Le ultime notizie parlano di interi quartieri stracolmi di gente bloccata lì dai ribelli che impediscono agli assediati di lasciare la zona Est per servirsene come scudi umani.
La Commissione di inchiesta Onu sulla Siria denuncia che i terroristi Fateh al Sham (ex Fronte al Nusra) e Ahrar al Sham nelle scorse settimane ha giustiziato dei civili perché avevano tentato di fuggire dalla città.
Orrori continui, senza fine, mentre l’attenzione mediatica e le informazioni sul conflitto si sono ridotte di giorno in giorno e con esse la consapevolezza di ciò che è avvenuto, avviene e ancora dovrà avvenire nel paese, spingendo sempre più i siriani nel fondo di un baratro che in tanti hanno voluto ignorare, ostininandosi a ricacciare negli angoli più reconditi della propria visuale, aiutati dalla scarsa copertura mediatica su quanto stava avvenendo, le immagini del massacro siriano.
Oggi, almeno nel nostro paese, la notizia dell’eccidio compiuto durante l’assalto finale alla città occupa qualche colonna su pochi giornali.
Eppure l’impegno di alcuni di noi non arretra. Articolo 21 ancora una volta è in prima linea con i colleghi Riccardo Cristiano e Amedeo Ricucci, insieme alla Federazione nazionale della stampa e all’Unione Sindacale dei Giornalisti Rai, per rivolgere con urgenza al presidente Gentiloni il drammatico appello dei giornalisti siriani della martoriata città di Aleppo.
“Si sta susseguendo un’ondata di violenze senza precedenti. La scorsa notte sono stati trucidati oltre ottanta civili di sesso maschile, tra cui tredici bambini. Le donne vengono stuprate di fronte ai propri familiari. Alcune di loro, per sottrarsi a simili barbarie, stanno chiedendo ai propri congiunti di ucciderle. La colpa di questi civili è di trovarsi nelle zone degli insorti e di essere considerati per questo nemici da trucidare” sono solo alcuni dei passaggi più significativi della richiesta di aiuto e di attenzione che ci arriva dai giornalisti che stanno raccogliendo queste testimonianze.
I nostri colleghi siriani, anch’essi asserragliati ad Aleppo Est e con le ore contate come migliaia di donne, uomini e bambini, ci stanno chiedendo di non lasciarli soli.
Aver mostrato al mondo attraverso foto, reportage e interviste la mattanza della popolazione siriana in questi oltre cinque anni di violenze ne ha fatto un obiettivo dichiarato del regime di Bashar al Assad, degli Hezbollah e dei loro alleati.

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