Nel 2016 aumentano gli arrivi di rifugiati in Europa, terrorismo e land grabbing tra le cause di fuga

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Nel 2015 sono stati oltre 65 milioni i migranti forzati nel mondo, di cui 21,3 milioni di rifugiati e 3,2 milioni di richiedenti asilo

Alla fine di ottobre 2016 sono arrivate in Italia 159.432 persone, il 13%  in più rispetto al 2015, di cui 19.429 minori non accompagnati (+12,1%), di cui 171.938 persone accolte in diverse strutture di accoglienza (Cara, Cda, Cpsa, Cas, Sprar). Sono alcuni dei numeri al centro del terzo rapporto sulla protezione internazionale in Italia 2016 presentato oggi a Roma nella sede dell’Anci nazionale.

Per contestualizzare i dati a livello europeo, nel 2015, sono state presentate 1.393.350 domande di protezione internazionale, la Germania e l’Italia sono i due paesi in cui sono presentate la maggior parte delle domande.

Il rapporto è stato realizzato da Anci, Caritas Italiana, Cittalia, Fondazione Migrantes e dal servizio Centrale dello Sprar in collaborazione con Unhcr. «Il rapporto quest’anno contiene un focus sulla salute mentale dei migranti», sottolinea Leonardo Domenici, presidente Fondazione Cittalia, «e per la prima volta il 7 dicembre 2016  il rapporto sarà presentato a Bruxelles,  in sede europea».

Chi fugge, da dove e perché

Stando al rapporto nel mondo ci sono 35 conflitti in atto e 17 situazioni di crisi. Questi scenari determinano una fuga per conflitti, violenza e violazione dei diritti umani. Altri motivi di fuga sono le diseguaglianze economiche, l’accesso al cibo e all’acqua, il fenomeno del cosiddetto land grabbing, ovvero la sottrazione delle terre produttive ai paesi più poveri per venderli a terzi, e l’instabilità creata dagli attentati terroristici. Siria, Afghanistan, Somalia, Sud Sudan, Sudan, Repubblica democratica del Congo, Repubblica Centrafricana, Myanmar, Eritrea, Colombia sono tra i principali paesi di provenienza dei rifugiati, alla fine del 2015.

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Per semplificare ed incentivare le procedure di accoglienza «nella direttiva del ministero dell’interno dell’11 ottobre è stata introdotta una clausola di salvaguardia, che rende esenti i Comuni della rete Sprar, o che intendano aderirvi, dall’attivazione di ulteriori forme di accoglienza» sottolinea Veronica Nicotra, segretario generale dell’Anci.

Entrando nel merito del rapporto monsignor Giancarlo Perego, direttore generale della Fondazione Migrantes, evidenzia: «il primo paese per attentati terroristici è la Nigeria, che è anche il primo per numero di sbarchi in Italia quest’anno. Turchia, Pakistan, Libano, Iran, Etiopia sono invece i principali paesi dove si trova oltre il 90% dei rifugiati al mondo. Ad oggi i comuni coinvolti nell’accoglienza della rete Sprar sono circa 1200».

Prospettive future: Dublino e risposte strutturali

Tra le conclusioni finali di Perego viene ribadita una necessità: «la revisione regolamento di Dublino volta all’eliminazione del riferimento al paese di primo ingresso, per un approccio umano dell’accoglienza».

«Il numero di dinieghi e di ricorsi è troppo subordinato alla sede territoriale che se ne occupa» chiarisce Domenico Manzione, sottosegretario ministero dell’interno, il quale prosegue proponendo: «nelle commissioni territoriali vorremmo sostituire il criterio di rappresentanza con quello di specializzazione così da aver nelle commissioni persone più specificamente preparate ottenendo decisioni qualitativamente più apprezzabili». Infine, sulla necessità soluzioni, Manzione conclude: «le navi in mezzo al Mediterraneo non sono una risposta strutturale al fenomeno dell’immigrazione, i morti continueremo ad averli, la soluzione è creare ponti, creando via legali di transito». E che la rotta mediterranea sia quella più pericolosa al mondo è confermato dal crescere dei morti e dispersi: 4.271 (Fonte Unhcr)

Da cartadiroma


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