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Casarano. Il “Tacco d’Italia” denuncia l’omertà sui beni confiscati. Parte il linciaggio e le intimidazioni contro la direttora

 

“Il Tacco d’Italia è fermo dall’ottobre 2014 a seguito di un violento e mirato attacco hacker per il quale è stata sporta denuncia alla Polizia postale di Lecce. Il 3 novembre scorso, dopo due anni, abbiamo rimesso online il sito, pubblicando l’inchiesta “Augustino Potenza, l’Italiano che inventò il marketing della mafia”. Si tratta di un lavoro giornalistico corredato da foto, documenti, riferimenti di atti amministrativi e atti ufficiali a firma della direttora Marilù Mastrogiovanni, attraverso i quali si illustrano le modalità, anche creative e di marketing, attraverso cui Augustino Potenza teneva sotto scacco la Città di Casarano e il basso Salento”. Lo scrive la redazione di una nota.

“Il lavoro d’inchiesta giornalistica è durato due anni e doveva rappresentare l’inchiesta di “lancio” del giornale, fermo a causa dei danni al sistema informatico inferti dall’attacco hacker. Abbiamo ritenuto doveroso accelerare la pubblicazione de Il Tacco d’Italia on line, all’indirizzo www.iltaccoditalia.info, a seguito del cruento assassinio del boss. Quelle notizie, relative al fortissimo radicamento della rete di fiancheggiatori e complici del boss nella città di Casarano e nel basso Salento, dovevano essere portate a conoscenza dell’opinione pubblica, nell’interesse del diritto dei cittadini ad essere informati su fatti, finora inediti, relativi al loro vivere quotidiano. L’inchiesta giornalistica denuncia, tra le tante cose, il clima omertoso e il totale abbandono in cui versano i beni confiscati al boss, che addirittura, attraverso prestanome, occupava le stanze superiori ad un bene confiscato, condividendone l’ingresso e apponendo il suo “marchio” di mafioso sulla comune porta di accesso al bene pubblico. Questo nella totale indifferenza dell’amministrazione comunale. Inoltre, gli altri beni, parimenti in stato di abbandono, non erano stati oggetto di affidamento tramite bando pubblico, nella massima trasparenza e nello spirito dei principi ispiratori della legge Rognoni-Latorre, ma affidati attraverso affidamenti diretti con delibere di Giunta. Perpetuando così il meccanismo di favori e omertà anche sulla gestione dei beni confiscati. 

Il 9 novembre l’amministrazione comunale ha affisso su tutte le plance della città dei manifesti attraverso i quali, “ufficialmente” si vuole rettificare a quanto scritto dal Tacco d’Italia, in realtà mettendo in atto una grave intimidazione nei confronti del giornale. Non ha infatti, il sindaco, invocato il diritto di replica/rettifica, cui avrebbe diritto ai sensi della legge sulla Stampa 47/48, ma ha platealmente messo all’indice la giornalista con un gesto che vale come un “mandato a procedere” verso il giornale, in una realtà dove i fiancheggiatori e i complici del boss Potenza sono a piede libero e dove il consenso sociale verso il boss è altissimo. Non a caso, il sindaco Gianni Stefano ha pubblicato sul suo profilo Facebook di sindaco di Casarano il testo del manifesto, dando il là al linciaggio sui social, dove il boss è santificato (definito “leone”) e la giornalista offesa e denigrata, (definita “cane”, “infame”, “parassita”). 

Il fatto assume una valenza fortemente “simbolica” in quanto si tratta del primo atto ufficiale dopo l’assassinio di Potenza. Il sindaco non ha ritenuto di affiggere alcun manifesto, successivamente all’assassinio, per infondere nei cittadini onesti fiducia nello Stato, ma ha scelto, come suo primo e finora unico gesto pubblico, di attaccare la giornalista che denuncia il sistema di “mafia sociale” che a Casarano fa da collante. Inoltre, la pubblicazione dei manifesti assume un tono ancor più intimidatorio, non solo nei confronti del Tacco ma anche nei confronti della cittadinanza onesta e incline a rompere il muro di omertà, perché avviene alla vigilia della trasmissione “Cose nostre” di Rai1 che, fra due giorni, dedicherà la puntata di “lancio” proprio alla storia del Tacco d’Italia, notizia questa ampiamente divulgata dalla Rai e nota alla cittadinanza. La reazione è da manuale: il negazionismo sulla mafia, la levata di scudi sull’onorabilità della città, il linciaggio mediatico del giornalista che ha osato squarciare il velo dell’omertà.

Ora, l’annuncio tramite comunicato stampa della querela affermando:Naturalmente, anche per tutelare l’integrità e l’immagine dell’Istituzione locale si procederà per le vie legali”. Nonostante tutto, con grande difficoltà e non poca preoccupazione, continueremo, naturalmente, a fare il nostro dovere come abbiamo sempre fatto”.  

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