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Ue: l’Italia non va. Siamo il fanalino di coda

 

La crescita non c’è. Tutte le stime riviste al ribasso. Moscovici: con Padoan 16 incontri. Renzi non ne sa niente?

Doccia fredda per Renzi Matteo. Viene da quei “burocrati” che ormai da giorni sta gratificando delle sue attenzioni, intimando loro di non azzardare critiche e richieste di revisione alla legge di Bilancio e al decreto fiscale sul quale ha già fatto sapere che verrà posta la fiducia. Questa volta parlano i numeri e dicono che l’Italia è fanalino di coda per quanto riguarda le stime di crescita, tutti i dati economici più importanti. Stando al premier, grazie al suo governo, il belpaese sarebbe diventato la guida del mondo, l’Europa non basta più. Una specie di Miss Mondo che straccia tutti. I numeri dicono l’esatto contrario: le stime di crescita, quelle del governo e anche quelle previste dalla stessa Commissione Ue, sono state riviste al ribasso. In primavera si prevedeva un + 1,1 per il  2016, +1,3 per il 2017, per il 2018 +1,5. Niente da fare, la nuova previsione parla in sequenza di +0,7 , +0,9, + 1. Il raffronto con gli altri paesi europei ci vede in retroguardia. Ma i lettori dei nostri media, quelli online che informano in tempo reale, non lo sapranno mai.

I  media nascondono i dati sulla crescita negli altri Paesi europei. Migliori dei nostri

Per non dare un dispiacere a Renzi infatti non pubblicano alcun dato che si riferisca a paesi che ci sono vicini. Eppure i dati sono stati diffusi dalla Commissione, che esamina i bilanci e dovrà esprimersi sulle bozze presentate la prossima settimana, mercoledì 16, come ha annunciato il Commissario Ue agli affari economici, Pierre Moscovici. Ecco le previsioni, Francia: 1,3 nel 2016; 1,4 nel 2017; 1,7 nel 2018; Germania: 1,9, 1,5, 1,7; Spagna: 3,2, 2,3, 2,1; Svezia: 3,4, 2,4, 2,1; Gran Bretagna: 1,9, 1,0, 1,2. Italia 0,7, 0,9, 1. Non c’è bisogno di alcun commento. Scrive Bruxelles che “la ripresa in Italia prosegue a passo modesto, visto che strette condizioni di finanziamento e incertezza trattengono una crescita più forte”.

Al rialzo le stime sul debito pubblico e sulla disoccupazione

Al ribasso le stime sulla crescita, al rialzo invece quelle sul debito: 133% nel 2016 e 133,1% nel 2017, mentre nelle scorse previsioni erano rispettivamente a 132,7% e 131,8%. Ancora: la Commissione Ue lascia invariato a 2,4% il deficit italiano per il 2016, mentre alza sempre a 2,4% quello 2017 che invece in primavera vedeva a 1,9%. Il deficit strutturale, in discesa di 0,1% nel 2016 (1,6% rispetto a 1,7%) è in netta risalita nel 2017: 2,2% invece dell’1,7 previsto in primavera. La forbice più ampia riguarda il deficit/Pil, che Bruxelles proietta in crescita dal 2,4% di quest’anno e del 2017, al 2,5% del 2018.

Potrebbe bastare a definire un quadro che rappresenta una economia in sofferenza in netto contrasto con l’ottimismo del premier e del suo clan. La relazione della Commissione tocca il tasto della disoccupazione: stime al rialzo, 11,5% nel 2016 e 11,4% nel 2017, mentre in primavera prevedeva 11,4% e 11,2%. Non solo: “la  graduale diminuzione degli incentivi  per i nuovi assunti – scrive la Commissione – condurrà ad un rallentamento della crescita dell’occupazione”. Con buona pace non solo di  Renzi ma anche del ministro Poletti che vende merce avariata, il fallimento del jobs act è sotto gli occhi di tutti. Perfino dei Commissari Ue che pure hanno lodato la “riforma” del mercato del lavoro.

Giudizio negativo sulle una tantum  previste nella legge di Bilancio

Nel capitolo sulle previsioni economiche dell’Italia, la Commissione sottolinea i rischi connessi “al lento aggiustamento del settore bancario”. Non poteva mancare un riferimento in negativo alle una tantum che rappresentano la parte forte della manovra: “L’elevato affidamento – scrive la Commisione – su ricavi una tantum per finanziare le misure espansionistiche previste dalla legge di bilancio 2017 contribuiscono al marcato peggioramento del saldo strutturale nel 2016 e 2017 (1,6% e 2,2%)”.

Abbassate le previsioni di crescita per quanto riguarda l’Eurozona

Vista la situazione italiana passiamo alle previsioni di  crescita per quanto riguarda l’Eurozona: è stata abbassata per il 2017, dall’1,8% previsto a maggio all’1,5% attuale. L’anno successivo, il 2018, il Pil crescerà dell’1,7%. Tra gli Stati membri, il deficit/Pil è visto in contrazione all’1,5% nel 2017, livello che verrà mantenuto nel 2018. Si tratta in questo caso di un miglioramento rispetto alla stima di maggio, che indicava 1,6% l’anno prossimo. Confermata invece la stima di un’inflazione all’1,4% per il prossimo biennio. Per quanto riguarda l’Italia l’inflazione è prevista in crescita dell’1,2.

Dombrovskis: anche alla luce del voto Usa “aumenta l’incertezza globale”

Molto prudenti i Commissari anche alla luce del voto Usa, della sconfitta della Clinton, la vittoria di Trump. Il vicepresidente Valdis Dombrovskis ha parlato di “aumento dell’incertezza globale”, di quanto “sia più importante che mai perseguire politiche macroeconomiche e di bilancio equilibrate e prudenti”. Un messaggio diretto a Renzi e al governo  italiano in particolare, che chiedono invece più flessibilità. Più esplicito Pierre Moscovici, che riprende il tema dell’incertezza politica “in  particolare – dice – per il referendum costituzionale”. Un aiutino a Renzi non guasta mai e il richiamo al referendum è come il prezzemolo, va bene su ogni cibo. Il Commissario Ue agli affari economici dice che “questa Commissione comprende le difficoltà economiche e le difficoltà sociali dell’Italia e la accompagna nel suo spirito di riforme”. Poi però arriva una stoccata: “è per questo – dice – che nel 2016 la Ue ha già accordato la flessibilità”. Poi  sorvolando, per carità di patria ci riferiamo alla comune appartenenza al Pse, sugli  eccessi d’ira di Renzi, Moscovici afferma che c’è “un dialogo costruttivo e positivo con l’Italia”, esprime la volontà di essere “comprensivi” rispetto alle sfide su rifugiati e sisma che sta affrontando Italia. “Forse” rivedrà il ministro Pier Carlo Padoan per un nuovo bilaterale dopo “i 16 già avuti nel 2016”. Dopo l’aiutino una stoccata al premier. Gli ricorda che che per ben  16 volte si è incontrato con il nostro ministro dell’Economia. Qualcosa si saranno detti. Ma lui, Matteo il furioso, non ne sapeva niente?

Da jobsnews

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